Referendum, materiale per il No a Palazzo dei Priori. E Zaffini paragona magistratura a un «cancro»

«Nessuna iniziativa di questo tipo è riconducibile all’amministrazione comunale, alla giunta o ai consiglieri comunali». Così l’Amministrazione comunale di Perugia interviene dopo che, martedì mattina, è stato trovato materiale di propaganda per il No al referendum all’interno di Palazzo dei Priori. «Nessun componente dell’amministrazione e della giunta – spiega il Comune in una nota – ha diffuso o autorizzato la diffusione di materiale di propaganda referendaria all’interno della sede comunale».
Presa di distanza L’episodio viene «stigmatizzato con fermezza. Palazzo dei Priori – continua la nota – è una sede istituzionale e non può in alcun modo essere utilizzato per attività di propaganda politica o referendaria. La sindaca Vittoria Ferdinandi prende le distanze da quanto accaduto e ribadisce che il Comune deve restare un luogo di tutti, nel pieno rispetto del ruolo e della neutralità delle istituzioni». A sollevare il caso erano state le opposizioni.
Le opposizioni Le forze di minoranza hanno definito quanto accaduto «un fatto grave e inaccettabile», parlando di «una violazione evidente del principio di imparzialità» che deve guidare l’azione amministrativa. Secondo le opposizioni, l’affissione di cartelli e la distribuzione di volantini per il No all’interno degli uffici comunali non può essere considerata «una semplice leggerezza», ma rappresenterebbe «l’ennesima dimostrazione» di un uso improprio delle istituzioni. Da qui la richiesta di «un chiarimento immediato», della rimozione del materiale e dell’accertamento delle responsabilità, ribadendo che «Palazzo dei Priori non è una sezione di partito».
Zaffini Il caso si inserisce in un clima sempre più caldo in vista del voto di domenica e lunedì, e si intreccia con le polemiche nate nei giorni scorsi a Terni per alcune dichiarazioni del senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini. Durante un convegno per il Sì che si è tenuto lo scorso 14 marzo, il parlamentare era arrivato a paragonare la magistratura a «un plotone di esecuzione» e a definirla «peggio di un cancro».
Le reazioni Parole che hanno suscitato reazioni critiche, tra cui quella del Movimento 5 Stelle di Terni, che ha parlato di «un attacco diretto a uno dei poteri dello Stato previsti dalla Costituzione». Secondo i pentastellati, affermazioni di questo tipo contribuiscono a un clima di delegittimazione dell’ordine giudiziario e superano i limiti del confronto politico. Gianfranco Mascia, co-portavoce di Europa Verde Umbria, parla di «un insulto alle istituzioni» e del «miglior spot elettorale per le ragioni del No». «Siamo davanti a una deriva verbale che qualifica chi la promuove», continua Mascia. «Quando un esponente della maggioranza, che presiede una commissione parlamentare delicata come quella degli Affari sociali – aggiunge – arriva a utilizzare metafore oncologiche per delegittimare un potere dello Stato, significa che ha perso ogni contatto con il senso delle istituzioni e della realtà».
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