Trump: «Fermerò l’impero del male, conta più del petrolio»
Nel giorno del primo messaggio della nuova Guida Suprema dell’Iran, Donald Trump non esita a farsi sentire e ad avvertire il regime di Teheran che la priorità degli Stati Uniti è la sua fine. In un messaggio su Truth pubblicato praticamente mentre il discorso di Mojtaba Khamenei veniva letto da una speaker della tv pubblica iraniana, il presidente americano ha sottolineato che «fermare l’impero del male» è più importante del petrolio.
«Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono, guadagniamo un sacco di soldi», ha scritto il tycoon sul social media. «Ma, di ben più grande interesse e importanza per me, come presidente, è impedire a un impero malvagio, l’Iran, di possedere armi nucleari e di distruggere il Medio Oriente e il mondo. Non permetterò mai che ciò accada», ha incalzato.
Ma più che beneficiare dell’aumento del costo del petrolio, gli Stati Uniti stanno soffrendo per l’impennata dei prezzi della benzina dall’inizio di ‘Epic fury’. Un problema non da poco per Trump in vista delle elezioni di medio termine, tanto che il dipartimento dell’Energia, su suo ordine, ha annunciato il prelievo di 172 milioni di barili della riserva strategica di petrolio «a partire dalla prossima settimana».
Ci vorranno circa «120 giorni per finire» l’operazione, ha precisato il dipartimento in un post su X, accusando l’Iran di manipolare e minacciare «la sicurezza energetica dell’America e dei suoi alleati». Il commander-in-chief starebbe inoltre valutando la sospendensione del Jones Act nel tentativo di gestire i prezzi del petrolio schizzati ca causa dell’operazione militare contro Teheran.
La legge del 1920 impone che le spedizioni nazionali utilizzino navi costruite in Usa, di proprietà americana, con equipaggio a stelle e strisce ed è stata un pilastro della politica marittima americana per oltre un secolo. Ma la sua sospensione potrebbe ridurre i costi del trasporto del petrolio e della logistica delle spedizioni nazionali.
Intanto The Donald continua a sostenere che l’Iran è sull’orlo della sconfitta. «È praticamente al capolinea. Non hanno la marina, non hanno l’aeronautica, non hanno la contraerea, niente. Non hanno sistemi di controllo. La cosa principale è che dobbiamo vincere questa battaglia. Vincere in fretta, ma vincerla», ha ribadito minacciando di essere in grado «distruggere» tutte le infrastrutture del Paese ma di non volerlo fare. «Gli ci vorrebbero poi 25 anni per ricostruire tutto, non voglio farlo», ha sottolineato, segnando un cambio di passo rispetto al premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Per la prima volta Trump ha anche parlato della nazionale di calcio iraniana, avvertendola che sarebbe meglio non venire ai prossimi mondiali negli Stati Uniti, Messico e Canada. «La nazionale di calcio iraniana è benvenuta ai mondiali, ma non credo sia appropriato che venga per la loro vita e sicurezza», ha scritto su Truth.
Quanto alla convinzione che Teheran sia allo stremo dopo quasi due settimane di bombardamenti incessanti da parte di Washington e Israele, il tycoon è stato smentito dalla sua stessa intelligence.
Secondo le agenzia americane, infatti, la leadership iraniana è ancora in gran parte intatta, si è ricompattata attorno al figlio dell’ayatollah e non rischia di crollare nell’immediato. Stando ad un’esclusiva della Reuters, una «moltitudine» di rapporti di intelligence ha stabilito che il regime non è in pericolo di collasso e «mantiene il controllo del popolo iraniano».
Gli 007 hanno anche messo in dubbio la capacità dei gruppi curdi iraniani di sostenere una battaglia contro i servizi di sicurezza iraniani non avendo né i numeri né la potenza di fuoco necessari.
Source link




