Raid più intensi sul Libano: così Israele vuole regolare i conti con Hezbollah
SIDONE – Scarpe, anche minuscole, ciabatte, vestiti e oggetti quotidiani. È tutto sparso. A terra, sui terrazzi, sul cofano delle auto sventrate e ricoperte di polvere. A differenza di altre volte, l’esercito israeliano ha preferito non emettere ordini di evacuazione. Non è ancora chiaro chi fossero gli obiettivi dell’ennesimo raid israeliano sul Libano, questa volta in un quartiere periferico della città di Sidone, avvenuto nello stesso giorno in cui il Governo di Gerusalemme ha respinto i negoziati proposti dal premier e dal presidente libanesi. È invece evidente che i danni collaterali – ovvero il costo di vite umane che si è disposti ad accettare per eliminare un obiettivo – appaiono sproporzionati. Quasi tutte le vittime (nove, fino a ieri sera ) erano civili. Tra di loro cinque bambini.
Alle 12.30, sul luogo dell’attacco, i soccorritori stavano cercando di estrarre ancora dei dispersi sotto gli occhi dei familiari storditi. In quest’area, il quartiere di Al-Fouar, vivono palestinesi e rifugiati siriani. Gli abitanti del quartiere negano che vi fossero uffici e basi di personale di Hamas. Ancora meno di Hezbollah.
Non è stato il solo attacco. In quello che si preannuncia come il preludio di un’offensiva di terra, i raid aerei hanno colpito alcuni quartieri della città di Tiro, a sud del fiume Litani, e ancora una volta il quartiere sciita di Dahiyeh a Beirut, la roccaforte di Hezbollah.
Il Governo israeliano ha precisato che un eventuale cessate il fuoco in Iran non sarà legato alla campagna militare in Libano. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha lanciato un messaggio dai toni molto duri: «Il Governo libanese ha ingannato e non ha mantenuto il suo impegno a disarmare Hezbollah, e pertanto pagherà un prezzo finché non adempirà a tale obbligo». Il prezzo, riportano i media, anche israeliani, sarebbe un’ulteriore annessione territoriale.
A conferma delle intenzioni, l’esercito ha preso di mira, distruggendolo, un ponte sul Litani, il fiume che segna il confine tra il Libano del sud e il resto del Paese. Proprio questo corso d’acqua, distante circa 25-35 km dal confine israeliano, è stato sottoposto interamente a ordine di evacuazione da parte dell’esercito israeliano.
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