Oscar 2026, chi vince e perchè: previsioni, aspettative e curiosità sulla cerimonia
Nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 marzo 2026 andrà in scena la cerimonia di premiazione degli Oscar. La manifestazione cinematografica più conosciuta e blasonata è giunta alla 98esima edizione tra aspettative, curiosità e polemiche. Il primo grande nodo da sciogliere riguarda l’interesse generale: l’evento, in televisione, è seguito sempre meno.
Le cifre, in termini di Auditel e gradimento, sono piuttosto alte ma registrano un calo sensibile anno dopo anno. Motivo per cui l‘Academy – a partire dal 2029 – ha venduto l’esclusiva dei diritti di trasmissione a un colosso come YouTube. Lo streaming impera e consente, laddove venga usato bene, di arrivare a porzioni di pubblico sempre diverse e forse anche più giovani.
Oscar 2026 tra radio e tv: la scelta dei vari Paesi
Il cinema (e gli eventi che lo compongono) devono arrivare alle nuove generazioni dato che i veterani sono già idealmente parte di un sistema e ne conoscono meccanismi, prerogative e paradigmi. Nel frattempo l’Academy cerca di organizzare tutto nei minimi dettagli affinché le televisioni, da tutto il mondo, possano arrivare a prendere e ritrasmettere l’evento in ogni forma possibile. Centinaia le testate accreditate, tra radio, giornali e tv, per seguire l’evento.
In Italia ci sono diverse possibilità per ciascun media di riferimento. Per quanto riguarda la televisione pubblica, Raiuno seguirà la cerimonia con uno speciale condotto da Alberto Matano (presentatore noto sul Servizio Pubblico per la conduzione quotidiana di Vita in Diretta) con un nutrito parterre di esperti e ospiti che commenteranno la cerimonia in tempo reale. Anche con analisi approfondite e curiosità sui film in concorso tra aneddoti e retroscena.
Alberto Matano e gli occhi dell’Italia
Previsti in tal senso anche inviati a Los Angeles per collegamenti in tempo reale. Lo scorso anno in America c’era Giorgia Cardinaletti. La cronista che, quest’anno, ha co-condotto il Festival di Sanremo. Precisamente la serata finale, al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini. Tornando alla premiazione, in America ed Europa è già cominciato il toto scommesse. Fenomeno comune quando si avvicina un evento così importante.
Le previsioni sui premiati le fanno tutti, anche a mezzo stampa. Gli esperti di cinema, a livello internazionale, provano a fornire un proprio quadro che non dipende dalla soggettività dei singoli ma è la somma dell’insieme di fattori che accompagnano un’opera e i suoi attori sul red carpet più prestigioso del settore cinematografico. Infatti prima della cerimonia, che quest’anno cade alla metà esatta del mese di marzo, attori e attrici coinvolti fanno una serie di pubbliche relazioni per caldeggiare la propria opera o la candidatura in questione.
Il cammino che porta agli Oscar
Dietro un film non ci sono solo gli attori, infatti non saranno gli unici a essere premiati, ma gli interpreti rappresentano il biglietto da visita di un lungometraggio. Si fanno vedere ovunque, stringono mani, talvolta vincono premi (i riconoscimenti che anticipano gli Oscar sono quasi sempre i Golden Globe e gli Actor Awards) e promuovono iniziative. Un cammino che porta agli Oscar e – se fatto bene – può coincidere con la conquista di una statuetta. Onore che, negli anni, è toccato anche all’Italia. Benigni, Sorrentino e Salvadores – per citare i primi tre registi di fama internazionale – ne sanno qualcosa.
La validità di un’opera non dipende, in termini di voto, soltanto dalla sua pregevole (o non pregevole) fattura ma anche e soprattutto dalla promozione che l’accompagna. Nel tempo, infatti, c’è stato grande dibattito sulla credibilità e validità di alcune opere arrivate a vincere Oscar. I critici più spietati si sono divertiti, nel corso delle diverse edizioni, a stilare classifiche basate sui ‘peggiori film arrivati a ottenere una Statuetta’. Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. Anche al cinema. Quindi come si fa a far presa sulla giuria di riferimento e, dunque, ad alimentare le previsioni?
Chi valuta le opere in concorso
Innanzitutto occorre domandarsi chi stabilisce se un film vale oppure no. In questo caso, la risposta è semplice: a valutare le opere (e le candidature) in concorso è una giuria composta da 10mila persone facenti parte del mondo della settima arte. Nello specifico dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. L’organizzatrice di tutto che, ogni anno, verifica chi può svolgere questo compito così importante. Hanno fatto parte della ‘commissione di valutazione’ anche volti italiani. Il più recente, per via della popolarità e del peso internazionale che ha, Pierfrancesco Favino.
Restando in tema di regole e meccanismi, l’Academy sceglie e decide anche cosa valutare e premiare. Quest’anno le categorie di riferimento, con relative qualifiche omaggiate e premiate, saranno 24. Alla lunga lista si aggiunge il riconoscimento per il Miglior Casting. Statuetta con criteri ben precisi che si somma alle altre già in concorso, contese da grandi nomi del cinema internazionale. Un attestato di stima che vale non solo in termini economici: vincere un Oscar porta anche un elevato blasone all’interno del settore cinematografico.
Le categorie in gara e la funzione degli attori
Se e quando si riesce a ottenerlo, anche trovare lavoro – successivamente alle premiazioni – diventa più facile. Criterio che non vale soltanto per gli attori, che sono coloro che vediamo maggiormente sul grande schermo, ma anche per quel tipo di ruoli e competenze che si sviluppano dietro le quinte di un progetto. Tutti coloro che non si vedono, ma fanno ugualmente la grandezza di un’opera. Dal regista al montatore passando per gli sceneggiatori fino ad arrivare al reparto casting. Annoverato di recente fra le categorie da premiare.

Avere un Oscar in casa vuol dire diventare un pezzo pregiato per produttori ed esercenti. Se un’opera cinematografica è composta da diversi premi Oscar ci saranno maggiori possibilità che piacerà al pubblico. Questo teorema non scritto, che però va avanti da anni, traina i meccanismi dell’industria cinematografica da decenni. Gli Oscar premiano i migliori del settore, in teoria. Poi ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola.
I numeri della cerimonia
Tornando alla stretta attualità, ci sono 24 Statuette in palio per altrettante categorie piene di candidati. Tutti pronti a sponsorizzare – a mezzo stampa e non solo – il proprio operato. Per questo fare le previsioni è complicato ma anche possibile. Soprattutto in questi ultimi anni dove i ranghi per arrivare sul red carpet di Los Angeles si sono ristretti molto. È diventato più difficile, nonostante ci siano maggiori categorie rispetto al passato, vincere una Statuetta.
Le regole sono chiare: candidarsi agli Oscar è possibile soltanto se un film è uscito in sala per più di 7 giorni consecutivi. A fronte di tutto ciò, il numero di opere a disposizione è diminuito gradualmente. La colpa o il merito (dipende da che punto la vediate) è dello streaming. Oggi molti lungometraggi vengono prodotti e concepiti esclusivamente per il piccolo schermo e non per la sala: diminuiscono i fondi e aumentano i rischi. Ecco perché, a livello internazionale, fare un film al cinema oggi è una vera impresa anche e soprattutto sul piano economico. Da questa certezza deriva la tendenza secondo cui pochi film si spartiscono le candidature in concorso. Anni fa lo scenario era diverso: altri tempi, altri Oscar.
Previsioni e aspettative
Rispetto a questi, di tempi, invece è possibile stabilire chi possa eventualmente vincere il premio più ambito in base a una serie di fattori: si comincia dal ‘polso’ della critica e si arriva alla presenza dei singoli alle iniziative che hanno preceduto la cerimonia di Los Angeles. Altra legge non scritta (con possibilità di smentita) è quella che vorrebbe i vincitori dei Golden Globe trionfatori anche agli Oscar. Stesso metro per quel che riguarda gli Actor Awards. Queste manifestazioni sono considerate una sorta di premessa rispetto a quello che accadrà all’interno dell’8949 di Wilshire Boulevard.
Quindi concorsi precedenti sommati alla presenza nel dibattito portato avanti dalla critica dovrebbero portare a un risultato quasi certo, utile a stilare una mappa di possibili vincitori per ciascuna categoria. I candidati ci sono, i mezzi per cercare di capire che direzione prenderà l’evento anche. Mancano gli outsider: quei fattori in grado di sparigliare le carte e stravolgere ogni previsione. Se si sapessero in anticipo, i bookmakers non avrebbero vita facile e le scommesse (quelle autorizzate) non sarebbero un evento tanto atteso quanto l’inizio della cerimonia stessa.
Miglior Regia e Miglior Film
All’inizio della cerimonia manca qualche ora, ma le dinamiche sembrano essere già chiare. A partire dalla Miglior Regia per il 2026 che resta una contesa fra I Peccatori di Ryan Coogler, opera che ha ottenuto il maggior numero di candidature possibile, e Una Battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson. Negli ultimi 30 anni quest’ultimo candidato è stato menzionato agli Oscar ben 14 volte, per film come Magnolia, Il petroliere e Licorice Pizza, senza mai riuscire a centrare il risultato. I presupposti per portare a casa il premio, stavolta, ci sono tutti. Malgrado la regia di Coogler abbia spiazzato positivamente la giuria.

Il Miglior Film, invece, vede una composizione diversa che passa sempre da I Peccatori di Ryan Coogler e Una Battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson. 16 candidature collettive contro 13. La differenza, per questa categoria specifica, è sottile perchè da una parte troviamo un horror con una preponderante componente fantastica che cela anche un importante messaggio politico, dato dalla presenza nel cast di Michael B. Jordan. Una delle più grandi star afroamericane a livello contemporaneo. Dall’altra parte c’è una regia molto pressante e – a tratti – moderna e dinamica che sa tradurre al meglio un thriller pieno d’azione con connotati politici piuttosto forti. Nel cast c’è Di Caprio, seguono poi Sean Penn, Benicio del Toro e Teyana Taylor. Un biglietto da visita in grado di spostare sensibilmente gli equilibri.
Miglior Attore e Miglior Attrice
Passiamo a un’altra categoria particolarmente ambita: quella che riguarda Miglior Attore e Miglior Attrice, con relativa suddivisione fra protagonista e non protagonista. Tra gli Oscar più attesi anche per quello che significano in ambito mediatico. Ogni Statuetta vinta garantisce agli interpreti un cachet diverso, sicuramente più alto, per i prossimi film. Ragionare esclusivamente in chiave economica potrebbe essere riduttivo, ma è l’unico meccanismo condiviso per i tempi che corrono all’interno della settima arte. In pochi rischiano, ma gli azzardi solitamente non si fanno con il cast.
Chi investe vuole andare sul sicuro e i candidati papabili, in tal senso, sono Jessie Buckley (per la categoria Miglior Attrice) – la sua interpretazione in Hamnet è stata definita quasi a furor di popolo straordinaria e toccante, Rolling Stone ha persino scritto ironicamente ‘Datele un Pulitzer e, se è ancora libero, anche un Premio Nobel’ – e Rose Byrne. L’attrice australiana, che si è distinta particolarmente nel film Se Solo Potessi ti Prenderei a Calci, sembra essere molto indietro nelle quotazioni. I bookmakers confermano la crescita delle singole giocate e l’interprete di Balmain potrebbe essere quella in grado di ribaltare i favori del pronostico.
Timothée Chalamet e Michael B. Jordan
La questione assume tratti differenti quando occorre stabilire chi sarà il Miglior Attore protagonista: Timothée Chalamet, secondo molti critici di fama internazionale, sembra aver già “prenotato” la Statuetta con il suo nome. L’interpretazione in Marty Supreme è stata la ciliegina sulla torta, abbinata alla massiccia campagna pubblicitaria che lo ha accompagnato. Contesto che gli ha permesso di imporsi sia ai Golden Globe che ai Critics’ Choice Awards.
