Partite truccate e calcio scommesse, il pubblico ministero chiede la condanna per una vincita sospetta da 300mila euro

Tutto era iniziato la sera prima della disputa di un’oscura partita di calcio della Serie B greca quando, il 17 febbraio del 2019, l’Apollon Larissa e l’Aiginiakos Fc scesero in campo per il match. La notte precedente i sistemi informatici di due società che si occupavano della raccolta delle puntate, entrambe costituitesi parte civile con l’avvocato Enrico Graziosi, avevano registrato un volume anomalo di scommesse. Ben 240 le “bollette”, poi risultate vincenti, emesse da due sale giochi tra Rimini e Riccione e altre 7 a Napoli che avevano fatto suonare un campanello d’allarme in quanto indicavano tutte il risultato esatto di come si sarebbe conclusa la partita con una quota di ben 27 a 1.
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Al triplice fischio dell’arbitro la partita era finita con un rocambolesco 3-2, dopo un primo tempo conclusosi sullo 0-2, che aveva permesso agli scommettitori di far saltare il banco portando a casa un tesoretto da 300mila euro. Un ribaltone sportivo che era apparso estremamente sospetto e che, aggiunto al volume anomalo delle giocate, aveva messo in allarme le società concessionarie che avevano immediatamente bloccato i pagamenti per poi rivolgersi all’avvocato Enrico Graziosi per vederci più chiaro sulla vicenda. Il legale aveva raccolto tutti gli elementi e presentato una querela per conto di entrambe le società.
Quella denuncia aveva poi messo in moto l’indagine condotta dalla Guardia di Finanza con la collaborazione dei Monopoli di Stato e della Figc. Da qui erano state acquisite tutte le videocamera del servizio di sorveglianza delle diverse sale scommesse: nelle immagini erano stati immortalati i volti dei vari scommettitori, habitué delle sale. Nei giorni successivi alle scommesse, in molti si erano subiti rivolti alle sale per incassare le loro vincite, alcuni addirittura con tanto di avvocati al seguito.
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Al termine dell’inchiesta vennero identificati e rinviati a giudizio quattro scommettitori residenti tra Rimini e Riccione: un brindisino 39enne difeso dall’avvocato Roberto Brancaleoni, un albanese 70enne difeso dall’avvocato Stefano Caroli, un albanese 44enne difeso dall’avvocato Pagano, e un riminese 58enne difeso dall’avvocato Francesco Pisciotti tutti accusati di frode sportiva e tentata truffa aggravata ai danni dello Stato e delle concessionarie delle scommesse. Al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto per tutti l’assoluzione per il primo capo d’accusa, in quanto non è stato possibile accertare il coinvolgimento degli imputati nella presunta combine della partita, mentre per il 39enne ha chiesto una condanna a 2 anni e 9 mesi, per l’albanese 70enne 2 anni e 3 mesi, per l’albanese 44enne 2 anni e l’assoluzione per il riminese 58enne. La sentenza è prevista per il 9 giugno.
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