Marche

«Ha ucciso i genitori con crudeltà, Luca Ricci merita l’ergastolo»

FANO È rimasto sempre a testa bassa Luca Ricci in aula mentre la pubblico ministero Maria Letizia Fucci pronunciava la parola ergastolo. È la richiesta di condanna, insieme all’isolamento diurno per sei mesi e all’interdizione dai pubblici uffici, avanzata dalla pm nei confronti del falegname 50enne, reo confesso dell’omicidio dei genitori ultrasettantenni Lucia Marconi e Giuseppe Ricci. Per i legali della difesa, invece, Ricci va condannato ad una «pena di giustizia», diversa dall’ergastolo. 

I momenti tragici

Nella lunga requisitoria, Fucci ieri in Corte d’Assise a Pesaro ha ripercorso i tragici momenti di quella notte, tra il 23 e il 24 giugno 2024, come si è arrivati a quell’epilogo e ciò che ha fatto l’imputato nelle ore successive all’omicidio, per avvalorare la richiesta delle aggravanti (premeditazione, crudeltà, futili motivi, vincolo parentale). «Le vittime sono state uccise per pochi soldi e con crudeltà – ha detto la pm -. La madre è stata raggiunta in modo repentino e da dietro (soffocata con il filo del caricabatteria, ndr). E’ stata un’azione violenta, di grande intensità. Giuseppe Ricci (colpito alla testa con un martello mentre era a letto, ndr) si è svegliato, ha cercato di difendersi, con le braccia e con le mani».

Quella mattina il 50enne telefonò alle 8,20 alla polizia. «Fin da subito ha realizzato una serie di comportamenti finalizzati a depistare le indagini, ha simulato una rapina. Solo lui avrebbe potuto nascondere quel martello e lo Scottex nel pozzetto delle acque reflue». Una parte centrale della requisitoria è stata dedicata ai motivi legati all’efferato omicidio. «Ricci non ha mai fornito il movente, che è di carattere economico. Non aveva detto ai genitori dell’accordo in corso con il nuovo proprietario della casa».

C’era una soluzione

Una soluzione per l’ingente caparra chiesta per l’affitto, per la pm, si poteva trovare: «Ricci avrebbe potuto chiedere aiuto a un contesto familiare a cui poteva fare riferimento. Non aveva strumenti economici per far fronte all’impegno, e ha ucciso i genitori». La consulenza tecnica redatta dallo psichiatra Tobias Attili, consulente della difesa, per la Fucci «non ha alcun valore giuridico. Non si può fare una consulenza sulla personalità. Non vi sono evidenze che dimostrino uno stato emotivo alterato». 

Nella loro arringa, gli avvocati difensori Luca Gregori e Alfredo Torsani hanno richiesto l’esclusione di tutte le aggravanti, con la concessione delle attenuanti generiche da ritenersi prevalenti o comunque equivalenti sulla contestata aggravante del vincolo di parentela. «Resta un dramma umano, familiare e bisogna avere molto rispetto – ha premesso Gregori, prima di passare a contestare la premeditazione -. Luca Ricci non ha mai nascosto nulla ai genitori. Loro sapevano tutto delle difficoltà economiche. E’ arrivato in casa senza un’arma, l’ha trovata dentro. C’è molta confusione nella condotta di Ricci, altro che volontà di depistare le autorità. Che, oltretutto, lui stesso ha chiamato. Il processo si apre e si chiude il 24 giugno. Alle 19,15 confessa». 

L’alterazione emotiva

L’avvocato Torsani, ha prima “riabilitato” la consulenza di Attili, per poi ripercorrere la «storia di fallimenti di Ricci. L’attività lavorativa finita male, i debiti, il fallimento del matrimonio. L’attivazione emotiva può essere talmente forte che può incidere sul comportamento». Sull’aggravante della crudeltà, Torsani rileva che «non c’erano lesioni sulla signora Marconi, se non quella riconducibile al meccanismo asfittico. Tutti gli undici colpi inferti al padre sono rivolti al capo e funzionali al delitto. E’ pronto a pagare, ha chiesto scusa». Il 25 marzo eventuali controrepliche e la sentenza.




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