Cultura

Premi Oscar 2026, I Peccatori ha battuto il record assoluto di candidature: amara certezza che ridimensiona l’Academy

I Peccatori riceve, in una singola edizione, 16 candidature ai Premi Oscar. Questo accade nel 2026 battendo il record assoluto di candidature. Un dato simile dovrebbe esaltare gli appassionati di cinema, diventa invece lo spunto per iniziare a porsi alcune domande. Non era mai capitato, infatti, che i 5 film con più candidature – nello specifico I peccatori, Frankenstein, Marty Supreme, Sentimental Value e Una battaglia dopo l’altra – ne ricevessero così tante.

Si arriva a un totale di 56 menzioni complessive. In termini di calcolo vuol dire che l’Academy concentra le proprie preferenze su un numero ristretto di lungometraggi. Questa forbice, con il tempo e le tendenze, diventa sempre più piccola. Tradotto: sono sempre meno, con gli attuali standard di valutazione, i film che possono ambire a un Premio Oscar.

I Peccatori con 16 candidature agli Oscar: il record fa riflettere

Tre decadi fa a vincere, dalle parti di Los Angeles, erano esclusivamente film che avevano ottenuto maggiori incassi nell’arco della stagione. Il susseguirsi delle edizioni ha portato a nuovi paradigmi di valutazione: non esistono solo i risultati al botteghino. Da un quarto di secolo le cose stanno cambiando. Sempre più frequente è la tendenza che le opere maggiormente riconosciute e riconoscibili per la giuria dell’Academy siano di piccolo successo, indipendenti e in alcuni casi anche di bassissima fruizione.

I Peccatori record di candidature agli Oscar 2026
I Peccatori arriva agli Oscar 2026 con 16 candidature (Screenshot YouTube) – CineBlog

Vale a dire che a vederlo, prima della proclamazione, un potenziale premio Oscar sono stati in pochissimi. Si prenda il caso di Parasite, Moonlight o Nomadland. Il legame tra gusto del pubblico e Statuette è sempre più debole. Inoltre, si nota che la percentuale di incassi dei film più nominati non è cresciuta ulteriormente dopo l’annuncio delle candidature: in media si registra soltanto il 3% di maggiorazione effettiva rispetto al totale delle rendite.

Meno opere candidate, più possibilità

Il numero di opere candidabili ai Premi Oscar, negli ultimi anni, è drasticamente diminuito. Il termine di paragone è la porzione di secolo relativa agli ultimi 25 anni. Periodo in cui le maglie di valutazione, con le successive scelte, si sarebbero strette in maniera notevole. Non c’è posto per tutti, secondo l’Academy. Neanche per i gusti e i desiderata della platea, a quanto pare.

Tale restrizione e successiva diminuzione delle opere candidabili è dovuta, essenzialmente, a un fattore che svetta rispetto agli altri criteri di riferimento: per competere agli Oscar, un film deve essere un lungometraggio uscito al cinema per almeno sette giorni consecutivi. La specifica, letteralmente, comprende anche la dicitura relativa alla contea di Los Angeles ma l’inserimento del riconoscimento di Miglior Film Straniero ha allargato la definizione di territorialità.

Il regolamento dell’Academy e le necessità dei grandi Studios

I grandi Studios (tra cui Warner, Disney, 20th Century Fox, Universal, Paramount e Sony Columbia) che sono quelli che potrebbero produrre più film destinati agli Oscar, attualmente, distribuiscono al cinema il 35% in meno di film rispetto ai primi anni Duemila. Oggi prevale lo streaming, anche come forma di distribuzione. Ecco perché poi nascono le polemiche legate all’avvento di eventuali fusioni o acquisizioni di massa.

