Protesta davanti al tribunale di Torino contro il ddl Bongiorno: “Senza consenso è violenza”
«Ci vogliamo libere, vive, ma anche felici». Con queste parole decine di attiviste e attivisti si sono ritrovati davanti al tribunale di Torino per protestare contro il ddl Bongiorno, al centro del dibattito politico e giuridico sul tema della violenza di genere, durante la giornata di sciopero nazionale transfemminista. Cartelli, striscioni e cori hanno accompagnato il presidio, organizzato da associazioni femministe e collettivi impegnati nella difesa dei diritti delle donne.
Al centro della mobilitazione c’è la critica alla proposta di legge, che secondo le manifestanti rischierebbe di indebolire il principio del consenso nelle norme che riguardano la violenza sessuale. «Senza consenso è violenza», hanno ribadito più volte durante la protesta, sottolineando come il consenso debba restare un punto fermo nella definizione e nella prevenzione delle aggressioni. «Se la violenza ha tante facce, noi abbiamo finito di porgere le nostre guance – dicono – La violenza che ci colpisce perché acquisiamo spazi di autonomia e libertà, perché diciamo no a una relazione. La violenza non è gelosia, non è patologia, non è amore, non è cura. È frutto di una cultura del possesso che non risparmia nessuna. Lo stupratore non è un malato, è un figlio sano del patriarcato».

Le attiviste sostengono che il disegno di legge, così come formulato, potrebbe rappresentare un passo indietro rispetto ai progressi compiuti negli ultimi anni sul piano giuridico e culturale. «Questo ddl fa a pezzi il valore del consenso e peggiora l’attuale normativa sulla violenza di genere», hanno dichiarato alcune partecipanti al presidio, chiedendo che si riveda il testo e si apra un confronto con associazioni e centri antiviolenza.
Durante il presidio sono intervenute rappresentanti di collettivi femministi, operatrici di centri antiviolenza e studentesse. «Le leggi devono proteggere le vittime e riconoscere la centralità del consenso», hanno spiegato dal megafono, evidenziando l’importanza di norme chiare che non lascino spazio a interpretazioni che possano mettere in discussione la parola delle persone che denunciano.
Il presidio davanti al tribunale è stato anche un momento di solidarietà e di rivendicazione collettiva. Tra i cartelli si leggevano frasi come «La libertà non si tocca», «Il silenzio non è consenso», «Il governo Meloni odia le donne». Le organizzatrici hanno sottolineato come la mobilitazione nasca dalla volontà di difendere i diritti conquistati negli anni grazie alle battaglie del movimento femminista.
Le donne con i manifesti si sono poi mosse in strada, ponendosi davanti all’ingresso del tribunale. «Vogliamo vivere libere, senza paura», hanno ribadito le manifestanti più volte durante il presidio. Durante la mattinata vengono scanditi gli slogan del movimento: «Insieme siam partite, insieme torneremo. Non una di meno».
La protesta di Torino si inserisce in un contesto più ampio di mobilitazioni e prese di posizione in diverse città italiane. Associazioni e gruppi femministi chiedono che ogni riforma legislativa sul tema della violenza di genere tenga conto del lavoro svolto dai centri antiviolenza e delle esperienze delle vittime, evitando modifiche che possano ridurre le tutele esistenti.
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