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Stardust – Incontri ravvicinati – Quando Sonic Youth e Nirvana suonarono insieme per la prima volta :: Gli Speciali di OndaRock


L’influenza dei Sonic Youth sull’intero universo del rock alternativo è, com’è noto, incommensurabile. La band formata dai chitarristi e cantanti Thurston Moore e Lee Ranaldo, dal batterista Steve Shelley e dalla cantante e bassista Kim Gordon è stata forse quella che più di ogni altra ha segnato lo sviluppo del rock underground americano come lo conosciamo oggi, imponendosi anche a livello di immagine come la formazione alternative per eccellenza, fino a raggiungere, assieme alla notorietà mediatica, uno status da divi di riferimento per quell’universo. Il tutto grazie a un approccio temerario, che affondava le radici nelle intuizioni di gruppi newyorkesi come Velvet Underground e The Stooges, ma ne spingeva le conseguenze ancora più avanti. Grunge, noise-rock, post-hardcore e gran parte dell’indie-rock anni 90 devono la loro esistenza anche e soprattutto all’operato dei Sonic Youth, che hanno funto da catalizzatori nel processo di assimilazione dei linguaggi espressivi del rock e della musica d’avanguardia da parte della generazione di musicisti del dopo-punk.

Nel 1990 la band statunitense aveva già alle spalle quasi un decennio di attività ai margini del circuito principale quando il sesto album in studio, “Goo”, aprì finalmente la strada a una visibilità più ampia. Per molti musicisti più giovani, però, i Sonic Youth erano già da tempo una sorta di autorità spirituale dell’underground. Tra i loro ammiratori più devoti c’era Kurt Cobain. Il leader dei Nirvana era un ascoltatore ossessivo e un instancabile collezionista di dischi. I suoi celebri diari sono pieni di classifiche annotate con cura, tra cui la celebre “Top 50 by Nirvana”. In quella lista figurava stabilmente “Daydream Nation“, il capolavoro dei Sonic Youth del 1988. Ma col passare del tempo quell’ammirazione sarebbe diventata reciproca.

Quando iniziò a circolare un certo fermento attorno ai Nirvana, Thurston Moore e Kim Gordon, insieme al leader dei Dinosaur Jr. J Mascis, andarono a vedere la band dal vivo al Maxwell’s di Hoboken, nel New Jersey, il 13 luglio. L’invito – come racconta Fre Out – arrivava da un amico comune che, su richiesta del cofondatore della Sub Pop Bruce Pavitt, aveva ricevuto l’incarico di “radunare un po’ di gente per andare a sostenere quei ragazzi”, come ricorda Moore nella sua autobiografia Sonic Life. Quella sera i Nirvana suonavano come gruppo di supporto ai compagni di etichetta Tad. Eppure furono proprio loro a lasciare l’impressione più forte. Pochi mesi prima che “Smells Like Teen Spirit” trasformasse il gruppo in un fenomeno mondiale nel 1991, i Sonic Youth decisero di portarli con sé in un tour europeo di festival. “Essere invitati in tour dai Sonic Youth era un sogno che si avverava”, ricordò Cobain. “Non riesco ancora a descrivere cosa ho provato. È stato un onore incredibile”.

Quando però gli amplificatori iniziarono a ruggire, la gerarchia tra maestri e allievi sembrò quasi ribaltarsi. I veterani capirono subito di trovarsi davanti a una forza destinata a superare i confini del genere che loro stessi avevano contribuito a costruire. Un ricordo svelato da Thurston Moore al magazine Rolling Stone, riferito a un concerto del 1994 al Warfield Theatre di San Francisco, esprime bene il senso quel momento storico: “Suonavamo insieme ai Nirvana al Warfield. Attaccano gli strumenti e, al primo accordo, Kurt si lancia tra il pubblico. Sta suonando mentre fa crowdsurfing. La folla lo rimanda sul palco e — schiocco delle dita — parte con il primo verso della canzone. A quel punto ho pensato: ‘Non c’è modo di battere una cosa del genere’”.
Nonostante la traiettoria esplosiva dei Nirvana fosse già evidente, Kim Gordon intravedeva anche un lato più fragile di Cobain, qualcuno che avrebbe avuto bisogno di un punto di equilibrio nel pieno della tempesta che stava arrivando. “Non so bene perché, ma ho sentito subito una specie di affinità con lui… Kurt era divertente, piacevole da frequentare e assorbiva qualsiasi forma di attenzione personale. Quando stavamo insieme mi sentivo come una sorella maggiore, quasi con un istinto materno”.

Con quello che sarebbe stato il suo sessantesimo compleanno ormai vicino, l’eredità di Cobain ha assunto un’aura quasi mitologica. Senza i Sonic Youth probabilmente non ci sarebbe stata una storia come quella dei Nirvana. Eppure il gruppo di Aberdeen avrebbe finito per vendere milioni di dischi più dei suoi mentori: un capovolgimento che il giovane Cobain, seduto nella sua stanza mentre compilava con cura la sua “Top 50”, difficilmente avrebbe immaginato.

13/03/2026




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