Lazio

115 famiglie nel caos e docenti senza lavoro

Dove fino a poco tempo fa risuonavano voci, giochi e risate, oggi resta solo un cancello sbarrato. La chiusura improvvisa da parte della società che gestiva la scuola d’infanzia, Parco dei bambini Montessori, in zona Bufalotta, ha lasciato dietro di sé molto più di uno spazio vuoto: ha aperto una vera emergenza per oltre cento famiglie e per decine di lavoratrici.

La decisione e la decadenza della convenzione con Roma Capitale

Una decisione arrivata in seguito alla decadenza della convenzione con Roma Capitale, a sua volta scaturita dal ritiro delle autorizzazioni da parte della Asl e poi del municipio per gravi carenze igienico sanitarie e mancata conformità degli spazi alle planimetrie presentate.

Contestazioni arrivate in seguito ai sopralluoghi effettuati dopo un esposto anonimo che aveva denunciato alla Procura della Repubblica le presunte anomalie.

Famiglie spiazzate a metà anno

Per 115 nuclei familiari è iniziata però una corsa contro il tempo. Il tempismo della chiusura ha aggravato tutto: a metà anno scolastico, con le iscrizioni già in corso per il prossimo. Molti genitori si sono trovati improvvisamente a dover affrontare:

  • scadenze imminenti per i bandi comunali e statali, rincorse all’ultimo minuto

  • una cronica carenza di posti nelle strutture della zona, già al completo

  • l’impossibilità di trovare una soluzione immediata, soprattutto per i più piccoli

Circa trenta bambini del nido, insieme a numerosi alunni della materna, sono rimasti senza collocazione. Per le famiglie, la quotidianità si è trasformata in un equilibrio precario fatto di ferie forzate, nonni chiamati in soccorso e costose alternative private.

Ma non è solo una questione organizzativa. C’è anche l’impatto emotivo: bambini costretti a separarsi all’improvviso da insegnanti e compagni, interrompendo relazioni costruite giorno dopo giorno.

Il nodo dei rimborsi

Alla difficoltà si aggiunge la rabbia. Molte famiglie avevano appena versato le quote di iscrizione per l’anno successivo, oltre alle rette anticipate.

Le cifre non sono irrilevanti: in alcuni casi si parla di circa 500 euro a nucleo familiare, considerando iscrizioni già pagate e mensilità usufruite solo in parte. Soldi per cui, al momento, non è arrivata alcuna risposta.

Genitori e utenti parlano di un vero e proprio “muro di gomma”: email senza riscontro, tentativi di contatto falliti, nessuna indicazione sui rimborsi. Un silenzio che alimenta frustrazione e senso di abbandono.

Educatrici senza lavoro

A pagare il prezzo della chiusura sono anche le educatrici. Da un giorno all’altro si sono ritrovate senza occupazione, senza certezze e senza il tempo necessario per pianificare un’alternativa.

Molte stanno cercando nuove opportunità, ma il contraccolpo umano resta forte. Il legame costruito con i bambini, interrotto bruscamente, si somma all’amarezza per una gestione percepita come improvvisa e poco trasparente.

Un vuoto che pesa sul territorio

Quella che fino a ieri era una realtà educativa attiva e radicata nel quartiere si è trasformata, nel giro di pochi giorni, nel simbolo di una fragilità più ampia. Non solo un servizio che scompare, ma un sistema che mostra tutte le sue criticità quando viene meno un punto di riferimento.

E mentre il cancello resta chiuso, a rimanere aperte sono le domande: su tutele, responsabilità e garanzie per famiglie e lavoratori in un settore sempre più esposto a crisi improvvise.

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