Umbria

In Umbria più negozi per abitante che nel resto d’Italia

In Umbria il commercio al dettaglio mantiene una densità superiore alla media nazionale, con oltre 10.300 negozi in sede fissa per i quali l’attività commerciale rappresenta l’attività principale. A questi si aggiungono circa 4.100 esercizi che operano nel commercio al dettaglio come attività secondaria, quasi 1.900 operatori ambulanti e oltre 900 attività “fuori negozio”, comprendenti vendite via internet, distributori automatici e consegne a domicilio. Completano il quadro circa 2.800 operatori all’ingrosso, quasi 3.800 intermediari commerciali e circa 2.500 esercizi legati al settore auto tra vendita e riparazione.

La densità dei negozi in Umbria è pari a 12,1 esercizi al dettaglio ogni mille abitanti, contro gli 11,3 della media nazionale, mentre le attività commerciali secondarie registrano un valore di 4,8 contro 4,1. Anche la presenza degli intermediari commerciali supera la media italiana (4,4 contro 3,6), mentre il commercio all’ingrosso risulta leggermente meno diffuso rispetto al contesto nazionale. Questa capillarità riflette la struttura insediativa regionale, caratterizzata da piccoli centri urbani e da una distribuzione abitativa diffusa, che favorisce il commercio di prossimità e rende il modello commerciale umbro “fortemente policentrico e diffuso”.

Il settore contribuisce in maniera significativa all’economia regionale: nel 2023 il valore aggiunto del commercio ha raggiunto 3.025 milioni di euro, pari al 12,5% del totale regionale, con 55.800 occupati e circa 98,7 milioni di ore lavorate, valori tutti superiori alla media italiana. La crescita del valore aggiunto reale dal 2007 al 2023 è stata del 31%, oltre 3 punti percentuali in più rispetto all’Italia, indicando una performance più dinamica del commercio umbro sul medio-lungo periodo, sebbene la produttività per addetto resti inferiore al dato nazionale.

La composizione occupazionale conferma il ruolo centrale del lavoro nella performance del settore: quasi il 53% dei lavoratori del commercio al dettaglio è costituito da operai, mentre il 37,7% da impiegati; quadri e dirigenti, pur presenti, rappresentano una quota residuale. Nel commercio al dettaglio, le retribuzioni medie annue restano generalmente inferiori alla media nazionale, con operai e apprendisti che registrano valori leggermente superiori al dato italiano, e quadri e dirigenti che subiscono penalizzazioni importanti, rispettivamente fino al 43% e al 30%.

La combinazione tra elevata capillarità dei punti vendita e minore produttività per addetto rende il settore un elemento strategico per la vitalità economica regionale, ma al contempo segnale delle sfide legate alla modernizzazione organizzativa e alla valorizzazione delle competenze.

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