Toscana

Centro sinistra chiuso a riccio su Ceccarelli


È probabilmente un recordman della storia del Comune di Arezzo. Ad aprile presenterà il suo sedicesimo bilancio consuntivo come assessore al bilancio. I primi cinque con la giunta del sindaco Luigi Lucherini, gli altri undici nei due mandati di Alessandro Ghinelli che stanno per terminare. Proprio il primo cittadino lo scelse e lo riconfermò come uomo di fiducia, il tecnico dei tecnici attento alle finanze dell’amministrazione.

E dopo questa lunga esperienza da professionista del settore prestato alla gestione della cosa pubblica, adesso Merelli sta cambiando abito e vestendo quello del politico. È infatti stato scelto come l’uomo forte, il traino, il capolista di Fratelli d’Italia.

“Si confermo – spiega Alberto Merelli – dopo gli ultimi 11 anni di attività amministrativa passati come assessore in quota sindaco per le mie competenze tecniche, ho un discreto cambio d’abito, scendo in campo, direbbe qualcuno, considerando che nelle ultime due consiliature non ero stato candidato, ma è giusto misurarsi in questo nuovo percorso cercando di dare il mio miglior contributo possibile.”

Pronto per la campagna elettorale quindi, come sarà impostata? “Io credo che debba essere tenuto come riferimento una città, quella di Arezzo, in notevole cambiamento. Molto diversa rispetto anche a 11 anni fa, che si sta muovendo in traiettorie diverse per molte motivazioni. Per citarne due la natura demografica, una città dove ogni mille persone che muoiono ne nascono solo 500, dove la popolazione degli ultra 66enni è molto più alta di coloro che hanno fino ai 25 anni, una città che progressivamente invecchia e questo è molto importante per un Comune che deve erogare servizi per le fasce anagrafiche con interventi finalizzati. Inoltre la presenza degli extracomunitari che rappresentano il 13% della popolazione. Questo ha risvolti demografici, ma anche economici visto che il 20% delle aziende iscritte al registro delle imprese hanno proprietari extracomunitari. Questi aspetti modificano il tessuto demografico ed economico della città e la programmazione del Comune ne deve tenere conto. Per questo va approntato un programma per capire la città e stabilire come il Comune deve muovere.”

Che bilancio fa del suo mandato? Come lascia le finanze dell’amministrazione? “Ad aprile sarò al mio 16esimo bilancio consuntivo, ho ricoperto la funzione di garantire le risorse finanziarie agli assessorati, io ho gestito le entrate e gli altri assessori sono stati operativi sul fronte della spesa, quello al bilancio è un assessorato sui generis che ha anche il compito di conservare l’equilibrio e la stabilità finanziaria dell’ente. Penso di esserci riuscito, garantendo risorse importanti alla macchina comunale con equilibrio. I nostri bilanci sono sempre con avanzo arrivati anche a 12, 13 milioni di euro frutto anche dei contributi covid che sono stati spesi con lentezza. Il Comune di Arezzo è quindi in discreta salute finanziaria. Ne sono soddisfatto.”

E la prossima dovrà essere un’amministrazione dove prevale l’innovazione o la continuità? “Le parole continuità e discontinuità non mi appassionano, ogni amministrazione ha storia a se, sindaci diversi e giunte, consigli comunali diversi, programmi diversi, con caratteristiche e focus specifici. Farà la differenza il programma elettorale per dare le migliori risposte ai cittadini, avendo risorse disponibili limitate alle quale dare una certa priorità, l’ordine della priorità fa la differenza.”

Come si costruirà la lista di Fdi? “È in corso la sua composizione, ci saranno alcune figure storiche, altre nuove, uomini e donne, molti dei consiglieri comunali si ricandideranno. Una rappresentativa di persone che hanno voglia. E spero che in caso di vittoria del centro destra, tra consigliere comunale e giunta ci sia più osmosi, più gioco di squadra, perché possa recuperarsi quel ruolo di presenza nel territorio. Io sono uno di quelli amareggiati dall’eliminazione delle circoscrizioni, un vero momento di partecipazione democratica, importanti per la verifica dell’azione amministrativa in tema di manutenzione del territorio ad esempio.”