L’esempio più recente rimanda alla possibile compravendita tra Netflix e WBD. L’affare è saltato, ma la preoccupazione principale – per molti addetti ai lavori e non solo – riguardava proprio la possibile “morte della sala”. Ovvero il timore primario era quello di vedere sempre più cinema vuoti e sale chiuse a vantaggio della fruizione in streaming. Ripercussione che avrebbe influenzato anche il futuro prossimo di una manifestazione come gli Oscar. I timori in tal senso sono ancora presenti e molto vivi all’interno del dibattito fra esperti e addetti ai lavori di settore, ma lo stallo dell’affare ha riportato l’attenzione – seppur temporaneamente – su altro.

I numeri dal 2000 a oggi

Negli anni zero erano circa 18 i film che prendevano un numero cospicuo di candidature, mentre quelli più candidati ne avevano circa sette a testa (in media). Nel 2005 addirittura 22 film ricevettero un minimo di due candidature. Quest’anno sei film hanno ricevuto metà del totale delle candidature.

Questa piccola analisi numerica attesta che, sicuramente, i criteri dell’Academy sono cambiati. Le modifiche principali di osservazione e cernita, però, dipendono dal fatto che le grandi produzioni non pensano più soltanto in funzione del cinema. La sala è una possibilità: non l’unico riferimento come, invece, accadeva in un tempo non molto lontano.

Il ruolo del cinema tra uscita e distribuzione di un’opera

Il regolamento degli Oscar parla chiaro: per essere candidabile, un’opera deve uscire al cinema per almeno 7 giorni consecutivi. Questo avviene sempre meno. Lo confermano i numeri alla mano che vengono riproposti ogniqualvolta la manifestazione si appresta a cominciare. Nel 2008 i film che rispettavano questi criteri erano 281. Nel 2010 erano 271 e nel 2011 erano diventati 248. Quest’anno sono stati 207. Il viatico per avere più film da Oscar, almeno potenzialmente, è che possano cambiare le regole di riferimento.

Escludere, però, un luogo come il cinema – rispetto alla candidatura di un’opera – per lasciare spazio anche alle opere fruibili esclusivamente in streaming vorrebbe dire per molti calpestare una tradizione storica. La stessa abitudine che ha reso grandi e prestigiose le Statuette nel tempo. La liturgia degli Oscar non è in discussione, ma nel 2026 ci si chiede come mai l’Academy vada sempre più spesso a pescare opere “di nicchia” anziché attingere a piene mani dal mainstream. Ci sono meno fondi, ma più spunti; esistono maggiori occasioni per meno opportunità concrete.

Il futuro della settima arte

Tradotto ancora meglio: se si produce o si distribuisce solo e unicamente in funzione degli incassi, allora oggi occorre guardare allo streaming. Motivo per cui candidare un’opera agli Oscar è diventato sempre più complesso. Le opere in concorso sono meno e, quindi, tendono a includere maggiori candidature. Più il circolo è “ristretto”, maggiore sarà la possibilità che uno stesso film porti a casa diversi riconoscimenti.

Le stanze del potere, in cui grandi produttori e registi oggi si ritrovano a fare dibattiti tra forma e sostanza, essenza e criterio, sono piene di belle speranze ma nessuno – tra addetti ai lavori ed esercenti – si è mai chiesto quale sarà davvero il futuro del cinema internazionale. Continuano le crociate contro lo streaming, ciononostante resta una realtà con cui fare i conti. Non a caso, dal 2029, gli Oscar saranno trasmessi in esclusiva su YouTube.

Less is more

Un primo passo che potrebbe aprire a ulteriori cambiamenti, anche nel regolamento. Tra il dire e il fare, però, ci sono di mezzo i compromessi: nessuno intende scendere a patti, fuori e dentro l’Academy, la sala non si tocca e intanto i cinema – in estrema sintesi – continuano ad arrancare. Quindi le scelte, anche sul red carpet, diminuiscono.

Fino a che punto vale scomodare il criterio less is more? Meno è davvero meglio? Ci sono altri 3 anni di tempo per provare a rispondere, nell’attesa dovremmo tutti farci bastare i pronostici e I Peccatori – da questo punto di vista – sembra avere più di un’argomentazione a proprio vantaggio.




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