Sicilia

Mafia e sanità, arrestato e sotto processo ma Teresi era rimasto al suo posto

Per la Regione era una figura «indispensabile», tanto da restare al lavoro anche dopo avere raggiunto l’età pensionabile. Ma per la Procura Giancarlo Teresi, dirigente regionale già arrestato nel 2020 per corruzione e ancora sotto processo per quella vicenda – rimasto nonostante tutto al suo posto nella pubblica amministrazione – avrebbe piegato il proprio ruolo agli interessi di un imprenditore mafioso. È con l’accusa di corruzione aggravata dall’avere favorito Cosa nostra che l’ingegnere è finito in carcere insieme al boss di Favara Carmelo Vetro.

Teresi non è un funzionario qualsiasi. Per anni ha ricoperto incarichi di vertice nell’assessorato regionale alle Infrastrutture ed è rimasto al suo posto anche quando aveva già maturato i requisiti per la pensione. La Regione, con un decreto del 31 dicembre 2024, ha differito il termine di quiescenza prima al 30 giugno 2025 e poi al 31 agosto dello stesso anno. Successivamente ha ottenuto un ulteriore prolungamento fino ai 70 anni. In una conversazione intercettata il direttore generale dell’assessorato Infrastrutture, Salvatore Lizzio, gli chiede se abbia presentato la domanda per restare in servizio: «Senti una cosa ma tu la domanda l’hai fatta?». Teresi risponde: «No, la devo fare, prima di fare la domanda aspetto direttive».

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