Liguria

Tassa sugli imbarchi, Salis all’attacco: “Accordo firmato da Bucci e mai rispettato: persi più di 5 milioni ogni anno”


Genova. “Noi ci siamo trovati un accordo firmato dal sindaco Bucci, un accordo che non prevedeva la possibilità di mettere questa tassa ma che obbligava il Comune di Genova dal primo gennaio 2023 a mettere questa tassa. In virtù di questo obbligo che si era preso il precedente sindaco, il Comune di Genova ha ricevuto degli aiuti che altrimenti non avrebbe ricevuto. Questa tassa sarebbe dovuta entrare in vigore il primo gennaio del 2023, siamo al 2026. Noi, appena ci è stato fatto notare dal Ministero dell’Interno questo elemento, ci siamo messi in pari e siamo andati avanti con la documentazione. Chiaramente noi siamo per trovare un’intesa, siamo per trovare una soluzione. Abbiamo aperto un tavolo. Ho anche detto, credo nel modo più pacato possibile, che è un loro diritto fare il loro ricorso al TAR. Ognuno andrà per la propria strada, l’importante è che il Comune di Genova sia in regola con le richieste del Ministero. Ripeto, capisco che ci sono tante persone che non riescono a leggere oltre il titolo di un articolo di giornale, però il Comune non aveva la possibilità di mettere questa tassa, ci tengo perché è un passaggio importante: era obbligato a mettere questa tassa. E ogni anno che non l’ha messa, il Comune di Genova, quindi la cittadinanza, ha perso più di 5 milioni di euro“.

A dirlo a margine di un incontro questa mattina la sindaca Silvia Salis, che è tornata sull’argomento della applicazione della tassa sugli imbarghi, che prevede la riscossione da parte del Comune di Genova di 3 euro per ogni passeggero non residente in città per crociere e traghetti. Una scelta, quella di imporre questa tassa, che sta facendo discutere la città da mesi, ma le cui origini in realtà arrivano al 2022, quando fu firmato il dispositivo.

“Dal Ministero dell’Interno ci ha mandato questa sollecitazione nel periodo nel quale dovevamo approvare il bilancio – continua Salis – Quindi, improvvisamente ci è stato detto: “Guardate che se voi non vi mettete in pari su questa cosa, per la quale siete fuori da anni non potete ricevere i 12 milioni e mezzo di quest’anno, quindi la seconda rata dei 25 milioni l’anno che spettano ai comuni che hanno un forte sbilancio finanziario, non riceverete i 25 milioni dell’anno prossimo e non potrete fare l’adeguamento dell’IRPEF”. Quindi perdita totale: quasi 60 milioni di euro. E quindi ci siamo dovuti mettere in regola e anche iniziare le pratiche velocemente”.

“Stupisce che una destra che ha firmato questa cosa, quindi io suppongo l’abbiano letto anche se non ne sono così sicura, dovrebbe sapere che erano obbligati a farlo e non era una possibilità – conclude Salis – Perché ora ce la vendono come una tassa che non hanno voluto applicare perché loro sono contro le tasse: ecco, era un obbligo che si sono presi facendo perdere alla città 5 milioni di euro l’anno. Milioni di cui mi sembra che, vedete, tra lavori pubblici, stato delle cose insomma che ci sono da fare in città, ce ne sarebbe stato bisogno. Io semplicemente sto facendo l’interesse dell’amministrazione pubblica che rappresento e soprattutto leggo i documenti. Per cui se uno leggesse quel documento si accorgerebbe che è un obbligo che l’amministrazione si è assunto nel 2022, a fine 2022 su primo gennaio 2023″.




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