La fuga degli expat da Dubai tra animali abbandonati e richieste di eutanasia: la denuncia
Con l’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente e dopo i missili e droni lanciati dall’Iran verso diversi Paesi del Golfo — alcuni dei quali intercettati dalle difese aeree sopra Dubai, con frammenti caduti in città causando danni e almeno una vittima — l’ondata di panico sta spingendo molti espatriati a tentare di lasciare il Paese. E tanti si lasciano alle spalle i loro animali domestici, cercando di affidarli a qualcuno o abbandonandoli precipitosamente in mezzo alla strada. Peggio: le cliniche veterinarie denunciano di ricevere richieste di eutanasia per animali in perfetta salute, mentre i volontari dei rifugi raccontano di cani e gatti lasciati nel deserto e nelle abitazioni ormai vuote.
Le ragioni stanno in un mix di costi elevati, paura e ostacoli burocratici difficili da superare nel breve periodo. Organizzare il trasferimento internazionale di un animale richiede procedure che possono durare settimane o mesi: dall’applicazione del microchip alla vaccinazione antirabbica, fino al test sierologico che impone un’attesa di almeno ventuno giorni prima del viaggio. Molti residenti, colti di sorpresa dall’instabilità regionale e dalle limitazioni ai collegamenti aerei, con l’aeroporto di Dubai che ha riaperto ma funziona a singhiozzo, non riescono o non sono disposti a occuparsi degli amici a quattro zampe.
Claire Hopkins, una volontaria britannica impegnata nei soccorsi negli Emirati Arabi Uniti, testimonia l’esasperazione che sta travolgendo la comunità: “Abbiamo visto molto stress e panico tra i proprietari di animali domestici. Molti vogliono restituire gli animali che avevano adottato”. Definisce disgustose le richieste di soppressione ricevute dai veterinari, aggiungendo che le strutture di accoglienza sono ormai sature. La situazione è resa ancora più drammatica dalle condizioni in cui alcuni animali vengono ritrovati: gatti lasciati in scatole davanti alle porte con biglietti di scuse e cani legati ai pali della luce senza acqua né cibo.
Anso Stander, responsabile del santuario Six Hounds, racconta di aver ricevuto ventisette messaggi di richiesta di aiuto in un solo giorno: “Le persone ci dicono in modo molto educato e discreto che se non possiamo prenderli, li lasceranno”. Stander riporta anche episodi particolarmente crudi segnalati ai volontari, come il ritrovamento di un levriero Saluki legato così stretto a un lampione che il collare gli aveva squarciato la gola, e denunce di cani uccisi a colpi di arma da fuoco nel deserto tra gli Emirati e l’Oman, dove alcuni proprietari tentano la fuga via terra.
L’attivista Radha Stirling, fondatrice dell’organizzazione Detained in Dubai, osserva che questa crisi richiama alla memoria quella finanziaria del 2009, quando le auto di lusso venivano abbandonate nei parcheggi dell’aeroporto da chi fuggiva dai debiti: “Oggi vediamo persone che fuggono e lasciano i loro animali domestici perché non riescono a organizzare il trasporto in tempo”. Hannah Mainds, della RSPCA, lancia un appello affinché gli animali non diventino le vittime dimenticate del conflitto: “Gli animali dipendono completamente dai loro proprietari. Non possono capire perché la loro famiglia sia improvvisamente scomparsa”. Così, ai problemi si aggiunge l’indignazione per il destino di queste vittime silenziose. Influencer come Kady McDermott hanno espresso sdegno sui social, affermando che chi abbandona il proprio animale non dovrebbe mai più poter tornare nel Paese.
L’articolo La fuga degli expat da Dubai tra animali abbandonati e richieste di eutanasia: la denuncia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Source link




