Puglia

Oltre lo schema delegante: restituire la responsabilità ai genitori

La violenza non va solo condannata, ma va anche e soprattutto affrontata, sia che a subirla sia una donna o un uomo o un minore, sia che si tratti di violenza fisica, verbale o psicologica. Una società “borderline” con un discontrollo degli impulsi produce solo un clima difensivo, dove affidarsi e fidarsi non è più un passaggio. Si è tenuto venerdì 6 marzo un incontro dal titolo “Oltre il silenzio”, organizzato e voluto dal presidente dell’associazione SocialArt, Tommy Capasso.

Un proverbio giapponese dice che “L’uomo in silenzio è più bello da ascoltare”, ma andare oltre il silenzio di chi ha subìto una forma di violenza resta il nostro dovere principale. Viviamo purtroppo in una società che spesso registra e condivide anche forme di bullismo istituzionale. Non sempre apparire ed esporre proclami risolve un problema, anzi alle volte lo alimenta.

Se vi fossero più esempi silenziosi e operativi, forse potremmo avere meno bisogno di “curanti”, perché ci ammaleremmo di meno. La violenza non ha ceto sociale, non ha sesso, né età. E non sono le ferite fisiche gli unici segni che dimostrano di aver subito violenza. Molte parole lasciano lividi più profondi ed invisibili.

Ritengo sia molto utile uscire da uno schema, lo schema delegante, al quale purtroppo ci stiamo abituando. Si delega alla scuola o alla politica o alle forze dell’ordine. Credo, invece, sia fondamentale restituire finalmente la responsabilità alle figure prossimali, ai genitori, perché sono loro che devono educare i figli. Vedo sempre più nella mia attività professionale meccanismi di delega rispetto al proprio figlio, quasi che lo psicologo lo debba adottare, svolgendo una vera e propria figura genitoriale. Nulla è mai stato più sbagliato.

Figli che ormai non riconoscono l’autorità e la autorevolezza, forse perché si confrontano oramai con figure ambigue: docenti, padri e madri, forze dell’ordine che ormai esprimono il super io genitoriale. Ricordiamoci che non ci si cura solo nei luoghi di cura. Non basta. Sono cambiati imiti familiari e i riti familiari. Prima si insegnava ad essere onesti, oggi si insegna ad essere performanti e prevaricanti. Siamo circondati da tante persone intelligenti e da poche persone buone. Si deve vincere ad ogni costo, anche falsificando i percorsi e acquistando attestati, poi magari le competenze diventano una vera chimera perché vanno di pari passo con i sacrifici che non siamo più in grado di compiere.

Saverio Costantino, Psicologo e Psicoterapeuta

Note biografiche sull’autore
Il dottor Saverio Costantino è uno psicoterapeuta familiare e psicologo della riabilitazione psichiatrica. I suoi numerosi contributi alla letteratura psicologico-psichiatrica sono presenti in varie riviste di settore e non.


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