Economia

La Fed lascia tassi invariati: “Le ripercussioni dell’Iran sono incerte”. E Wall Street va giù

Decisione in linea con le attese. La Fed lascia i tassi invariati nella penultima riunione dell’era di Jerome Powell. Il costo del denaro resta dunque fermo fra il 3,5% e il 3,75%. La decisione è stata presa con 11 voti a favore e uno contrario: Stephen Miran, l’ideologo dei dazi che Donald Trump ha piazzato nella stanza dei bottoni della Federal Reserve. Miran avrebbe preferito una riduzione del costo del denaro di un quarto di punto fin da subito, in linea con il refrain che la Casa Bianca ripete da mesi. In ogni caso, la banca centrale americana mantiene la previsione di un taglio dei tassi di interesse quest’anno e di uno nel 2027, stando a quanto emerge dalle dot-plot, ovvero le tabelle con le previsioni dei componenti del board.

Gli occhi dei governatori riuniti nel Fomc, il Federal open market committee, restano puntati verso il Medio Oriente e, in particolare, sulle ripercussioni della guerra contro Tehran lanciata da Usa e Israele. Secondo le prime stime, gli effetti della crisi sull’economia americana sono “incerti”, evidenzia nota dell’istituto al termine della due giorni di riunione. La banca centrale, in ogni caso, “è attenta ai rischi”. E pronta ad aggiustare la sua politica monetaria se – continua il comunicato – “emergeranno rischi che possono impedire il raggiungimento degli obiettivi della massima occupazione e della stabilità dei prezzi”. Il target di ogni banchiere centrale.

“Riteniamo che l’attuale ritmo della politica monetaria sia appropriato“, dice Powell nella tradizionale conferenza stampa. E se “la spesa dei consumatori e gli investimenti delle imprese sono in buona salute”, la brutta notizia arriva dal mercato immobiliare, che mostra segni di debolezza.

Le stime sull’economia americana

Negli aggiornamenti delle loro proiezioni economiche, i funzionari della Fed prevedono una crescita del prodotto interno lordo (Pil) di Washington del 2,4%, quest’anno, leggermente superiore alle stime di dicembre, per poi attestarsi a un solido 2,3% nel 2027, in aumento di tre decimi di punto rispetto agli scenari precedenti.

L’istituto ha però rivisto al rialzo anche le previsioni sull’inflazione per quest’anno. Da quelle parti ci si attende che l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali rifletta un tasso di inflazione del 2,7%, sia complessivo che al netto delle componenti volatili. Tuttavia, prevedono che l’inflazione tornerà a ritracciare verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed nei prossimi anni, a mano a mano che l’impatto dei dazi e della guerra si attenuerà. I guardiani del dollaro continuano ad aspettarsi un tasso di disoccupazione del 4,4% entro la fine dell’anno, nonostante una serie di dati deludenti sull’occupazione.

Il presidente Powell mette le mani avanti: “Nel breve termine il rialzo dei prezzi dell’energia spingerà verso l’alto l’inflazione complessiva, ma è ancora troppo presto per capire entità e durata dei possibili effetti sull’economia”.


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