La partita iraniana: Washington e Tel Aviv forzano lo scontro
11.03.2026 – 14.00 – Premessa – L’attacco americano-israeliano contro l’Iran continua incessantemente. Sotto il profilo strettamente militare, la campagna aerea si è ulteriormente intensificata il decorso 10 marzo u.s., come preannunciato dalle forze statunitensi. In tale contesto viene riferito, tra molto altro, che le forze statunitensi hanno distrutto 16 navigli posamine iraniani vicino allo Stretto di Hormuz. Le forze israeliane hanno continuato a condurre attacchi aerei contro installazioni militari del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella città di Teheran, siti di produzione e stoccaggio di missili e diversi sistemi di difesa aerea nella città di Esfahan, un complesso industriale chimico nella città di Shokuhiyeh, nella provincia di Qom, e infrastrutture militari non specificate nella città di Shiraz. Attacchi congiunti hanno inoltre distrutto diversi radar e batterie di missili Hawk presso il sito di difesa aerea a reazione rapida Shahid Sattari, a Ghani Abad, a sud-est della città di Teheran, nonché lo Shahid Hemmat Industrial Group, che produce missili balistici a propellente liquido in un sito non specificato a ovest di Teheran.
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https://understandingwar.org/research/middle-east/iran-update-evening-special-report-march-10-2026/
https://idfspokesperson.substack.com/
Oggi concentreremo la nostra attenzione su quattro aspetti, alcuni dei quali non oggetto di specifica attenzione mediatica:
- conferenza stampa del segretario statunitense Pete Hegseth;
- duri attacchi mediatici del governo iraniano nei confronti dei vertici dell’Unione Europea;
- analisi dell’andamento del conflitto visto dallo Yemen;
- visita in Israele del ministro degli Esteri tedesco.
Lo faremo cercando di dare, come sempre, voce a tutti, senza esclusione di alcuno.
Conferenza stampa di Pete Hegseth
Il 10 marzo u.s. il Department of War statunitense ha diramato l’unito documento sulla situazione, con chiari e inequivocabili riferimenti alla strategia politico-militare americana nei confronti dell’Iran. Il documento, in particolare, appare meritevole di attenzione sia perché, in questa campagna, non vengono resi noti giornalmente gli esiti degli attacchi compiuti, sia perché in questo briefing vengono delineate apertamente le linee guida dell’operazione Epic Fury. Un discorso politico, nella prima parte, colmo anche di enfasi, che sembra maggiormente rivolto all’opinione pubblica americana, ma non solo. Dal sito del Department of War americano si legge testualmente: “La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi contro l’Iran per impedire allo Stato guidato dai terroristi di continuare a perseguire in modo sconsiderato l’acquisizione di armi nucleari, che spera di utilizzare per minacciare la patria americana. A quasi 11 giorni dall’inizio dell’operazione Epic Fury, il segretario alla Guerra Pete Hegseth afferma che gli attacchi statunitensi continuano a essere intensi, mentre le risposte iraniane diminuiscono. Oggi sarà, ancora una volta, il giorno più intenso per i nostri attacchi in Iran, ha dichiarato Hegseth durante una conferenza stampa al Pentagono. Il maggior numero di caccia, il maggior numero di bombardieri, il maggior numero di attacchi; un’intelligence più raffinata e migliore che mai. Da un lato, questo. Dall’altro, nelle ultime 24 ore l’Iran ha lanciato il minor numero di missili mai lanciato prima.
Il segretario ha detto ai giornalisti che gran parte di ciò che gli iraniani stanno facendo è lanciare missili contro i loro vicini in Medio Oriente, mettendo a rischio civili innocenti a causa di attacchi di rappresaglia. Gli [iraniani] sono disperati e in difficoltà. Da codardi terroristi quali sono, lanciano missili da scuole e ospedali… prendendo deliberatamente di mira innocenti… perché sanno che il loro esercito viene sistematicamente degradato e annientato, ha detto Hegseth. I vicini dell’Iran e, in alcuni casi, gli ex alleati nel Golfo Persico li hanno abbandonati. Anche i gruppi paramilitari iraniani come Hezbollah, gli Houthi e Hamas sono ormai in difficoltà, inefficaci o in disparte, ha affermato Hegseth. L’Iran è solo e sta perdendo gravemente, ha affermato il segretario. Al decimo giorno dell’operazione Epic Fury, stiamo vincendo grazie a una concentrazione schiacciante e incessante sui nostri obiettivi. Il segretario ha affermato che, sorprendentemente, la risposta dell’Iran dopo l’attacco iniziale degli Stati Uniti è stata quella di attaccare i suoi vicini. Il risultato, ha aggiunto, non è stato positivo per l’Iran. Il grande errore del regime iraniano è stato quello di iniziare a prendere di mira i suoi vicini, ha detto Hegseth. Penso che sia stata una dimostrazione della disperazione di quel regime… il fatto che continui a pensare che la sua via d’uscita sia quella di alienarsi ancora di più i partner arabi.
