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La caduta del centrismo di Macron

In Francia è il momento delle estreme. A destra e sinistra. Nelle ore frenetiche successive al primo turno del voto municipale, sembrano le ali dello schieramento politico a poter essere determinanti per il futuro: non solo per quanto riguarda l’esito della consultazione elettorale in corso ma anche per quello del 2027, con i possibili riflessi sulle presidenziali dell’anno prossimo. I principali fatti nuovi emersi domenica sono l’impressionante avanzata del Rassemblement National della coppia Marine Le Pen-Jordan Bardella e il buon risultato de La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Ad essi fa da contraltare la sostanziale sparizione del centro macroniano, ormai inesistente sul piano elettorale, con la rilevante eccezione dell’ex premier Eduard Philippe, ancora brillantemente in corsa come candidato sindaco di Le Havre (risultato che sembra confortare le sue ambizioni presidenziali).

Di fronte alla nuova realtà, centro-destra e centro-sinistra non possono più ritardare la scelta su se e come stringere accordi ed alleanze. Con un paradosso: all’improvviso il “cordon sanitaire”, la conventio ad excludendum da sempre operante contro Marine Le Pen, sembra ora destinata a giocare un ruolo centrale anche a sinistra. Raphael Glucksmann, fondatore di Place Publique, possibile e promettente candidato presidenziale dei moderati di gauche, ha per esempio definito “una palla al piede” l’ipotesi di un possibile accordo nazionale con LFi. L’affermazione è in primo luogo un’ipoteca sulla situazione parigina, dove il candidato della “sinistra plurale” Emmanuel Grigoire ha 12 punti di vantaggio sull’ex ministra di Sarkozy Rachida Dati, ma è destinata ad avere un peso decisivo su tutto lo scenario politico. Tanto più che la chiusura a Mélenchon trova terreno fertile tra i sopravvissuti dello schieramento centrista. A Lione ha fatto rumore la presa di posizione dell’imprenditore Jean Michel Aulas, che tallona a pochi decimi di distanza il front-runner di sinistra ed ecologisti Gregory Doucet. Aulas ha detto che non parteciperà al dibattito con il suo avversario se quest’ultimo imbarcherà la lista della France Insoumise: “Dibattere anche serenamente con gli estremisti ha già in sé il rischio di normalizzarli”, ha spiegato.

Secondo la legge elettorale entro questa sera gli ammessi al ballottaggio dovranno dichiarare le loro intenzioni con relativi apparentamenti. E le particolarità della normativa, secondo la quale chi ha superato il 10% può partecipare al ballottaggio di domenica prossima, faranno la differenza. Il caso estremo è Poitiers, dove sembra profilarsi un ballottaggio addirittura con sei candidati. Nel resto del Paese fino all’ultimo saranno possibili sorprese e mosse tattiche. A Parigi Rachida Dati ha escluso ogni alleanza con Sarah Knafo, candidata di Reconquête, il partito di Eric Zemmour che ha superato di un soffio la soglia del 10% (nella capitale è invece praticamente assente il movimento della Le Pen). Quanto, appunto, al Rassemblement National, i risultati ottenuti in particolare nel sud del Paese, sembrano rendere più facile il corteggiamento rivolto ai centristi.

Il segnale più forte è arrivato da Nizza: Eric Ciotti, ex leader dei Repubblicains, che per primo ruppe il “cordone sanitario” verso destra, ha superato di 13 punti il rivale, alleato di Macron, Christian Estrosi, e ora ha buone speranze di vittoria. Le Pen e Bardella sperano che sia lui a dare l’esempio.


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