l’annuncio che cambia la storia del capoluogo delle Marche
ANCONA – «Tutti i progetti arrivati in finale erano degni di arrivare fino in fondo ma ne abbiamo dovuto sceglierne uno e la città vincente è in questa busta». Il presidente della giuria Davide Maria D’Esario la consegna al ministro Giuli, che la apre. Nella sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma, il nome risuona chiaro: Ancona – il capoluogo delle Marche – è la Capitale Italiana della Cultura 2028. Un verdetto atteso, carico di tensione fino all’ultimo istante, che ha trasformato l’attesa in festa. Il ministro ha pronunciato il nome della città dorica davanti a una platea col fiato sospeso, mentre la cerimonia veniva seguita in streaming in tutta Italia.

Il verdetto: Ancona vince, l’applauso liberatorio
La tensione si è sciolta in un applauso liberatorio. Dopo mesi di lavoro, dossier, incontri e speranze, Ancona conquista il titolo e si prepara a un 2028 da protagonista della scena culturale nazionale. Un riconoscimento che premia una visione chiara: unire passato e futuro, identità e innovazione.
La delegazione dorica a Roma e le aspettative diventate realtà
In prima fila il sindaco Daniele Silvetti, arrivato già dalla sera precedente nella capitale, visibilmente emozionato al momento dell’annuncio. Con lui l’assessora Anna Maria Paraventi e la dirigente Giorgia Caravaggi, protagoniste di un percorso costruito passo dopo passo. «C’è una grande aspettativa», aveva dichiarato alla vigilia: aspettativa che si è trasformata in realtà.
Il governatore Acquaroli: «Vit
Una sfida di alto livello
La corsa al titolo non era semplice.
Ancona ha superato una concorrenza qualificata composta da città come Catania, Forlì, Sarzana, Tarquinia e Massa, oltre ad altri centri finalisti. Una competizione serrata che rende ancora più significativo il risultato ottenuto.
“Questo Adesso”: il progetto vincente
Il dossier che ha convinto il Ministero porta un titolo evocativo: “Questo Adesso”, ispirato alle parole del poeta Francesco Scarabicchi. Un invito a vivere il presente come punto di incontro tra storia e futuro, trasformando il patrimonio della città in energia viva.
Il progetto punta a valorizzare la vocazione portuale di Ancona, trasformandola in un laboratorio di sostenibilità e rigenerazione urbana, capace di dialogare con l’Adriatico e con le reti europee.
Tra mare, cultura e innovazione
Elementi chiave della candidatura sono luoghi simbolo come il Parco del Conero e il Museo Tattile Statale Omero, insieme a un forte investimento sui giovani. Centrale il coinvolgimento dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Accademia Poliarte, che hanno contribuito a costruire una visione contemporanea e inclusiva della città.
Un simbolo che guarda al futuro
Anche l’identità visiva racconta questa visione: il logo, ideato dagli studenti di Poliarte, richiama il “gomito” – Ankón in greco – da cui deriva il nome della città, proteso sull’Adriatico. Un segno grafico che unisce mare, storia e prospettiva, accompagnato dal payoff “Questo Adesso”, sintesi perfetta dello spirito della candidatura.
Una città pronta
Con questa vittoria, Ancona si prepara a un percorso che la porterà al 2028 con un ruolo centrale nella cultura italiana. Non solo eventi, ma un progetto di trasformazione profonda, capace di lasciare un’eredità duratura.
Adesso è ufficiale: è il tempo di Ancona.




