Teheran punta al cuore della Città Santa, sfiorato l’ufficio di Netanyahu
Dopo le minacce dei pasdaran – «braccheremo e uccideremo il criminale sionista Netanyahu» – i missili iraniani sono tornati a prendere di mira Gerusalemme, con giganteschi frammenti caduti nell’area degli edifici governativi, dove si trova anche l’ufficio del primo ministro israeliano, costretto a smentire voci sulla sua morte. La Repubblica islamica ha alzato la posta puntando al cuore della Città Santa, dove le schegge sono cadute anche nei pressi del Santo Sepolcro e anche della Spianata delle Moschee, incurante dei luoghi sacri anche dell’Islam.
Sui social, è diventata ormai virale la teoria secondo cui Netanyahu sarebbe morto e, per il secondo giorno di fila, il premier israeliano si è fatto riprendere in video che lo ritraggono in un caffè a Sataf, alla periferia della Città Santa, mentre si assicura che la gente abbia un rifugio raggiungibile. «Morto? L’unica cosa per cui muoio è il caffè e la mia gente che segue le indicazioni di sicurezza», dice nel filmato il premier sorseggiando un cappuccino.
Nell’ennesima ondata bellica che attraversa il Medio Oriente, questa è la prima volta che Gerusalemme è presa di mira con grande intensità. Le sirene sono ormai quasi all’ordine del giorno. «Oggi ci siamo detti che forse stava passando perché per 24 ore non ci sono stati allarmi, ma poi ho sentito un tonfo pazzesco», dice all’Ansa Lucia D’Anna, insegnante di musica che abita nel quartiere cristiano della città vecchia. U
n frammento è caduto a pochi metri da casa sua, sul tetto del patriarcato greco ortodosso, adiacente alla Cupola del Santo Sepolcro. Numerosi altri frammenti di missili intercettati, carcasse imponenti, hanno colpito anche il villaggio di Silwan e sventrato una casa a Ras al-Amud, quartieri palestinesi della città, a ridosso del bacino dei luoghi santi.
«Oggi siamo intervenuti in diverse aree colpite, ma fortunatamente senza vittime perché la gente segue le istruzioni dell’Home Front Command anche a Gerusalemme est»’, dice Fadi Dkaidek, paramedico del Maghen David Adom responsabile per alcuni quartieri palestinesi. Ma nei vicoli serrati della città vecchia non ci sono rifugi, la gente si rintana nelle stanze con meno finestre possibili. Anche per questo, Gerusalemme vecchia è deserta. Come in tutto il Paese sono vietati gli assembramenti oltre le 50 persone, la polizia in via precauzionale vieta l’ingresso ai non residenti e i luoghi santi sono chiusi ai fedeli.
Secondo i dati raccolti dal centro di ricerca Inss, dall’inizio della guerra, circa 300 missili, la metà dei quali dotati di munizioni a grappolo, e 500 droni sono stati lanciati dall’Iran, in aggiunta a oltre 1.200 lanci dal Libano, dei quali si stima che circa 400 abbiano superato il confine israeliano.
I quattro livelli di difesa antimissilistica israeliana forniscono una vasta protezione per la popolazione – dodici persone sono state uccise da impatti diretti di missili – ma non ermetica, specie contro i missili intercettati, le cui enormi scaglie metalliche costituiscono una minaccia di per sé. In due settimane, quasi 11.000 domande di risarcimento sono pervenute alle casse dello Stato, di queste quasi 8.000 per danni ad edifici e 2.000 per danni a veicoli.
Si vanno ad aggiungere a circa 132.000 richieste di indennizzo per danni alla proprietà presentate dal 7 ottobre 2023 e ai miliardi del costo della guerra più lunga della storia del Paese.
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