Sport

Calcio, la corsa dei gamberi. Il Milan scivola con la Lazio (1-0) e l’Inter tira un respiro di sollievo

Altro che corsa e rincorsa verso il titolo. Questa è la corsa dei gamberi. O più benevolmente delle tartarughe stanche. Dove a guadagnarci è paradossalmente l’Inter che, dopo aver frenato in casa con l’Atalanta, finisce per allungare di un punto sul Milan che, all’Olimpico, con la Lazio, perde (1-0) nel posticipo una clamorosa occasione per mettere il fiato sul collo ai cugini, molto nervosi e in visibile calo fisico e mentale.

Gli arbitri, come al solito, al sabato, ci avevano messo del loro per alzare un altro polverone che però, davanti alla caduta dei rossoneri, finisce in cavalleria. La battuta d’arresto del Diavolo, che ora si ritrova a – 8 dall’Inter, è infatti molto più pesante del punto perso perché permette alla capolista di tirare un sospiro di sollievo allontanando i suoi fantasmi: che sono quelli di perdersi, ancora una volta, quando ormai il traguardo è vicino.

A nove giornate dalle fine, la corsa teoricamente resta ancora aperta. Però il gol del danese Gustav Isaksen (26’) su gentile concessione di Estupinan, decisivo in senso contrario rispetto al derby di Milano, raffredda quello che avrebbe potuto diventare una emozionante rincorsa all’ultimo respiro. Per la prima volta sconfitta in trasferta, la squadra di Allegri, come altre volte in passato, non ha saputo mordere attendendo l’iniziativa degli avversari, molto combattivi, nonostante le tantissime assenze, grazie anche al supporto dei tifosi tornati in massa dopo le ultime pesanti contestazioni. L’assenza di Rabiot, malamente sostituito da Jashari, ha ridotto la spinta del Milan e l’incisività dei suoi attaccanti. Allegri ha provato a cambiare, inventandosi una girandola di sostituzioni che però non hanno prodotto l’effetto sperato. Il colpo di scena a 25 minuti dalla fine quando Allegri ha inserito Fullkrug e Nkunku al posto di Fofana e Leao. Il portoghese, poco attivo, l’ha presa malissimo rifiutando quasi piangendo l’abbraccio del tecnico. Un episodio che riapre il solito tormentone sul rendimento di un grande talento che non riesce ad essere campione fino in fondo. C’è sempre un’ombra nella sua carriera che lo frena. Vero che il suo ruolo non è quello del centravanti però, nonostante i nove gol all’attivo, quasi ma si accende come dovrebbe. Qualche guizzo, ogni tanto un bel gol, ma anche tante pause, troppe, che irritano i tifosi e i compagni. Va registrato, comunque, che portiere della Lazio, il 21enne Edoardo Motta, è stato il migliore in campo. E che ad Athekame, ad un quarto d’ora dal termine, è stato annullata una bella rete per un precedente fallo di mano. Ora comunque il Milan (60 punti), dopo aver perso un bonus prezioso, deve pure guardarsi alle spalle. Dietro le altre big si avvicinano. Il Napoli è terzo, a quota 59. E il sempre più rampante Como, vittorioso sulla Roma, è quarto a 54 punti. Juventus e Roma seguono in quinta e sesta posizione. Per la Champions insomma è tutto aperto.

Inter-Atalanta 1-1. Si può dire quello che si vuole, Indignarsi, urlare al complotto, arrabbiarsi giustamente con il Var che non interviene (soprattutto sul calcio in area di Scalvini a Frattesi) e con l’arbitro Manganiello che non vede, non sente e non parla, però la verità vera è che l’Inter ha giocato male. Senza nerbo, senza ritmo, con la stessa flemma con cui una settimana prima aveva perso il derby con il Milan. Questa è la legittima critica che si deve muovere alla squadra di Chivu, incapace di liquidare un avversario che pochi giorni prima era stato sbattuto come un tappeto dal Bayern. Molto da dire anche su Chivu, che, uscendo dalla maschera di tecnico tollerante e dialogante, si fa espellere in malo modo trasmettendo ansia e nervosismo ai suoi giocatori. E’ da tre partite che l’Inter non vince segnando solo un gol. Si sentono le assenza di leader carismatici come Lautaro e Calhanoglu. E’ una capolista scarica che si fa riprendere da una Atalanta ben ricostruita nella ripresa da Palladino. Dopo il gol di Pio Esposito (gentile regalo del portiere Carnesecchi), l’Inter avrebbe potuto chiudere ogni discorso con Thuram che, invece, ha sprecato malamente. Nel secondo tempo, con il ritorno dei bergamaschi, l’Inter è calata anche atleticamente. Quanto al pareggio di Krostic, inutile lamentarsi: la precedente spinta di Sulemana, denunciata da Dumfries, non la si fischia neanche al torneo del Buon Samaritano. Il problema è che l’Inter deve reagire a un ciclo negativo e a un generale calo fisico e mentale. Ora dipende solo da lei: dovrà incontrare prima la Fiorentina e poi, dopo la sosta, Roma e Como. Se esce bene da questo non facile trittico, ogni complotto svanirà come neve in primavera. Ultima notazione: si avverte un certo senso di accerchiamento intorno all’Inter per il post Bastoni. Sia chiaro: criminalizzarlo è sbagliato. Il “caso” va chiuso. Però che ora ci sia un’indignazione al contrario, è altrettanto assurdo. Quei gesti, quelle simulazioni, complicano ulteriormente il lavoro degli arbitri già mai così sfasati e contestati. Non c’è una squadra che non abbia reclamato per qualche torto subìto. Paradossalmente arbitri e Var sono democratici: sbagliano con tutti.

Como-Roma 2-1. Bisogna prenderne atto. Ormai è decollato. Il Como vola: adesso è al quarto posto e guarda dall’alto con un certo sussiego la Juventus (quinta) e la Roma (sesta) che ha battuto dopo una partita molto combattuta nella quale i giallorossi erano andati subito a segno con un rigore di Malen, settima rete in dieci partite. La forza di Fabregas, e quindi del Como, è stata quella di cambiare tutto, di sparigliare una sfida che stava sfuggendogli di mano. Con una mossa vincente – passare ad un vero centravanti – per pungere la retroguardia di Gasp molto attenta fino a quando, su imbucata di Valle, Douvikas ha battuto un non irreprensibile Svilar. Il fragile equilibrio dell’1-1 è stato ribaltato a 12 minuti dalla fine da una zampata di Diego Carlos, abile a chiudere in rete una spettacolare respinta di Svilar al tiro di Smolcic. Una sconfitta, la decima stagionale, che non piace a Gasperini, arrabbiato per l’espulsione di Wesley, al punto da non stringere la mano a Fabregas. “Non stimo il Como per i comportamenti in campo e in panchina”. Replica di Fabregas: “Un gesto antisportivo e irrispettoso”


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »