Liguria

Referendum, il procuratore Piacente: “Il sorteggio del Csm? Sarebbe come estrarre a sorte i membri del Parlamento”


Genova. A una settimana dal referendum sulla giustizia, prosegue l’approfondimento di Genova24 per aiutare i genovesi a scegliere tra le ragioni del sì e quelle del no. Per il no abbiamo intervistato il procuratore capo di Genova Nicola Piacente.

Procuratore Piacente perché è contrario alla riforma sulla giustizia?

Anzitutto perché volendo analizzare i problemi attuali dell’assetto della giustizia in Italia, che riguardano soprattutto una carenza strutturale di risorse sta diventando drammatica e che si riverbera inevitabilmente sulla durata dei processi penali e civili, la riforma non risolve nessuno di questi problemi. E non rende maggiormente attrattivo il Paese in termini di investimenti stranieri, perché all’investitore straniero non interessa sapere se il pm è separato dal giudice, quanti Csm ci sono e se i magistrati ritenuti responsabili comunque di illeciti disciplinari devono essere giudicati ed eventualmente sanzionati da un’Alta corte disciplinare. All’investitore straniero interessa l’efficienza e la celerità dei procedimenti, problemi che la riforma non risolve.

A proposito dell’Alta Corte disciplinare, c’era bisogno di un terzo organismo oltre ai due Csm?

Anzitutto rilevo una contraddizione tra la composizione e le modalità con cui nella riforma vengono individuati i componenti dell’alta corte disciplinare rispetto alla nuova struttura del Csm: da una parte abbiamo un consiglio superiore della magistratura sdoppiato per pm e giudici e poi abbiamo un’alta Corte unificata per quanto riguarda i disciplinari. Poi non capisco l’utilità di questo ulteriore organismo. I dati dicono che dal 1° febbraio 2023 al 31 dicembre 2025 il Csm ha pronunciato 199 sentenze disciplinari: 41% di condanna, 47% di assoluzione, il 12% ratifica un non doversi procedere. In quest’ultimo segmento, su un totale di 23 verdetti, 15 sono stati espressi perché il magistrato aveva lasciato la toga, 4 perché era defunto. La maggior parte delle assoluzioni è arrivata per tenuità del fatto: si è quindi riconosciuta una mancanza, ma lieve. Quando invece è scattata una condanna, nella maggior parte dei casi c’è stata la rimozione dall’ordine giudiziario o la sospensione dello stipendio per due anni. Mi piacerebbe vedere le percentuali di condanna in altri ordini professionali. Credo inoltre che un unico organismo sia più competente e più coerente, nel decidere sugli avanzamenti tenendo conto dei provvedimenti disciplinari.

Torniamo al doppio Csm e al sorteggio. Perché non la convince?

I sostenitori del sì dicono, e in un certo senso potrebbe apparire anche lusinghiero, che se qualcuno supera un concorso in magistratura ed è in grado di redigere sentenze complicate che possono portare anche a condanne all’ergastolo, può tranquillamente decidere sulle carriere e sulle valutazioni professionali dei magistrati. Ma questa è una visione parziale del Csm, che non si occupa solo di carriere e sanzioni disciplinari ma anche dell’organizzazione e dell’efficienza degli uffici e questo presuppone la conoscenza da parte dei suoi componenti dell’organizzazione giudiziaria e delle norme che la regolano. Affidare al caso la formazione del Csm, con il rischio di affidarne la gestione a persone che non hanno questa capacità e preparazione organizzativa, è come come affidare il Consiglio di Amministrazione di un’azienda a persone estratte a sorte o, con un altro esempio è come affidare la designazione dei componenti del Parlamento al sorteggio.

La separazione delle carriere rende la giustizia più imparziale o più debole?

La separazione delle carriere è inutile perché già la legge Cartabia prevede la possibilità di transitare da una funzione all’altra soltanto per una volta nella carriera. Negli ultimi cinque anni solo lo 0,83% dei pubblici ministeri sono transitati nel settore giudicante e solo lo 0,21%  dei giudici che sono transitati nella funzione requirente. Temo che, non all’indomani dell’eventuale prevalenza del sì ma di qui a una decina d’anni, la separazione delle carriere possa allontanare il pubblico ministero dalla cultura della giurisdizione. E’ un equivoco sostenere che il sistema accusatorio italiano deve essere completato attraverso la separazione delle carriere tra pm e giudici, perché il nostro non è un sistema accusatorio puro, il Pubblico Ministero è tenuto anche a svolgere attività di indagine in favore dell’indagato, ciò che non è previsto nei sistemi anglosassoni. Nel nostro sistema il Pubblico Ministero non può nascondere le prove a carico dell’indagato e dell’imputato e quando questo è successo il pm è stato condannato. Quindi è un pm che è garante della legalità, non è una parte pura come la difesa.  Quindi il pm non può essere assolutamente equiparato al difensore. E se si vuole ulteriormente garantire la cosiddetta parità delle parti, si dovrebbe intervenire in ambito processuale e non in ambito ordinamentale.

I sostenitori del Sì dicono che non c’era alternativa al sorteggio per eliminare correntismo. Come la vede?

Rispetto a quanti percepiscono le correnti come un problema e non come una dinamica democratica interna alla magistratura, mi chiedo se il sorteggio secco sia il rimedio per risolverlo. Anche il sorteggio porterà inevitabilmente alla designazione di magistrati che fanno parte di qualche corrente. Ma in ogni caso a mio avviso in qualsiasi ordine professionale ci sono sensibilità, idee e orientamenti diversi e così avviene nell’Anm. Basti pensare che a questo referendum una parte di magistrati voterà sì. Questo significa che non siamo una casta monolitica: c’è interlocuzione all’interno della stessa associazione nazionale dei magistrati ed è un bene che le correnti continuino a esistere. I componenti del Consiglio Superiore della magistratura dovrebbero essere disegnati sulla base della loro vocazione e soprattutto della loro preparazione. E comunque nell’attuale Consiglio Superiore della magistratura sono presenti anche dei cosiddetti indipendenti, che non si riconoscono in nessuna delle correnti attualmente esistenti.

Ma le degenerazioni delle correnti ci sono state, basti pensare alla vicenda Palamara…

Quella vicenda è stata sanzionata dal Csm con la sanzione massima, quella della rimozione dall’ordine della magistratura e si è arrivati nei confronti di altri magistrati a sanzioni piuttosto pesanti come la sospensione delle funzioni e dello stipendio. Ricordo che nelle progressioni in carriera e nelle nomine effettuate dopo quella vicenda, si è tenuto conto delle interlocuzioni che i vari candidati avevano avuto con Palamara e in alcuni casi queste interlocuzioni sono state effettivamente decisive nelle decisioni sull’avanzamento e nelle valutazioni di professionalità. I propri anticorpi, il Csm, così come l’Anm, hanno dimostrato di averli.

La premier Meloni ha detto che se vince il no verranno liberati gli stupratori

Mi limito a rispondere ancora una volta con i dati: dal 1 gennaio 2025 al 28 febbraio 2026 solo con riferimento al gruppo di lavoro soggetti deboli la Procura di Genova ha formulato 45 richieste di custodia cautelare in carcere per soggetti accusati di violenza sessuale o stalking e 13 richieste misure cautelari ai domiciliari. Quindi in un anno e due mesi abbiamo 58 richieste di arresto, mi pare che i numeri parlino da sé.




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