Quei vicini, ha detto Hegseth, hanno deciso invece di schierarsi con gli Stati Uniti. [Hanno] invece deciso di venire da noi e sono stati disposti a passare all’attacco, ci hanno dato accesso, basi e sorvolo in una nuova partnership che continuerà a trasformare la regione, ha detto Hegseth. Gli Stati Uniti hanno obiettivi a breve termine e chiaramente definiti in Iran. Primo, distruggere gli arsenali missilistici iraniani, i lanciamissili e la loro base industriale di difesa. Secondo, distruggere la marina iraniana. E infine, negare definitivamente all’Iran la capacità di possedere armi nucleari. Si tratta di una missione della massima autorità, portata a termine con una precisione schiacciante e incessante, ha affermato. Il generale dell’aeronautica Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto, ha condiviso gli ultimi dettagli tattici dell’operazione Epic Fury. Ad oggi, [il Comando Centrale degli Stati Uniti] ha colpito più di 5.000 obiettivi, ha affermato Dan Caine. I bombardieri dello Strategic Command degli Stati Uniti hanno recentemente sganciato decine di armi penetranti GPS da 2.000 libbre su lanciamissili interrati in profondità lungo il fianco meridionale. Inoltre, ha detto Caine, gli Stati Uniti hanno colpito diverse fabbriche utilizzate dall’Iran per produrre droni d’attacco unidirezionali.
Insieme ai nostri partner regionali lungo il fianco meridionale continuiamo a eseguire intercettazioni contro droni d’attacco unidirezionali, utilizzando caccia ed elicotteri d’attacco, ha affermato. I nostri attacchi dimostrano che abbiamo compiuto progressi significativi nella riduzione del numero di attacchi missilistici e con droni dall’Iran. Gli attacchi con missili balistici continuano a diminuire, del 90% rispetto al punto di partenza. Anche gli attacchi con droni sono diminuiti dell’83% dall’inizio dell’operazione, a testimonianza dell’efficacia dei difensori aerei e dei sistemi di difesa aerea. Per quanto riguarda l’eliminazione della marina iraniana, Caine ha affermato che la forza congiunta sta facendo sostanziali progressi. Finora, ha aggiunto, la forza congiunta ha eliminato più di 50 navi della marina iraniana utilizzando artiglieria, caccia, bombardieri e missili lanciati dal mare. Abbiamo colpito e affondato una nave porta-droni iraniana e il Centcom statunitense continua oggi a dare la caccia e colpire le navi posamine e gli impianti di stoccaggio delle mine, ha affermato Caine. Questo lavoro continuerà. Il segretario e il presidente Donald J. Trump hanno affermato che l’operazione Epic Fury non sarà un’iniziativa a lungo termine volta alla costruzione della nazione, e il segretario lo ha ribadito oggi. Questo non è un pantano infinito di nation building… non ci si avvicina nemmeno, ha detto Pete Hegseth. La nostra generazione di soldati non permetterà che accada di nuovo, e nemmeno questo presidente, che si è chiaramente opposto a missioni infinite e dalla portata nebulosa; quei giorni sono finiti. Invece stiamo vincendo in modo decisivo, con brutale efficienza, totale dominio aereo e un’incrollabile volontà di raggiungere gli obiettivi del presidente nei tempi previsti.
