Furti dei farmaci oncologici, il procuratore Borrelli: “Non erano scaduti, sottratti ai malati”. Ospedale di Melito non coinvolto
«Un delitto abietto, oltre che particolarmente oneroso per le casse pubbliche». Così il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli ha definito i furti di farmaci oncologici e salvavita scoperti nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di quattro persone accusate dei colpi messi a segno nel 2024 nella farmacia dell’ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo.
Il magistrato ha sottolineato come l’indagine abbia richiesto una stretta collaborazione tra più uffici giudiziari. «Le attività investigative svolte dai carabinieri – ha spiegato – sono state condivise con le Procure di Napoli e Benevento, che hanno proceduto quasi simultaneamente all’esecuzione di ulteriori provvedimenti restrittivi per reati di loro competenza, perché il gruppo operava principalmente nella provincia di Napoli». Borrelli ha inoltre chiarito che i farmaci rubati non erano scaduti, ma risultavano ancora pienamente validi al momento del furto.
Sicurezza carente all’epoca dei furti
Nel corso della conferenza stampa è intervenuta anche la sostituta procuratrice Chiara Greco. «I medicinali non erano certo lasciati alla mercé di tutti – ha precisato – ma non esisteva un sistema di videosorveglianza specificamente dedicato alla farmacia ospedaliera e, da quanto risulta, neppure un impianto di allarme». Durante le indagini è stata sentita anche la dottoressa Di Furia, responsabile della struttura, per ricostruire le modalità di gestione della farmacia. «Non è emersa alcuna criticità o responsabilità da parte dell’ospedale».
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