Nordio: “Bartolozzi sempre fedele, dimissioni per cose più serie”
Il caso Bartolozzi “è chiuso ormai”, ripete il ministro della Giustizia Carlo Nordio parlando al cinema Adriano di Roma a un evento organizzato dal comitato per il sì al referendum con gli studenti. E lo ribadisce anche in tv, lei è “una capa di gabinetto di grandissima esperienza, che ha accumulato l’esperienza politica con l’esperienza di magistrato, è sempre stata estremamente fedele ed estremamente laboriosa. Quindi dimissioni si chiedono per ragioni molto più serie di quella che invece può essere stata, come effettivamente è stata una voce da essere fuggita. Abbiamo già fatto un comunicato dove davamo atto di questo errore, la stessa dottoressa ha ammesso di avere sbagliato e si è detto molto rammaricata, direi che la cosa dovrebbe finire qui”, dice in un’anticipazione fornita da Realpolitik.
Il Guardasigilli quindi mette un punto sul caso Bartolozzi. Per poi passare a un altro caso: la polemica sulle parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, al Foglio riferite dal direttore Claudio Cerasa (“Faremo i conti dopo il referendum”). “Giustamente il capo dello Stato ha suggerito di abbassare i toni, cosa che io ho cercato di fare dal primo momento che ho accolto questo saggio suggerimento. Purtroppo, come si è visto anche stamattina con Gratteri, non sempre questi toni si abbassano. Però non bisogna neanche dare tanta più importanza a queste dichiarazioni rispetto a quella che hanno, tenuto conto che molto spesso vengono espresse in momenti concitati”, commenta Nordio. Per poi aggiungere: “Io penso che il ministro della Giustizia per quanto riguarda l’azione disciplinare debba avere una cautela particolarissima proprio per evitare anche il solo sospetto che la politica interferisca con la magistratura. L’azione disciplinare può essere esercitata dal procuratore generale della Cassazione, quindi se eventualmente vi fosse qualche elemento in tal senso sarà lui a decidere”. La frase di Gratteri al Foglio, quindi? “L’espressione ‘dopo il referendum faremo i conti’, letta così è un’affermazione estremamente grave. Allo stesso modo però, e parlo da garantista, bisogna sempre tener conto del contesto in cui queste espressioni vengono riferite e della vivacità della conversazione – aggiunge Nordio – Tenderei a escludere che un magistrato dell’esperienza di Gratteri possa addirittura minacciare di rappresaglia la stampa, sarebbe autogol così lampante e pernicioso anche per la causa che in questo momento lui sostiene. Per cui tenderei a interpretare con indulgenza queste affermazioni”.
Polemiche a parte, il Guardasigilli passa poi al referendum al voto il 22 e 23 marzo. “Ritengo che casi Garlasco, dopo la riforma che faremo a seguito di questa riforma, non ce ne dovrebbero più essere: perché noi attueremo il processo accusatorio. Se dovesse vincere il ‘no’, credo che non ci sarebbe più spazio per fare una riforma nel senso voluto da Giuliano Vassalli quaranta anni fa”. E ancora. La famiglia nel bosco. “Gli atti ispettivi si fanno quando a seguito di notizie, che non sono qualificate ma possono essere anche notizie di stampa oppure segnalazioni fatte da cittadini, è opportuno verificare se le procedure siano state rispettate. E questo non lo so finché non leggo le carte da cima a fondo – commenta il ministro – Le cose le leggono prima gli ispettori e poi le leggo io, ma sarebbe non solo prematuro, ma addirittura improprio se io anticipassi un giudizio senza avere avuto gli elementi per poterlo dare”.
Per finire, un commento su Sal Da Vinci, vincitore del festival di Sanremo che con la sua canzone “Per sempre sì” è stato accostato a una presunta propaganda per il Sì al referendum: “Purtroppo in questo momento sono molto occupato, poi io amo la musica classica, sono un beethoveniano e non seguo molto il festival di Sanremo. Circa 50 anni fa, sempre durante il periodo del festival di Sanremo, era imminente il referendum sul divorzio e fu censurata una canzone di Gigliola Cinquetti perché suonava così: ‘all’amore ho detto sì’. E poiché quel ‘sì’ sarebbe stato in un certo senso una persuasione occulta, hanno censurato la canzone – ricorda il ministro della Giustizia – Era il ’73 o ’74, ma me la ricordo bene perché ci ho scritto un articolo, a quell’epoca scrivevo su un giornale liberale”.
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