Scienza e tecnologia

anche su Switch sono ancora dei capolavori

Credo sia improbabile, persino tra i fan più giovani, che non si conosca la generazione Pokémon di Kanto, ma in caso ecco cosa vi basta sapere: Pokémon Rosso Fuoco e Pokémon Verde Foglia sono dei rifacimenti degli originari, primissimi capitoli del franchise usciti nel 1996, e videro la luce nel 2004 per Game Boy Advance. La base tecnica di questi titoli arrivava direttamente da Rubino, Zaffiro e Smeraldo, ed ecco perché RF e VF sono considerati titoli di terza generazione: condividono con l’avventura di Hoenn l’architettura, le regole di gameplay e il Pokédex nazionale. La cosa straordinaria è che, a distanza di oltre vent’anni, questi giochi non avevano mai lasciato l’ecosistema Game Boy, e già questo è un primo motivo per riviverli su Swtich. Ma ce ne sono altri.

Un’esperienza Pokémon “vintage”, ma autentica

Giocare nel 2026 titoli Pokémon di terza generazione come Rosso Fuoco e Verde Foglia potrebbe apparire anacronistico. E invece la pubblicazione su Switch e Switch 2 dei due storici remake di Rosso e Verde dimostra quanto le due avventure siano ancora piacevolmente attuali, ma soprattutto quanto alcuni apparenti limiti ludici rappresentino tutt’oggi i loro principali punti di forza.

Si potrebbe dire che, persino rispetto agli episodi più recenti, Rosso Fuoco e Verde Foglia abbiano una trama “ridotta all’osso”, circoscritta esclusivamente al giro delle Palestre, alla sconfitta del Team Rocket e alla cattura dei vari Leggendari (a proposito, ecco la guida per scovare i Leggendari in Pokémon Rosso Fuoco e Verde Foglia). Ma è nella semplicità che stava, e risiede tutt’ora, l’iconicità intramontabile di Kanto: il fascino di certi scenari e il design dei primi 151 mostriciattoli sono ancora formidabili, e nonostante la sua evidente linearità il viaggio attraverso Kanto rimane uno dei migliori esempi di level design mai espressi da Game Freak.

Grotte e anfratti intricati come dungeon, covi segreti e strutture da esplorare da cima a fondo, strade, percorsi e distese marine da attraversare incontrando allenatori da sfidare e Pokémon da catturare. L’elemento di fondo dell’esperienza, soprattutto rispetto ai giochi moderni, è la lentezza, soprattutto nella progressione e nell’allevamento dei propri mostriciattoli preferiti: chi arriva da episodi più recenti dimentichi il Condividi Esp fisso per tutta la squadra, ad esempio, e faccia i conti con la necessità di spendere anche diverse ore nell’erba alta per allenare la propria squadra in vista della prossima palestra.

Ne consegue che anche il level scaling segue logiche e ritmi completamente diversi: ogni singolo Pokémon va addestrato e potenziato, con la necessità di studiare attentamente quali creature mettere nel proprio team. In terza gen, d’altronde, i rapporti tra i tipi e la gestione delle statistiche (ad esempio nella distinzione tra Attacchi fisici e speciali, ma non solo), era leggermente diversa da com’è oggi, e per questo il bilanciamento della squadra – anche in ottica meta, per il competitivo – va attentamente analizzato e compreso, pena la composizione di un team poco efficace persino nel singleplayer.

Rosso Fuoco e Verde Foglia rappresenta insomma il punto di incontro tra gli stilemi classici del brand e l’autenticità di un’esperienza in vecchio stile, che però riesce ad essere ancora fresca e piacevole. Scoprirla, o riscoprirla oggi, rappresenta sia un appuntamento con la nostalgia, sia – per chi non la conosceva – un punto di ingresso quanto mai fondamentale per capire quali sono le origini del combattimento strategico in salsa mostriciattoli.

L’esperienza su Switch

I Rosso Fuoco e Verde Foglia arrivati su Switch non sono né un remake né una remaster, ma sono proprio ed esattamente i giochi originari, così come giravano su Game Boy Advance. Si tratta a tutti gli effetti di un’emulazione a pagamento, un’operazione che per vari motivi porta con sé diversi aspetti da considerare. La scelta di renderli disponibili sulla console ibrida esclusivamente come acquisto singolo è di per sé controversa, visto che per emulare i titoli delle passate generazioni NIntendo esiste già un servizio online a pagamento .

In effetti, credo che The Pokémon Company avrebbe potuto (e forse dovuto) optare per una soluzione a metà strada: inserire i titoli nel catalogo di NIntendo Online per gli abbonati fedeli al servizio da anni, e dare poi la possibilità anche di acquistarli per averli nella propria libreria personale. Inoltre i giochi supportano la connessione a Pokémon Home (in uscita, non in entrata) e finanche la connessione wireless, ma solo in locale: significa che per lottare e scambiare con altri giocatori non potrete utilizzare l’online ma dovrete avvicinare fisicamente due Switch, praticamente alla vecchia maniera. E anche in questo limite, in fondo, emerge il valore dell’esperienza originaria. C’è poi da sottolineare come il prezzo di questi due porting (19,99 euro) sia tutto sommato accessibile e per nulla proibitivo, specie considerando la qualità dei giochi in sé e l’efficacia di questa emulazione.

Soprattutto in modalità portatile, infatti, i remake di Rosso e Verde restituiscono lo stesso impatto dei giochi originari, e il passaggio allo schermo in alta risoluzione della console ibrida riesce a non mostrare i segni del tempo: grazie anche al mantenimento del formato in 4:3, che non risulta limitante perché lo schermo rimane di dimensioni ragionevolmente più grosse di quello d’origine, la pixel art si esprime ancora allo stato dell’arte e gli sprite dei Pokémon conservano quel retrogusto squisitamente e piacevolmente retro, senza perdere fascino.

Anzi: rivedere e riscoprire i mostriciattoli di prima generazione in una veste diversa dalla CGI dei capitoli moderni dona ulteriore linfa alla produzione. Per di più, lo schermo di Switch (soprattutto della OLED o della Switch 2) rende i colori ancora più brillanti che in passato, e riesce a mantenere un perfetto equilibrio tra estetica classica ed esperienza visiva moderna. Certo, è estendendo la visuale su una TV grande in modalità dock che i titoli prestano più facilmente il fianco alle ingiurie del tempo, ed è per questo che il consiglio di chi scrive è di giocarli in modalità handheld, anche per rievocare pienamente il senso originario dell’esperienza: vivere un’avventura indimenticabile con dei mostriciattoli tascabili.


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