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Quei “cavalieri della Sharia” al corteo pro Khamenei a Manchester

Una scena insolita, quasi irreale, ha scosso qualche giorno fa il centro di Manchester e in poche ore grazie ai social ha fatto il giro del mondo. Due uomini a cavallo sono comparsi improvvisamente tra le strade della città, lasciando passanti e curiosi a osservare increduli. Indossavano cappelli con visiera e abiti che, a una prima occhiata, ricordavano una sorta di uniforme. Un passante ha raccontato che la scena dava l’impressione di trovarsi davanti a “membri di una milizia”. I due cavalieri, infatti, avanzavano lentamente lungo le strade, ignorando persino le indicazioni degli agenti di polizia presenti e muovendosi con un’aria autoritaria, “come se stessero pattugliando la zona”, generando tra i cittadini grande inquietudine.

Il contesto di tensioni

L’insolita vicenda si è svolta davanti al Manchester Islamic Centre, in Sidney Street, a pochi passi da Oxford Road. Qui si stava svolgendo una veglia a lume di candela per commemorare la guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, morto dopo gli attacchi degli Stati Uniti e Israele contro Teheran. Alla manifestazione partecipavano 200 persone, tutti sostenitori del regime iraniano, che sventolavano bandiere dell’Iran e della Palestina, mentre alcuni bruciavano immagini del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Sul lato opposto della strada si era radunato un contro-corteo molto più numeroso, composto da circa 300-400 persone tra iraniani oppositori del regime, cittadini britannici e sostenitori di Israele. Molti agitavano la bandiera iraniana precedente alla rivoluzione del 1979, simbolo della monarchia dello Shah. Tra slogan e musica ad alto volume, i manifestanti gridavano “King Reza Pahlavi”, riferendosi al figlio dell’ultimo Shah iraniano, oggi in esilio. La tensione tra i due gruppi è salita rapidamente.

L’arrivo dei “cavalieri”

È in questo contesto già incandescente che sono comparsi i due uomini a cavallo. Secondo diversi testimoni, questi si sono posizionati chiaramente dalla parte dei sostenitori del regime iraniano, che erano anche numericamente inferiori rispetto agli oppositori. Un testimone ha raccontato: “Stavano proteggendo i ‘loro’ e cercavano di intimidire gli altri. Alcuni manifestanti anti-regime continuavano a chiedere chi fossero, ma loro non rispondevano”. Nei video che hanno iniziato a circolare online si vedono i cavalli avanzare verso il gruppo di oppositori, provocando momenti di paura e confusione. Secondo alcune ricostruzioni, i cavalieri avrebbero anche caricato la folla con l’intento di disperdere o intimidire i partecipanti. Alcuni manifestanti sono stati ripresi mentre si allontanavano di corsa gridando spaventati. Proprio queste immagini hanno alimentato sui social l’espressione “cavalieri della Sharia”.

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I filmati girati quella sera hanno creato un forte dibattito internazionale e sollevato molti dubbi e inquietudini. Molti, tra i presenti e gli utenti online, si sono chiesti come fosse possibile che due uomini potessero attraversare a cavallo il centro di una grande città europea nel mezzo di una manifestazione politica, senza che nessuna delle autorità intervenisse.

La polemica sulla mancata reazione della polizia

Uno degli aspetti più discussi dell’episodio riguarda infatti il comportamento delle forze dell’ordine. Diversi testimoni hanno raccontato che la polizia della Greater Manchester si è limitata a osservare la situazione senza intervenire direttamente contro i cavalieri. In un video si sente un passante chiedere a un agente perché non fermasse i due uomini. ll poliziotto avrebbe risposto con tono sarcastico: “Cosa vuole che faccia? Che li tiri giù dai cavalli?”. La replica del cittadino è stata immediata: “Lo farebbe se avesse una bandiera britannica”. Proprio questa scena ha alimentato accuse di doppio standard e di una presunta “two-tier policing”, cioè una gestione della sicurezza percepita come diversa a seconda dei gruppi coinvolti, oltre che a porre grandi dubbi sulla loro “indisturbata presenza”.

L’identità di uno dei cavalieri

Nei giorni successivi è stata svelata anche l’identità di uno dei due uomini. Si tratta di un docente di ingegneria di 35 anni, musulmano britannico di origine pakistana. L’uomo è il proprietario dei due cavalli utilizzati, che tiene in una scuderia a circa trenta chilometri dal centro di Manchester. Secondo il suo racconto, non sarebbe un sostenitore dell’Ayatollah e quella sera avrebbe cercato semplicemente di calmare gli animi. “Per me era comunque un momento triste e mi sono fermato per rendere omaggio”, ha spiegato. Ha inoltre sostenuto di non sapere che fosse in corso una protesta. “Quando abbiamo visto che la situazione stava diventando tesa abbiamo pensato che tenere i cavalli vicino all’ingresso potesse scoraggiare eventuali provocatori”. L’uomo ha anche negato di aver inseguito i manifestanti. “Il video mostra che andiamo verso di loro, ma non li stavo inseguendo. Volevo solo dire che non era il posto giusto per protestare”.

La versione dei testimoni

Alcuni presenti però hanno fornito una versione totalmente diversa dei fatti. Un fotografo che stava documentando la manifestazione ha raccontato: “Non posso dire che qualcuno sia stato davvero inseguito, ma è stata una manovra aggressiva. Quando vedi cavalli muoversi velocemente capisci che sta succedendo qualcosa”. Secondo il fotografo, l’atteggiamento dei cavalieri aveva soprattutto uno scopo intimidatorio. “Non ho pensato che volessero travolgere qualcuno, ma la loro era chiaramente una dimostrazione di forza”.

Un episodio che inquieta

La polizia ha dichiarato che l’evento “si è concluso pacificamente, senza gravi disordini”. Ma per molti osservatori il vero effetto di quella notte è stato un altro. L’immagine di due uomini a cavallo che di fatto, e senza averne l’autorità, presidiavano una manifestazione politica nel centro di una grande città occidentale ha suscitato inquietudine e interrogativi.

In un momento storico segnato da tensioni internazionali e conflitti che si riflettono sempre più anche nelle città europee, la scena dei cosiddetti “cavalieri della Aharia” è diventata rapidamente un simbolo. Non solo per ciò che è accaduto realmente quella sera, ma per quello che rappresenta nell’immaginario collettivo, un senso di impotenza e sicuramente di non sicurezza neanche più nel cuore della democrazia.




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