Agli Actor Awards, tuttavia, ha vinto a sorpresa Michael B. Jordan e in molti pensano che l’interprete possa soffiargli la vittoria agli Oscar da sotto il naso. Complice anche la spiacevole uscita di Chalamet riguardante lo scarso interesse collettivo per opera e balletto: “Non interessano a nessuno”, avrebbe detto. Parole che hanno scosso, in negativo, i rappresentanti della scena contemporanea a livello internazionale. Staccati in termini di probabilità, invece, Leonardo Di Caprio (per Una Battaglia dopo l’altra) – che difficilmente riuscirà a portare a casa il suo secondo Oscar dieci anni dopo il successo di The Revenant – e Ethan Hawke per Blue Moon.
Miglior Attore e Miglior Attrice non protagonista
In qualità di Miglior Attore non protagonista, invece, potrebbe distinguersi lo svedese Stellan Skarsgård. L’interprete di Göteborg è alla sua prima volta agli Oscar, malgrado una lunga carriera alle spalle. La parte che lo vede spiccare all’interno di un’opera molto apprezzata dalla critica, come Sentimental Value, potrebbe essere quella giusta per centrare un obiettivo che ha visto sfumare in più di un’occasione. Sean Penn, Benicio Del Toro e Delroy Lindo sembrano rimanere indietro nel computo delle probabilità. Anche perché, fra le altre cose, l’interprete di Santa Monica non si è fatto una buona pubblicità prima della cerimonia: il rapporto con l’Academy sembra essere davvero ai minimi termini.
La favorita in qualità di Miglior Attrice non protagonista resta, invece, Teyana Taylor per il ruolo di Perfidia Beverly Hills. I pronostici, però, potrebbero essere ribaltati perchè – secondo quanto afferma Awards Watch – Amy Madigan sarebbe passata in vantaggio nelle quotazioni generali. Il merito è nel pathos visto in Weapons. Un’interpretazione che gli esperti di settore hanno definito memorabile: non solo per il tipo di personaggio, ma anche per la costruzione del ruolo. Un’impronta destinata a restare per decenni.
Gli altri premi in palio
I Peccatori e Una Battaglia dopo l’altra sembrano essere destinati a dividersi anche il premio per Miglior Sceneggiatura originale: uno dei due la spunterà, ma nello specifico si ritiene che le due opere si spartiranno il bottino avendo comunque un massiccio numero di candidature. Per quanto riguarda, invece, la categoria Miglior Film d’animazione in vantaggio sembra essere KPop Demon Hunters e dovrebbe portare a casa anche la Statuetta che determina la Miglior Canzone “Golden”.
La sfida più accesa però sembrerebbe essere quella che porterà a determinare il Miglior Film Internazionale di quest’anno: la corsa è a 3 con The Voice of Hind Rajab al primo posto seguito da Sirat e Un Semplice Incidente. Questa composizione vorrebbe il film che parla della disavventura di Hind Rajab imporsi sulla concorrenza, anche per una questione politica.
Infatti gli addetti ai lavori di quest’opera non potranno presenziare alla cerimonia perché Trump ha imposto determinati regolamenti in fatto di attraversamento dei confini. In molti hanno visto questo atteggiamento come una forte presa di posizione contro lo Stato di Palestina e quel che sta accadendo a Gaza.
Le questioni geopolitiche potrebbero influire, positivamente o no, sul giudizio finale. Ai Costumi, in testa, c’è l’opera Frankstein di Guillermo del Toro. Ultimo, ma non per importanza: il riconoscimento per il Miglior Casting, introdotto quest’anno, in cui le favorite sono Nina Gold e Jennifer Venditti che hanno scelto rispettivamente gli interpreti per Hamnet e Marty Supreme.




