Due architetti italiani disegnano il centro paralimpico ucraino
Sotto le bombe e gli attacchi dei droni, l’Ucraina riesce ancora a pensare al futuro. Nell’ambito dell’iniziativa “Cento idee per cento città” per la ricostruzione del Paese, il progetto per il nuovo centro di preparazione paralimpica nazionale, che sorgerà a Shatsk, al confine con la Bielorussia, ha la firma dello studio milanese Ifdesign degli architetti Ida Origgi e Franco Tagliabue. Che ricorda: «Abbiamo presentato la nostra proposta nell’autunno del 2024, all’interno di una consultazione internazionale e siamo stati premiati: è un’iniziativa volta a sensibilizzare l’opinione pubblica e i progettisti di tutto il mondo sulle necessità dell’Ucraina».
Il Paese ha una trentennale pianificazione nell’ambito dello sport paralimpico, tanto da aver costruito su tutto il territorio nazionale centri di preparazione fin dall’indipendenza (1991), che hanno portano gli atleti ucraini a primeggiare nei medaglieri sia estivi che invernali (sesti a Parigi 2024; secondi a Pechino 2022, dietro all’irraggiungibile Cina). A maggior ragione, dopo quattro anni di guerra, l’Ucraina sa che si ritroverà migliaia di giovani mutilati dal conflitto e, come l’esperienza insegna, lo sport è veicolo di rinascita: «Abbiamo ideato quattro piste abbracciate da una duna verde sopraelevata – spiega l’architetto –; le stanze girano attorno a due patii di modo che ci sia osmosi fra le aree e chi le frequenta. C’è un centro riabilitativo con due piscine, una zona per la fisioterapia, una palestra coperta, fruibile d’inverno. Soprattutto abbiamo pensato alla bellezza e immaginato il centro aperto a tutta la comunità, nel tentativo di trovare equilibrio fra privacy e socialità, senza ghettizzare nessuna delle due parti. Così ribaltiamo i mondi: le persone con disabilità hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno delle loro esperienze, della loro testimonianza».
Il tentativo di commistione di mondi è la cifra dello studio Ifdesign: ci sono gli impianti sportivi, ma anche la parte ricreativa con cinema e ristoranti, e, in fondo, è quanto avviene negli stadi di ultima generazione. In questi termini, il riferimento architettonico, per il quale l’Ifdesign ha ricevuto l’Italian Architects of the Year 21-22, è il Centro socioeducativo per persone diversamente abili Noivoiloro di Erba (Como): «Abbiamo ribaltato il concetto di fascia fragile. La fragilità non è solo peso sociale, ma opportunità. La struttura non ha avuto finanziamenti pubblici, e, grazie agli eventi organizzati dalla Onlus Noivoiloro, sono state recuperate le risorse finanziarie. Oggi, il centro diurno ospita trenta ragazzi che svolgono varie attività, maturano autonomia, in osmosi con la città intorno». Concetto declinato anche nel progetto ucraino.
Adesso si pone il nodo delle risorse, in un contesto senza orizzonti di pace. Il progetto sarà collocato in un contesto di finanziamenti europei o più probabilmente statunitensi e, certo, la cifra non cambia: la stima preliminare ipotizza un budget di 40 milioni di euro. Cifra importante ma irrisoria se confrontata con quella – peraltro mai resa nota – che la Cina ha investito per costruire il suo immenso centro di preparazione paralimpica, alle porte di Pechino. L’ha voluto per non sfigurare alle Paralimpiadi in casa del 2022: 22 ettari (cioè più di trenta campi da calcio) che sono valsi 61 medaglie (una sola medaglia, quattro anni prima a Pyeongchang 2018). I numeri dell’Ucraina non sono questi, ma grande è il desiderio, dopo troppo dolore, di stare insieme, di mescolare mondi. Finalmente in pace.
Source link




