In Emilia la “pax” tra i clan cutresi Arabia e Grande Aracri
Mano pesante della Dda di Bologna nei confronti dei tredici imputati coinvolti nel processo di rito abbreviato scaturito dall’inchiesta “Ten” contro il presunto clan Arabia, di matrice cutrese, attivo in Emilia. Nei loro confronti la pubblico ministero Beatrice Ronchi ha chiesto altrettante condanne davanti al gup del Tribunale felsineo, Sandro Pecorella.
La pena più elevata (20 anni di carcere) è stata invocata per l’ipotizzato capo della ’ndrina: il 60enne Giuseppe Arabia, detto “Pino u’ nigru”, nipote di Antonio Dragone, il boss di Cutro assassinato nel 2004 per volere del capoclan ergastolano Nicolino Grande Aracri.
Con l’operazione “Ten”, scattata il 12 marzo 2025 con sei arresti eseguiti lungo l’asse Reggio Emilia-Crotone-Cutro-Cirò Marina, la Procura antimafia di Bologna si disse convinta di aver disarticolato il gruppo criminale guidato dalla famiglia Arabia. Secondo gli inquirenti, in nome degli affari i contrasti con la cosca Grande Aracri di Cutro erano stati messi da parte.
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