Rapporto completo nel link in descrizione:
https://www.war.gov/News/News-Stories/Article/Article/4429836/hegseth-says-us-attacks-intensify-under-epic-fury-while-iranian-responses-slow/
Duri attacchi del governo iraniano nei confronti dei vertici dell’Unione Europea
L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha diramato due distinte note nelle quali il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha attaccato frontalmente sia Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sia la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. In particolare, nel primo comunicato Esmaeil Baqaei, reagendo alle dichiarazioni di Kaja Kallas, ha dichiarato che: “Questa è ipocrisia e un palese doppio standard. La UE ha perso la sua bussola morale e politica, scegliendo ripetutamente di compiacere aggressori e criminali di guerra invece di affrontarli. Kaja Kallas dovrebbe riconoscere che l’Iran è sotto attacco da parte di aggressori brutali e ha tutto il diritto, secondo il diritto internazionale, di difendere il suo popolo. L’Iran non sta prendendo di mira indiscriminatamente i suoi vicini; sta colpendo le risorse e le basi militari utilizzate per compiere attacchi contro di esso. Gli Stati Uniti e il regime sionista hanno lanciato una campagna militare mortale e non provocata contro l’Iran in seguito all’assassinio del leader della rivoluzione islamica, l’ayatollah Seyed Ali Khamenei, nonché di alti comandanti militari e civili, avvenuto il 28 febbraio. Le forze armate iraniane hanno condotto duri attacchi di rappresaglia, colpendo obiettivi statunitensi e israeliani nei territori occupati e nei Paesi della regione con una raffica di missili e droni”.
Nel secondo comunicato, questa volta diretto a Ursula von der Leyen, Esmaeil Baqaei, in un post sul suo account X, ha dichiarato: “Per favore, risparmiate l’ipocrisia. Avete costruito la vostra carriera stando dalla parte sbagliata della storia, dando il via libera all’occupazione, al genocidio e alle atrocità, e ora riciclando i crimini di aggressione e i crimini di guerra commessi da Stati Uniti e Israele contro gli iraniani. Dov’era la vostra voce quando più di 165 innocenti iraniani sono stati massacrati nella città di Minab? Perché non dite nulla quando ospedali, siti storici, impianti petroliferi, quartieri generali della polizia diplomatica, stazioni dei vigili del fuoco e quartieri residenziali vengono presi di mira in modo così spietato? Il silenzio di fronte all’illegalità e alle atrocità non è altro che complicità. Scorrete le risposte sotto il vostro post e scoprite cosa pensa veramente la gente del vostro insabbiamento dei criminali”.
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L’andamento del conflitto visto dallo Yemen
L’agenzia di stampa yemenita SABA da giorni diffonde continui comunicati a difesa del regime iraniano, nonché valutazioni meritevoli di attenzione informativa perché verosimilmente concordate sia con Teheran sia con gli Houthi, noti anche come Ansar Allah (“Partigiani di Dio”), movimento armato sciita zaydita dello Yemen settentrionale. In tale contesto, e in sintesi, si afferma che: “L’Iran ha dimostrato di non essere un bersaglio facile, come gli aggressori avevano supposto. Ha assorbito il colpo iniziale e ha superato con forza la prima settimana di aggressione, emergendo come potenza dominante attraverso attacchi quotidiani e continui contro gli interessi dell’entità sionista e di Washington nella regione. Ciò ha prolungato la guerra, ribaltando le sorti a favore dell’Iran. Questo successo è stato possibile solo grazie a preparativi straordinari e all’esperienza acquisita nella guerra di 12 giorni, insieme al sostegno popolare alla leadership. I criminali di guerra Trump e Netanyahu credevano di poter vincere la battaglia al primo turno, sconfiggere l’Iran e cambiare il regime. Tuttavia, si sono imbattuti in un solido muro di difesa e coesione, rafforzato da intensi preparativi militari e da uno Stato con istituzioni costituzionali che hanno permesso alla leadership iraniana di colmare rapidamente il vuoto, ridistribuire le strutture decisionali e affrontare tutte le sfide dell’aggressione.” A livello nazionale, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il governo è in contatto diretto con i governatori di tutto il Paese, sottolineando che, sebbene le circostanze attuali siano eccezionali, non hanno interrotto le attività dello Stato.
Il presidente iraniano ha sottolineato che il dolore per il martirio della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Ali Khamenei, accompagnerà a lungo il popolo iraniano. Ha inoltre evidenziato che i crimini dei responsabili e il martirio dei più cari dell’Iran non indeboliranno la determinazione del governo della Repubblica Islamica dell’Iran nell’adempiere ai propri doveri e responsabilità. Teheran considera questa aggressione una “guerra esistenziale”, affermando di condurla sulla base di una strategia di “difesa offensiva”, trascendendo i vincoli e le linee rosse che in precedenza governavano la gestione del conflitto con Washington e Tel Aviv, per impedirne l’escalation. Il consigliere culturale e mediatico del comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), Hamid Reza Moghadamfar, ha affermato che l’Iran, a differenza di Stati Uniti e Israele, è pronto a condurre una guerra prolungata e che il passare del tempo è interamente a favore del Paese in termini di guadagni militari. L’agenzia di stampa Tasnim ha spiegato che le operazioni militari iraniane hanno colto di sorpresa il nemico e dimostrato la resilienza del regime e del popolo iraniano, sottolineando il fallimento di Israele e degli Stati Uniti nel raggiungere i loro obiettivi in questo scontro.
