Rosie Carney – Doomsday… Don’t Leave Me Here
Voglia di cambiare per Rosie Carney, apprezzata cantautrice inglese cresciuta in Irlanda che con album come l’esordio “Bare”e “I Wanna Feel Happy” ha ricevuto elogi da diverse riviste prestigiose, cimentandosi anche nell’ impresa di realizzare una sua versione di “The Bends” dei Radiohead nel 2020. “Doomsday… Don’t Leave Me Here” nasce dalla volontà di espandere il suo universo musicale unendo indie folk, pop, elettronica senza porsi limiti.

La scelta di affidarsi a due produttori come Ross MacDonald (The 1975) e Ed Thomas (FKA twigs, Cat Burns, Amaarae) è figlia della necessità di evolversi artisticamente, evidente sin dalle prime note di “Everything Is Wrong” dove la voce di Rosie Carney cerca nuove armonie in falsetto su un tappeto di sintetizzatori e chitarre decise. L’evocativa “Here” riflette sul passato e le scelte fatte, un brano alt pop ben costruito, con un arrangiamento dove la drum machine trasporta in un crescendo che culmina col ritornello.
Malinconie elettro pop quelle di “In My Blue”, altro brano che punta tutto sulla melodia, mentre in “Fragile Fantasy” l’elettronica pura è predominante e il ritmo sale leggermente. La riflessiva “Hope Like Hell” fa da ponte tra presente e passato, le radici indie folk e il momento attuale, con un’intensità delicata che nel finale lascia spazio a una performance vocale appassionata. L’art pop di “The Evidence” è il simbolo di tutto il disco, per la capacità di unire mondi musicali diversi con classe.
Affascinante dunque la metamorfosi di Rosie Carney che non si accontenta e con l’elettro pop di “Down”, “Sixteen” altro momento in cui ricordi, pianoforte e elettronica s’incontrano, l’atmosfera pop noir di “Love So Blind” e “Tethered” con il ritorno della chitarra acustica in un clima totalmente diverso dal passato riesce a raggiungere l’obiettivo che si era prefissa, cambiare senza rinunciare a se stessa.
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