Avanzo-Barbieri (Neuberger Berman): “L’economia spaziale italiana cresce in doppia cifra”

Dalla “Space Economy”, fino agli sviluppi dell’intelligenza artificiale: la tecnologia ingloba una larga fetta del mondo degli investimenti. Ne abbiamo parlato con Marco Avanzo-Barbieri, Head of Intermediary Italia di Neuberger Berman.
Cosa si intende per Space Economy e come si lega al segmento della difesa?
“La Space Economy è generalmente l’economia dei satelliti. Ci sono oggi 11.000 satelliti in orbita, un numero in forte crescita anno dopo anno. I satelliti orbitanti intorno alla terra sono semre stati associati comunemente a fini militari, una concezione ancora più forte oggi con lo scenario geopolitico ed il ruolo che i satelliti militari giocano. Tuttavia, circa il 61% dei satelliti è in orbita per fini commerciali. La space economy dell’Ue è un mercato da 260 miliardi di euro con una crescita annuale sostenuta intorno al 7-9%. Anche l’Italia gioca un ruolo importante, l’economia spaziale italiana è oggi un mercato da 3 miliardi di euro con una crescita annuale a doppia cifra. Siamo il terzo contributore all’Esa, dopo Francia e Germania, e quinto paese con il più alto investimento spaziale in percentuale del Pil a livello globale. Abbiamo 500 aziende attive nel settore spaziale, con oltre 6.000 posti di lavoro legati all’economia dello spazio. Il Piano Strategico per l’Economia dello Spazio destina oltre 7 miliardi di euro di finanziamenti governativi per il periodo 2023-2027”.
Quali sono i rischi e quali le opportunità legate all’intelligenza artificiale?
“E’ ormai chiaro come l’intelligenza artificiale possa rivelarsi non soltanto un fattore di trasformazione, ma una forza capace di destabilizzare l’economia nel suo complesso. Ci troviamo probabilmente di fronte al ciclo di “distruzione creativa” più significativo che gli investitori abbiano mai vissuto. Quello che abbiamo osservato è un mercato che si sposta di bersaglio in bersaglio. E ogni volta si ripete lo stesso schema: vendere prima, ragionare dopo. Il nodo non è che gli investitori si facciano domande, è che i mercati vendano in modo indiscriminato, prima ancora che si formi una qualsiasi evidenza ragionevole su come la trasformazione, e la sua adozione, si sviluppi concretamente. Ne consegue che i movimenti dei prezzi finiscono per rispecchiare la paura e il posizionamento più che i fondamentali, penalizzando interi settori in un momento in cui vincitori e vinti – e le relative tempistiche – siano ancora tutti da definire. Adottare e integrare nuovi strumenti tecnologici richiede tempo, persino nei casi in cui l’incentivo è evidente. Ed è proprio questo scarto tra la reazione dei mercati azionari e la realtà operativa delle imprese a rendere la volatilità legata all’intelligenza artificiale una fonte tanto di rischi quanto di opportunità”.
Private equity: cosa aspettarsi dalle aziende software?
“Neuberger è una casa apprezzata soprattutto per i propri investimenti diretti di private equity, in particolare come co-investitore. Sebbene non sia possibile prevedere con certezza gli effetti a lungo termine dell’IA, riteniamo che le aziende software possedute da private equity, con prodotti differenziati, elevati tassi di retention, funzionalità mission-critical e/o barriere competitive legate ai dati rimangano ben posizionate per crescere nel breve e medio termine. I General Partner (gestori di Private Equity) al fianco dei quali investiamo sono specializzati, esperti e leader nei rispettivi settori. Oggi più che mai è fondamentale avere un approccio diversificato per settore, selettivo in ambito software e tecnologia, e focalizzato su aziende con vantaggi competitivi duraturi. La nostra attenzione disciplinata alla sottoscrizione a livello di singolo asset, alla leva conservativa e alle valutazioni di ingresso, al gestore di maggioranza giusto per quel asset, nonché alla creazione di valore a lungo termine, contribuisce a mitigare il rischio di ribasso preservando al contempo il potenziale di rialzo”.
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