Cosa ne pensa del percorso che ora vi vede insieme a Comanducci e Gamurrini? “Il centro destra ha dimostrato di essere una comunità espansiva nei confronti delle realtà civiche del territorio. Il tentativo con Angiolini, con Graverini prima, dimostrano apertura espansiva e inclusiva. Comanducci permette di garantire il fronte del centro destra, dopo i segnali della base che chiedeva di riuscire ad avere l’unità del centro destra.”

 E come si fondono le liste civiche con i partiti tradizionali? “Tutti devono svolgere un ruolo propositivo nella programmazione, i partiti devono tornare ad assumere un ruolo importante di raccordo tra la base dei cittadini e la politica, così come anche la Costituzione, nell’articolo 49, prevede. Vogliamo rendere i cittadini partecipi tramite i partiti, andare alla definizione degli obiettivi e dei programmi, cosa a cui vogliamo lavorare fin da subito.”

Cosa ne pensava della candidatura di Angiolini? “Quello di Angiolini forse è stato un percorso veicolato in maniera da dar luogo a fraintendimenti, soprattutto presentazione ha smosso molti animi, ha creato diffidenza, forse è stata una sperimentazione politica troppo evoluta? Va detto, il popolo di centro destra si è mostrato refrattario a una proposta di questo genere.”

Il tema delle partecipate, tiene banco in questi giorni. Si darà corso alle nomine in scadenza oppure no? “Le scadenze sono previste dal codice civile, l’organo amministrativo decade con l’approvazione del bilancio, non sempre  le società riescono a chiudere i bilanci entro il 30 aprile, a volte vanno al 30 giugno. I tempi non sono troppo maturi per valutare quale percorso verrà intrapreso.”

E adesso un parere su ognuno dei candidati a sindaco. A partire da Michele Menchetti che ha conosciuto in consiglio comunale dai banchi dell’opposizione e che si candida con la Lista Indipendente. “Direi che ha un approccio critico un po’ troppo fine a se stesso, non mi è sembrato mai propositivo.”

Marco Donati, sempre come consigliere comunale di Scelgo Arezzo e candidato a sindaco delle liste civiche ormai da molto tempo. “Ha tenuto vivo il consiglio comunale con i suoi interventi, ha avuto un ruolo, l’ha fatto in maniera efficace, con impegno gliene devo dare atto. Non è stato inerme, ha dimostrato anche di essere molto presente nel territorio, va riconosciuto la capacità dell’avversario.”

Vincenzo Ceccarelli, candidato a sindaco della coalizione di centro sinistra. “Lo conosco dai tempi della giunta Lucherini, quando io ero io assessore al bilancio e lui presidente della Provincia, è un uomo di esperienza amministrativa di primo piano, non è certo la rappresentazione del nuovo che avanza. Il partito questo ha voluto, potevano essere più aperti a percorsi nuovi, invece loro si sono abbastanza chiusi a riccio e sono stati veramente impermeabili rispetto alle sollecitazioni dal mondo del centro sinistra nella sua interezza.”

Infine il candidato del centro destra, quello che avete scelto alla fine di un lungo percorso, Marcello Comanducci. “Ho passato con lui quasi 5 anni di giunta, e vissuto la gestione amministrativa da due ottiche diverse. Ha dimostrato intuizioni felici per la città. Credo che la sua carica innovativa possa essere utile in una nuova amministrazione, bilanciandola con le sensibilità e le progettualità di tutta la coalizione, creando percorsi virtuosi. Marcello ha queste capacità, è in grado di apportare capacità innovativa e propositiva nuova in questa fase.”

 

 

 

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