Secondo l’agenzia di stampa Tasnim, le forze americane e israeliane hanno commesso tre errori di calcolo, tra cui la convinzione che l’assassinio della Guida Suprema avrebbe portato al completo collasso del regime e che la guerra si sarebbe conclusa in soli tre giorni. Ha aggiunto che ciò che le forze aggressori hanno incontrato è stato un “Iran forte e invincibile”, confermando la fermezza dell’Iran e la sua continua resistenza contro l’aggressione militare. Per quanto riguarda le capacità militari, l’esperto iraniano Morteza Mousavi ha confermato ad Al-Araby Al-Jadeed che l’Iran possiede un’enorme riserva di missili, superiore a 200.000 unità, a medio e lungo raggio, immagazzinata in strutture sotterranee fortificate, simili a città missilistiche, dotate di silos di lancio e tunnel di trasporto. Mousavi ha aggiunto che tecnologie missilistiche pesanti, come il Khorramshahr-5, con testate superiori alle quattro tonnellate, sono pronte da oltre un decennio e che l’Iran possiede l’iniziativa nella selezione degli obiettivi e nella tempistica degli attacchi. Mousavi ha anche affermato che, dopo la guerra dei 12 giorni, l’Iran è riuscito ad aumentare la propria capacità di produzione missilistica da otto a dieci volte. Ha spiegato che Teheran ha sostituito le linee di produzione distrutte dai raid aerei con otto o dieci nuove linee distribuite geograficamente, alcune delle quali rapidamente importate da Cina, Russia e Bielorussia, rendendole meno vulnerabili agli attacchi. Lo scrittore di The Islamic Revolution: A Civilizational Movement, Mohammad Mustafa Shahin, ha affermato che la vittoria rimane alleata del grande popolo iraniano, la cui storia ha dimostrato la capacità di resistere alle sfide più grandi. La Rivoluzione Islamica, fondata dall’Imam Khomeini, non è semplicemente un sistema politico, ma un movimento di civiltà che combina fede, tecnologia, resistenza e sviluppo. Ha sottolineato che questa aggressione, che mira a rovesciare il regime, fallirà, proprio come sono fallite le guerre precedenti, perché si scontra con un popolo unito dietro i propri principi rivoluzionari.
Shahin ha inoltre scritto sul sito web dell’agenzia di stampa palestinese Watan che, nel contesto geopolitico, questo conflitto rafforza il ruolo dell’Iran come polo di resistenza nel sistema internazionale multipolare, sostenuto da Russia e Cina, che hanno chiesto la fine immediata dell’aggressione. Ha affermato: “La vittoria non è solo un trionfo militare, ma morale e culturale, poiché il popolo iraniano dimostra che la rivoluzione islamica è la via verso la vera libertà”. Lo scrittore George Haddadin ha affermato che l’Iran sconfiggerà inevitabilmente la cricca di Epstein e trionferà senza dubbio per diverse ragioni, prima fra tutte la liberazione dell’Iran dall’illusione di negoziare con l’amministrazione americana, la rapida risposta iraniana appena due ore dopo l’attacco e gli attacchi alle basi e agli interessi americani in tutta la regione. Ha aggiunto sul sito web Readings: “Le difese aeree americane non sono state in grado di proteggere le loro basi, per non parlare delle ripercussioni sul morale dell’esercito e della società americana, divisi su questa guerra. Non vedono alcun vantaggio in questo conflitto, contrariamente al programma isolazionista e allo slogan lanciato da Donald Trump nella sua campagna elettorale: ‘Nessuna guerra all’estero’”. In definitiva, l’Iran ha dimostrato eccellenti capacità militari nel colpire siti chiave nei territori occupati e basi militari americane nella regione, una capacità che ha smentito i calcoli americani e israeliani e ha ribaltato le sorti della guerra a favore dell’Iran, prolungandola. Questo prolungamento del conflitto ha dimostrato il fallimento di Stati Uniti e Israele nel raggiungere i loro obiettivi attraverso attacchi mirati alle posizioni di comando e ai centri sensibili. Ora, nella seconda settimana di guerra, l’Iran continua a colpire obiettivi americani e israeliani con forza e continuità, in più ondate durante l’intera giornata.
