Bolzano, il comune ora scrive alla Provincia: «Scuole infanzia, aumenti da rivedere» – Cronaca
BOLZANO. «Abbiamo deciso di scrivere una lettera alla Provincia, per chiedere di rivedere l’aumento delle tariffe del tempo prolungato nelle scuole dell’infanzia che colpisce in particolare il ceto medio. È vero che gli aumenti non riguardano solo le scuole dell’infanzia di Bolzano, ma sul capoluogo hanno una ricaduta più pesante. Perché c’è una differenza enorme tra il tessuto sociale della città e quello del resto della provincia, dove si può contare sull’aiuto dei nonni o comunque dei familiari, dei vicini di casa, degli amici».
Chi parla è il sindaco Claudio Corrarati che risponde così alle proteste delle famiglie bolzanine per l’aumento delle tariffe del tempo prolungato delle scuole dell’infanzia, deciso dalla Provincia e al quale il Comune si è dovuto adeguare seppur adottando la tariffa più bassa: 4 euro al giorno in più invece di 5. Gli aumenti scatteranno a settembre con l’inizio del nuovo anno scolastico: oltre 500 su 2.300 i bambini che utilizzano questo servizio.
Ma l’assessora Johanna Ramoser spera in un ripensamento da parte della Provincia: «Quei 4 euro in più al giorno sono troppi, chiediamo una riduzione».
La stangata
Per il tempo normale si tratta solo di un piccolo ritocco, visto che dagli attuali 78 euro mensili si passerà ad 81 euro (circa un 4% in più); la stangata riguarda chi sceglie il tempo prolungato, in quanto si passerà dai 102 euro di oggi a 160 euro (57% in più). La Provincia ha stabilito, per ogni pomeriggio di frequenza, una tariffa che può variare da un minimo di 4 ad un massimo di 5 euro. Il Comune, come detto, ha scelto la cifra più bassa: 4 euro in più. Rispetto ad oggi, che i genitori devono scegliere tra tempo normale e tempo prolungato, dall’inizio del prossimo anno scolastico potranno decidere quanti giorni della settimana mandare i figli al tempo prolungato e pagare di conseguenza. Detta così sembra un vantaggio, di fatto non lo è. Perché è vero che, nel caso in cui si optasse per due pomeriggi alla settimana, la tariffa mensile sarebbe più o meno quella di oggi; ma visto che in genere chi sceglie il tempo prolungato lo fa per una questione di necessità, chiede cinque giorni su cinque e si troverà a pagare 160 euro al mese invece che l’attuale quota fissa di 102 euro.
Ricordiamo che la tariffa delle scuole dell’infanzia non è legata al reddito della famiglia, riduzioni sono previste solo per chi riceve il minimo vitale e per il secondo figlio. Per bambini immunodepressi, l’assessora Ramoser ha previsto la restituzione di metà della tariffa a fine anno.
Le proteste
Di pochi giorni fa le proteste dell’opposizione in consiglio comunale, preoccupate perché ad essere penalizzate ancora una volta saranno le famiglie del ceto medio, dove per scelta o più spesso per necessità si deve lavorare in due. Di qui la richiesta di cercare all’interno delle pieghe del bilancio di coprire i maggiori costi. Qualcosa di simile era stato fatto solo pochi mesi fa con le rette delle case di riposo. La Provincia ha deciso gli aumenti, per far fronte ai maggiori costi del personale dopo che, dal primo gennaio, anche per chi lavora nei servizi socioassistenziali è entrata in vigore la possibilità, già prevista per il personale infermieristico, di optare per un orario ridotto (da 38 a 36 ore alla settimana) a parità di stipendio. In quel caso la Provincia ha deciso di aumentare le rette, ma il Comune, per non pesare su ospiti e familiari, ha scelto di non ritoccare per l’anno in corso le rette delle case di riposo comunali, accollandosi una maggiore spesa di circa 450 mila euro. Ma per le scuole dell’infanzia a quanto pare non era possibile trovare altre risorse nel bilancio comunale; di qui la decisione di chiedere l’intervento della Provincia. Anche in risposta alle proteste, che abbiamo pubblicato sul giornale di ieri, dei genitori delle scuole dell’infanzia Città dei Bimbi, Positano e Druso Est.
Alleanza delle famiglie
In campo anche Christa Ladurner, portavoce dell’Alleanza per le Famiglie: «Già l’aumento in sé è pesante: si parla di 60 euro in più al mese rispetto ad oggi. Ma è ancora più gravoso se si pensa che si aggiunge al costo della vita a Bolzano, uno dei capoluoghi di provincia tra i più cari, se non il più caro d’Italia. Le coppie sono costrette a lavorare in due e possibilmente full time, perché diversamente non ce la fanno a far fronte a tutte le spese. Hanno quindi bisogno del tempo prolungato. Per questo un aumento così forte si fa sentire sul budget familiare. Tanto che c’è il rischio che qualcuno, soprattutto donne, si licenzi, perché a certi livelli appare più vantaggioso, almeno al momento, vivere di sussidi che lavorare, salvo poi ritrovarsi con pesanti buchi contributivi e pensioni da fame.




