‘Se vuoi uscire dal clan devi lasciare Bari’, il racconto dei pentiti
“Ad uscire dal clan, non lo puoi fare perché in primis è come una offesa al tuo padrino stesso e comunque non lo puoi fare perché una volta che sei affiliato loro hanno paura ancora tu poi magari ti metti a lavorare, nel corso degli anni ti arriva qualche custodia, qualche blitz e hanno paura ancora tu ti penti. L’unica cosa per uscire, devi lasciare la città e devi andare a vivere in un’altra città, dicendo: ‘Io lo sto facendo solo per andare a lavorare, ma non perché ti vorrei togliere il rispetto’”.
Sono i collaboratori di giustizia che per anni hanno militato nelle fila dei clan mafiosi baresi a raccontarne agli inquirenti le dinamiche. Lo fa, tra gli altri, Gianfranco Catalano, uno dei pentiti che hanno contribuito a ricostruire affari e fatti dei clan Parisi-Palermiti al quartiere Japigia. Le sue dichiarazioni sono contenute nelle motivazioni alla condanna di primo grado, con il rito abbreviato, a 103 imputati, tra i quali l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri (condannato a 9 anni di reclusione per tentata estorsione e voto di scambio politico mafioso in occasione delle comunali del 2019).
“La maggior parte di quelli che si tolgono – prosegue Catalano – trovano la scusa: ‘Mia moglie mi ha imposto così, sennò mi lascio con mia moglie’. Difficilmente rimangono a Bari, difficilmente. Se hai una casa popolare gliela devi pure dare indietro, gliela devi pure restituire, anche se l’hai acquistata tu – riferisce – Te lo dicono mentre stai per iniziare l’affiliazione, ti dicono: ‘Sei sicuro di farlo? Che queste cose non sono le caramelle’, a me è stato detto così: ‘È una scelta di vita, non si può ritornare più indietro’. Gli unici due modi per ritornare indietro sono: o pentirsi o lasciare la città e andarsene da Bari”.
Il gup Giuseppe De Salvatore, nelle sue oltre 1700 pagine di motivazioni, ne dedica un centinaio al patto affaristico stipulato da Olivieri con i clan del territorio, i Parisi-Palermiti in primis, ma anche i Montani del quartiere San Paolo per l’elezione di sua moglie Maria Carmen Lorusso alle comunali del 2019. Di Olivieri il giudice evidenzia “la spavalderia ma anche una sua particolare attitudine a comportamenti mafiosi. Questi, infatti – si legge nelle motivazioni – utilizzava espressioni tipicamente mafiose, quali ‘fare la guerra’ o ‘è un’offesa’ e non mostrava alcun tipo di timore nel rapportarsi, anche in modo aggressivo e proferendo vere e proprie minacce a un esponente del clan Parisi, manifestando così di esercitare una forza verosimilmente pari rispetto al suo interlocutore”.




