ALBUM: Ormai – Per un secondo ci siamo trovati

Ci sono dischi che sembrano nascere da un’urgenza silenziosa, più che da una dichiarazione d’intenti e “Per un secondo ci siamo trovati” del duo romano degli Ormai – uscito lo scorso 13 febbraio V10 Records – si muove proprio su questa linea sottile: raccontare l’attimo in cui qualcosa accade e subito dopo svanisce!
L’apertura con “Ho lasciato l’orizzonte” mette subito a fuoco un tono sommesso in poco meno di due minuti, un arrangiamento essenziale, chitarre che non cercano protagonismo e una voce che sceglie la vicinanza invece dell’enfasi. Con la successiva “Slow Crush”, ma anche con “Trentotto gradi al tramonto” e “Calligola” il suono si stratificata e resta fedele a una scrittura che privilegia la costruzione muscolare, ma sempre con vena nostalgica. Le dinamiche comunque crescono con discrezione, lasciando spazio alle parole.
Uno dei momenti più intensi è “Graffi di ruggine”, dove la ripetizione diventa strumento emotivo: il brano viene lavorato con una sorta di base psichedelica intervallata dal muro del suono che amplifica la tensione. Sebbene con “1994 Ampere” venga fuori una dimensione più luminosa, il disco è attraversato da una sottile, a volte impercettibile, nostalgica che evita qualsiasi deriva consolatoria.
Abbiamo conosciuto Simone e Valerio con il precedente e bel singolo “Ti blocco alla festa” che ci aveva convinto non poco nutrendo quindi legittime aspettative su questo lavoro sulla lunga distanza che porta avanti con coerenza il progetto. La vera forza è proprio questa, anche quando la band sceglie la misura, la sottrazione, l’intimità come nella ficcante “Non c’è il sole”, probabilmente l’apice dell’album e che evoca i Timoria di “2020 Speddball”
“Per un secondo ci siamo trovati” è un disco che non cerca di impressionare al primo ascolto. Preferisce insinuarsi lentamente, lasciando che siano i dettagli a fare il lavoro più profondo e dove risiede la sua identità più convincente.




