costole rotte e 30 giorni di prognosi
Dormiva. O forse cercava soltanto un po’ di tregua. Invece ha trovato la violenza. A Piazzale della Posta, nel cuore di Ostia, la notte si è trasformata in un’aggressione brutale, senza motivo e senza parole. Un uomo di 52 anni, senza fissa dimora e di origini polacche, è stato preso a calci da un gruppo di giovanissimi mentre era sdraiato su una panchina.
Un attacco improvviso, feroce, che racconta più di mille analisi: la violenza cieca di un branco contro chi non può difendersi.
Nessuna lite, solo calci
Erano in quattro, poco più che ragazzi. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, si sono avvicinati senza dire nulla. Nessuna provocazione, nessun diverbio. Poi i primi colpi. Calci all’addome, ripetuti, violenti.
L’uomo non ha avuto il tempo di reagire. È rimasto a terra, travolto dalla furia di un’aggressione tanto rapida quanto spietata. Le sue urla hanno squarciato il silenzio della piazza, richiamando l’attenzione di un passante che si trovava lì vicino, davanti a un bancomat.
È stato quel gesto, quell’intervento improvviso, a interrompere il pestaggio. I ragazzi sono fuggiti, lasciando dietro di sé un corpo dolorante e una scena che sa di abbandono.
Il dolore che torna, la diagnosi che parla chiaro
I soccorsi lo hanno portato all’Ospedale Grassi. Ma lo shock, a volte, è più forte anche del dolore. L’uomo si è allontanato poco dopo, incapace forse di metabolizzare quanto accaduto.
È stato il corpo, nei giorni successivi, a presentare il conto. Il 14 marzo è tornato in ospedale, piegato dal dolore. La diagnosi non lascia spazio a dubbi: fratture multiple alle costole, un mese di cure, segni evidenti di una violenza subita senza difese.

Un volto conosciuto, una vita fragile
Nel quartiere lo conoscono. Non è un estraneo. È uno di quei volti che fanno parte del paesaggio urbano, discreti, silenziosi. Una presenza che non disturba, che non chiede.
A seguirlo da tempo è l’associazione Mai più per strada. L’attivista Sara Biondini lo descrive così: «È una persona fragile, incapace di difendersi. Non ha mai dato fastidio a nessuno. È stato colpito mentre dormiva».
Parole che pesano, perché restituiscono il senso più profondo di questa storia: la scelta della vittima.
Caccia al branco
Non è la prima volta che quell’uomo finisce nel mirino. Un’aggressione simile era già stata denunciata nel 2024. Ora i Carabinieri stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza per dare un volto ai responsabili.
L’ipotesi è quella di lesioni personali aggravate, ma resta una domanda più ampia, che va oltre il codice penale: cosa spinge un gruppo di ragazzi ad accanirsi contro chi non può reagire?
Una ferita aperta per il quartiere
A Ostia resta il segno di una violenza che non è solo fisica. È una ferita sociale, che riapre il tema della sicurezza e della tutela dei più deboli.
Perché in quella panchina, in quella notte, non c’è solo un uomo aggredito. C’è il confine sottile tra indifferenza e responsabilità. E la scelta, ancora tutta da compiere, da che parte stare.
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