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https://www.saba.ye/en/news3662883.htm
10 marzo 2026: visita del ministro degli Esteri tedesco in Israele
La visita, decisamente inaspettata, del ministro degli Esteri tedesco in Israele indica la chiara volontà della Germania di schierarsi nel conflitto con l’Iran a fianco di Israele e degli Stati Uniti. Una decisione forte e inequivocabile, che rompe l’indecisione manifestata da diversi leader dell’Unione Europea e dagli stessi vertici di Bruxelles. Dal sito del ministero degli Esteri israeliano leggiamo testualmente che: “Il ministro tedesco Wadephul è il primo ministro degli Esteri a visitare Israele dall’inizio dell’Operazione Leone Ruggente. I due ministri hanno visitato il sito dell’attacco missilistico iraniano a Beit Shemesh e incontrato le famiglie delle vittime; hanno tenuto una riunione di lavoro presso il ministero degli Esteri a Gerusalemme e hanno poi rilasciato dichiarazioni congiunte ai media.
Discorso completo del ministro degli Esteri Sa’ar: ”Do il benvenuto a Gerusalemme al mio caro amico, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. Questa è la prima visita di un ministro degli Esteri in Israele da quando abbiamo lanciato l’operazione Leone Ruggente contro il regime iraniano. Credo che rifletta la nostra amicizia strategica con la Germania. La nostra azione congiunta con gli Stati Uniti contro il regime iraniano avviene in un momento in cui la comunità internazionale continua a non riuscire a impedire la proliferazione nucleare da parte di regimi folli. Ciò accadde a metà degli anni ’90 con la Corea del Nord. L’Asia orientale, compresi i nostri amici Giappone e Corea del Sud, sarebbe stata più sicura se i leader del passato avessero agito in tempo. Purtroppo, oggigiorno la realtà è irreversibile. Israele ha agito per impedire la proliferazione nucleare da parte di regimi folli. Nel 1981, sotto la guida del primo ministro Menachem Begin, Israele distrusse il programma nucleare di Saddam Hussein a Osirak. Allora la comunità internazionale condannò Israele. La stessa comunità internazionale formò in seguito coalizioni contro Saddam Hussein, nel 1991 e nel 2003. Alcuni di coloro che ci avevano condannato in seguito ci hanno ringraziato per aver reso possibili le loro operazioni. Non sappiamo cosa avrebbero fatto se Saddam Hussein avesse avuto armi nucleari. Nel 2002, a Washington DC, ho sentito dire da un funzionario di altissimo livello che l’America è fortunata che Israele sia intervenuto nel 1981. Nel 2007, Israele distrusse il reattore nucleare siriano del regime di Bashar al-Assad. Lo stesso dittatore che in seguito il mondo boicottò, che successivamente usò armi chimiche contro il suo stesso popolo e ne uccise molti. Immaginate cosa avrebbe fatto Assad con le armi nucleari se Israele non fosse intervenuto. Sarebbe sicuramente ancora al potere oggi. Lo scorso giugno, e nella nostra attuale operazione, Israele e Stati Uniti, sotto la guida del primo ministro Benjamin Netanyahu e del presidente Donald Trump, hanno agito per impedire al regime più pericoloso del mondo di ottenere l’arma più pericolosa del mondo. Abbiamo avviato la nostra storica operazione con gli Stati Uniti basandoci su informazioni di intelligence inconfutabili, secondo cui il regime stava pianificando di trasferire i suoi programmi nucleari e missilistici balistici in strutture sotterranee molto profonde. Dovevamo agire prima che raggiungessero l’immunità dagli attacchi aerei. Non agire era molto più pericoloso che agire, nonostante i rischi che ciò comportava. Stiamo assistendo ai feroci attacchi dell’Iran contro quasi tutti i Paesi della regione. Ecco come si comporta senza un ombrello nucleare. Immaginate cosa potrebbe fare se ne avesse uno. Il cancelliere Merz aveva ragione quando affermava che Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi. La comunità internazionale apprezza i risultati delle nostre azioni. Eppure, per usare un eufemismo, non sempre ci sostiene mentre agiamo. Ora, insieme agli Stati Uniti, stiamo impedendo la proliferazione nucleare e la corsa al nucleare nella regione più pericolosa del mondo. Per 47 anni il regime iraniano ha diffuso terrore e spargimento di sangue in tutto il Medio Oriente e oltre. Finanzia e arma i suoi Stati terroristici delegati: Hezbollah, Hamas e gli Houthi. Il regime è responsabile dei due enormi attacchi terroristici avvenuti a Buenos Aires negli anni ’90, che causarono 114 vittime e oltre 500 feriti. Un tribunale tedesco ha ritenuto il regime responsabile degli omicidi del 1992 nel ristorante Mykonos di Berlino. Lì furono assassinati a sangue freddo quattro leader dell’opposizione curda iraniana. Il Centro islamico di Amburgo è stato vietato dal governo tedesco nel luglio 2024, in quanto fungeva da base per il terrore del regime iraniano. L’Iran è l’ideatore degli attacchi terroristici contro le sinagoghe nelle città tedesche di Bochum ed Essen nel 2022 e nel 2023. Il regime sta reclutando bande criminali in tutta Europa per prendere di mira dissidenti iraniani, comunità ebraiche e diplomatici israeliani, da Londra a Stoccolma. Questo regime sta assassinando il suo stesso popolo. Per anni il regime degli ayatollah ha represso con violenza e crudeltà le ondate di proteste degli iraniani che chiedevano libertà. Impicca pubblicamente gli oppositori politici.
