Cultura

Oggi “Love Travels At Illegal Speeds” di Graham Coxon compie 20 anni

Messo a confronto con “Love Travels At Illegal Speeds”, il precedente “Happiness In Magazines”, pur se ottimo, finisce per sembrare solo una prova generale.

È così perché, in questo secondo disco prodotto da Stephen Street, Graham Coxon riesce sia a spingere al massimo le sue qualità artistiche di compositore, chitarrista e performer, sia ad abbracciare ogni sua umanissima timidezza, goffaggine e imperfezione.

L’esito, praticamente un superpotere, alimenta un’opera che fa di velocità e spigolosità il suo tratto essenziale riuscendo, allo stesso tempo, a tenersi lontanissimo dalla superficialità.

Lo si intuisce immediatamente: “Standing On My Own Again” è una specie di incipit in medias res – tesa, nervosa, armonicamente irresistibile – e da lì in avanti “Love Travels At Illegal Speeds” si lancia in una serie di momenti power pop / punk che sono tanto in debito con la tradizione anglosassone di stampo seventies (tra i richiami più evidenti: Elvis Costello, Buzzcocks) quanto freschi e vividi.

Così, Coxon finisce per tratteggiare un panorama dominato da un rollercoaster emotivo fatto di gelosie (“What’s He Got?”), desideri clandestini (“Don’t Let Your Man Know”), voglia d’isolamento (“I Don’t Wanna Go Out”), improvvisi istinti di repulsione (“Can’t Look At Your Skin”), ottimismi assai improbabili (“You & I”) e sfide alla sincerità (“Tell It Like It Is”).

Quando rallenta, “Love Travels At Illegal Speeds” lo fa mantenendosi essenziale (“Just A State Of Mind”, “Don’t Believe Anything I Say”), introducendo giusto un bagliore di psichedelia (“Flights To The Sea (Lovely Rain)”) e di ossessività sonora (“See A Better Day”).

Presi insieme, “Happiness In Magazines” e “Love Travels At Illegal Speeds” sfidano apertamente – e con molta convinzione – la convinzione che la legacy di Graham Coxon sia legata necessariamente ai Blur. Anzi, finiscono per dare molta ragione a quella parte del suo istinto artistico che, per un certo periodo, finì per allontanarlo dal progetto.

L’articolo nella siua forma originale lo trovate su ‘Non Siamo Di Qui’ che ringraziamo per la gentile concessione

Pubblicazione: 13 marzo 2006
Genere: Alternative rock
Lunghezza: 50:40
Label: Parlophone
Produttore: Stephen Street

Tracklist:

Standing on My Own Again
I Can’t Look at Your Skin
Don’t Let Your Man Know
Just a State of Mind
You & I
Gimme Some Love
I Don’t Wanna Go Out
Don’t Believe Anything I Say
Tell It Like It Is
Flights to the Sea (Lovely Rain)
What’s He Got?
You Always Let Me Down
See a Better Day


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