Economia

Le sfide del doppio passaggio generazionale


“In ballo ci sono 3.500 miliardi di euro, che nei prossimi anni passeranno di mano per i passaggi generazionali attesi in Europa. Per gestire al meglio questa ricchezza e difenderne il valore non sono sufficienti le competenze di settore; occorre anche adottare un linguaggio in grado di intercettare i nuovi bisogni dei millennials. Servono nuovi schemi e anche nuovi professionisti”. È la convinzione di Matteo Pomoni, head of investments & wealth di Ing Italia, il quale spiega così la scelta di puntare su consulenti finanziari in buona parte nativi digitali. “L’età media è di 32 anni, circa 20 anni in meno rispetto alla media di mercato. Per noi si tratta di un investimento sul futuro, convinti come siamo dell’importanza di ragionare in una prospettiva di medio-lungo periodo non solo per la crescita aziendale, ma anche per quella di tutto il settore e, più in generale, del Paese”. Perché, aggiunge Pomoni, al di là delle criticità congiunturali, “il risparmio resta un asset cruciale del Vecchio Continente, uno dei suoi punti di forza, che non può essere disperso per mancanza di sintonia tra clienti e professionisti”.

L’evoluzione del rapporto tra banche e imprenditori

Nel corso di Consulentia abbiamo raggiunto Marco Bernardi, vice-direttore generale di Banca Generali, il quale ha evidenziato come il rapporto tra banca e imprenditore diventi sempre più sistemico e meno transazionale. “Un’area particolarmente strategica in chiave futura è la pianificazione patrimoniale in ottica di passaggio generazionale”, è la sua analisi. Da qui al 2033, secondo i dati di Aipb (Associazione italiana private banking), passeranno di mano oltre 300 miliardi di patrimonio tra i clienti private, e quasi il 50% degli imprenditori, che pure ha un’età media superiore ai 60 anni, non pensa alla pianificazione del futuro. “In questa prospettiva affianchiamo la clientela imprenditoriale nell’adozione dei modelli più all’avanguardia di corporate governance e guardando ai mercati come possibile alleato e risorsa in questo processo”.

L’evoluzione della professione è sempre più in ottica di squadra. “I colleghi più giovani possono fornire un contributo cruciale, integrando le competenze dei professionisti più esperti grazie alla familiarità con le opportunità offerte dal digitale, completando un travaso di competenze, esperienza e professionalità”, aggiunge Bernardi.

“Stiamo osservando un ringiovanimento delle rete: ormai più della metà dei nuovi reclutati sono under 40”, annota Marco Monastero, head of advisory business Italia di Jupiter Am. “Vediamo una crescente diffusione di team di età diversificate che aiutano a combinare l’esperienza dei professionisti senior con le energie dei più giovani. Spesso si tratta non di team precostituiti, ma che si vengono a formare in base alle esigenze del singolo cliente”.

Industria alla sfida della longevity

Paolo Fumo, direttore commerciale di Cnp Assicura, ha sottolineato come l’allungamento della vita rappresenti ormai un megatrend strutturale che richiede risposte concrete da parte dell’industria finanziaria e assicurativa.

“La popolazione italiana continua a invecchiare e, allo stesso tempo, cambiano le strutture familiari e si riducono le reti di supporto tradizionali”. Alcuni dati Istat aiutano a comprendere la portata del fenomeno: gli over 65 rappresenteranno il 32,5% della popolazione nel 2040 e il 34,5% nel 2050, mentre crescerà anche il numero di persone che vivranno sole, fino a circa 10 milioni entro il 2040. A fronte di un’aspettativa di vita che ha ormai raggiunto gli 83,4 anni, il periodo trascorso in buona salute mostra invece segnali di riduzione. “Questo rende sempre più urgente affrontare il tema della longevità non come un rischio da temere, ma come una sfida da gestire con gli strumenti giusti”, è l’analisi di Fumo. In questo contesto, il ruolo dell’assicurativo, che per definizione guarda al lungo periodo, diventa centrale: dalle soluzioni di rendita e decumulo alle coperture per la non autosufficienza o per le malattie gravi, fino alla previdenza complementare, strumenti che possono contribuire a garantire flussi di denaro stabili e una maggiore autonomia economica nel lungo termine, integrando una pensione pubblica destinata progressivamente a ridursi.

Un passaggio chiave, secondo Fumo, riguarda però anche la consapevolezza dei risparmiatori. “Parliamo molto di longevity, ma spesso si rimanda il momento delle decisioni. Per questo, è fondamentale investire in educazione finanziaria e supportare consulenti e clienti nella costruzione di una pianificazione di lungo periodo”.


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