Osnato: subito un correttivo su responsabilità del professionista
Un decreto legge dedicato o una modifica lampo inserita in altro veicolo legislativo. All’indomani dell’ordinanza di Cassazione 5638 che ha contestato il concorso del commercialista nella violazioni tributarie della società cliente, il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, annuncia un rapido revirement via fonte normativa primaria. «Prendiamo atto dell’ordinanza di giovedì che è un postulato impegnativo rispetto alla nostra giurisprudenza, in grado di creare più di un’incertezza operativa ai tanti soggetti interessati: per questo è opportuno che le istituzioni se ne occupino al più presto, coinvolgendo le associazioni di categoria», dice Osnato, confermando al Sole 24 Ore l’urgenza dell’intervento – che potrebbe realizzarsi anche in un dl dedicato – e aggiungendo che di concerto con il ministero dell’Economia e delle finanze stimolerà «un dibattito presso la Commissione da me presieduta, con l’auspicio che l’intero Parlamento mostri sensibilità alla questione».
Prima dell’annuncio di Osnato il presidente dei commercialisti, Elbano de Nuccio, aveva attaccato frontalmente il nuovo orientamento della Cassazione, sottolineando che «l’effetto pratico sarà devastante anche per lo stesso sistema fiscale. I commercialisti, per tutelarsi, saranno costretti a rifiutare incarichi di mera trasmissione telematica quando siano anche tenutari della contabilità; a pretendere di riesaminare integralmente ogni dichiarazione prima della trasmissione, con aumento dei costi e dei tempi; infine, ad abbandonare il settore della consulenza fiscale per attività meno rischiose, con correlato aumento dell’evasione “fai da te” e della litigiosità fiscale».
Le criticità da considerare
Reazioni di forte perplessità per l’estensione interpretativa del Dl 269/2003 (Dl Tremonti, eterogenesi indotta dei fini verrebbe da dire) si erano levate anche dal mondo accademico e professionale. Di rischio di «estensioni esorbitanti» parla al Sole 24 Ore Giuseppe Marino secondo cui «la Cassazione nella recente vicenda dell’eredità Agnelli ha di fatto scardinato il segreto professionale sulla consulenza, asserendo anzi un vero e proprio dovere di vigilanza e controllo». In ogni caso «il professionista deve però fare crescere la cultura del cliente, non il contrario, valorizzando questo ruolo anche in termini di compenso».
Secondo Marco Allena, «l’impressione è che la Cassazione abbia tenuto conto di elementi non emersi dalla motivazione. I professionisti devono senz’altro avere le proprie responsabilità, ma si tenga conto che le scelte di bilancio sono dell’imprenditore: come puoi allora comminare sanzioni al professionista quando le scelte discrezionali non sono state da lui condivise?».
Per Gaetano Ragucci «il concorso del commercialista è dato dall’esecuzione della condotta materiale punita, cioè dall’avere trasmesso la dichiarazione, e dalla colpa che si presume fino a prova contraria. E che va quindi esclusa, se risulta che ne ha controllato con diligenza i contenuti». «Sono invece interessanti le reazioni, perché vengono da una categoria professionale che collabora con il sistema informativo delle Agenzie, rendendo possibile un invio telematico massivo delle dichiarazioni, che molti contribuenti non hanno i mezzi per eseguire. E che ha perciò ragione ad attendersi lo stesso trattamento di un messo (nuncius), perché, da che mondo è mondo, “ambasciator non porta pena”. Da studioso e professionista, mi chiedo se una disciplina modellata sulla responsabilità per concorso nel reato sia la soluzione migliore per assicurare la giusta graduazione di responsabilità di chi rende possibile un atto di compliance fiscale senza ricavare alcun vantaggio dall’eventuale illecito, come il commercialista».
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