i genitori non resistono ed escono
CASTIGNANO Un’aula carica di emozione quella del Tribunale di Macerata, dove si è svolta una nuova udienza del processo per l’omicidio di Emanuela Massicci, la donna morta il 19 dicembre 2024 dopo essere stata picchiata dal marito Massimo Malavolta nella loro abitazione di Ripaberarda, frazione di Castignano.
Immagini forti
I momenti più difficili si sono registrati quando in aula sono state mostrate le fotografie della vittima e della casa in cui si consumò la tragedia.
Immagini troppo forti per i familiari di Massicci, che hanno scelto di lasciare l’aula, incapaci di assistere alla proiezione. Subito dopo sono stati ascoltati i parenti della donna. Il padre, Lodovico Massicci, ha raccontato davanti ai giudici di non aver mai avuto segnali di una situazione particolarmente tesa tra la figlia e il marito.
«Noi non sapevamo proprio niente di quello che è successo. Ci aveva detto che avevano il Covid e per questo non siamo andati a trovarli» ha spiegato con voce rotta dall’emozione. Poi l’appello finale alla corte: «Io chiedo solo che la Giustizia faccia il suo corso».
La difesa
Una ricostruzione che non coincide con la linea difensiva dell’imputato. L’avvocato Saveria Tarquini ha infatti sostenuto che il suo assistito avrebbe descritto ai periti una situazione familiare ben diversa. «Secondo me non erano una famiglia del mulino bianco. Massimo davanti ai periti ha raccontato una realtà diversa da quella descritta oggi in aula» ha affermato la legale, parlando di possibili tensioni all’interno della coppia. Nel corso dell’udienza sono stati sentiti anche i medici legali. Il consulente della difesa, Claudio Cacaci, ha concentrato la propria analisi sugli esiti dell’autopsia.
«Ho rilevato una frattura a livello della seconda vertebra cervicale che avrebbe potuto accelerare il decesso» ha spiegato, sottolineando come una scheggia ossea, a seconda della posizione, possa incidere sui centri vitali del respiro e del cuore. Non ha invece dubbi sulle responsabilità dell’imputato l’avvocato Nazario Agostini, che rappresenta i genitori della vittima costituiti parte civile. «L’ostensione di tutte queste lesioni sul corpo parla da sola e non si presta a interpretazioni diverse» ha dichiarato.
Il nodo
Secondo il legale il nodo del processo riguarderà la capacità di intendere e di volere dell’imputato: «Se c’è qualcosa su cui discutere è proprio il funzionamento dei meccanismi della psiche, perché quanto al fatto emerge con evidenza». Il procedimento è stato aggiornato al 26 marzo. Nelle prossime udienze sono attese le testimonianze dei consulenti che hanno eseguito la perizia psichiatrica su Malavolta, passaggio che potrebbe rivelarsi determinante per l’esito del processo.