Esegue la pena di morte per donne e omosessuali. Questo tragico processo ha raggiunto il suo apice lo scorso gennaio, quando il regime malvagio ha massacrato probabilmente più di 30.000 dei suoi connazionali. I coraggiosi iraniani hanno lottato per la loro libertà. Ma la comunità internazionale non rispose alla loro richiesta di aiuto. Questo regime terroristico non può essere abbattuto senza il popolo iraniano, questo è chiaro. Tuttavia, senza un aiuto esterno, il popolo iraniano non può riconquistare la libertà. Egregio ministro, sotto la pressione iraniana, Hezbollah è entrato in guerra il 2 marzo, proprio come aveva fatto l’8 ottobre 2023. Lo ha fatto contro la volontà del popolo e del governo libanesi. L’ala militare di Hezbollah ha dichiarato venerdì: “Promettiamo il sangue puro del leader martirizzato, Imam Khamenei. Non abbandoneremo la resistenza, non abbandoneremo le nostre armi”. Da quando è entrato in guerra, Hezbollah ha lanciato oltre 800 missili e droni contro Israele, prendendo deliberatamente di mira la popolazione civile. Nell’ultima settimana gli attacchi provenienti dal suolo libanese sono stati più numerosi di quelli provenienti dall’Iran. I nostri cittadini del Nord vivono in un pericolo imminente, a volte troppo vicini perché le sirene possano allertarli dell’arrivo dei missili terroristici di Hezbollah. Il Libano non ha smantellato Hezbollah dal cessate il fuoco del novembre 2024, nonostante l’impegno preso in tal senso. Eppure c’è chi, nella comunità internazionale, ci consiglia semplicemente di convivere con uno Stato terroristico ai nostri confini e di abituarcici. Raccomando a quei predicatori: smettetela di farci la predica. Accoglieremo volentieri qualsiasi volontario della comunità internazionale disposto a smantellare Hezbollah. Finora nessuno, nemmeno la missione UNIFIL, ha fatto qualcosa di significativo per risolvere il problema. Purtroppo questa situazione dimostra l’esistenza dell’asse iraniano, formato e costruito come parte del suo piano per eliminare Israele. Saranno sconfitti. Egregio ministro, la Germania ha guidato il processo di designazione delle Guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC) come organizzazione terroristica nell’Unione Europea. Elogiamo la vostra leadership basata sui principi, in Europa e sulla scena mondiale. Credo che sia giunto il momento che i Paesi facciano il passo successivo, dal punto di vista morale, e recidano tutti i legami diplomatici con questo regime terroristico, che voi stessi avete definito privo di legittimità. Desidero ringraziare il cancelliere Friedrich Merz per il suo fermo sostegno a Israele e per il suo impegno nella lotta all’antisemitismo. E voglio ringraziarti, caro Johann Wadephul, per la tua amicizia e solidarietà. Grazie per essere venuto oggi in Israele.”
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https://www.gov.il/en/pages/fm-sa-ar-hosts-german-fm-johann-wadephul-in-israel-10-mar-2026
Conclusione – Un lontano ricordo liceale, sicuramente attuale: “Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, un servo; che il padre, impaurito, finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti e le stesse considerazioni dei vecchi e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.”
Platone, La Repubblica, Libro VIII.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
[s.d.]



