Crollo arco degli innamorati, l’idea dell’architetto Gawlak
La notte di San Valentino, tra il 14 e il 15 febbraio 2026, la natura ha spezzato il cuore dei pugliesi: si è riappropriata dell’arco degli innamorati, diamante che impreziosiva lo specchio d’acqua di Melendugno, rendendo la destinazione salentina tra le più amate e desiderate da viaggiatori e fotografi internazionali. L’erosione costiera, le mareggiate e le forti piogge hanno frantumato l’indimenticabile ponte carsico che collegava i faraglioni di Sant’Andrea, sollevando l’urgente questione della messa in sicurezza delle nostre coste, sempre più fragili.
Se, però, ormai da settimane la politica regionale si interroga su come reagire al crollo della falesia e cercare di salvare le insenature che sfrangiano Adriatico e Ionio, c’è chi sogna di far rinascere l’arco degli innamorati, attraverso un progetto di rigenerazione rispettoso dell’ambiente. È l’idea di Matteo Gawlak, architetto di Maglie e residente a Dubai da circa un anno, dove ha sede il suo “Popuparch”, uno studio di visioni e design in continua evoluzione che si avvale del lavoro di professionisti provenienti da diversi background.
“Quando ho saputo del crollo dell’arco di Sant’Andrea mi si è gelato il sangue – racconta ai microfoni di Telebari – Lì ci sono tutti i miei ricordi, ogni anno d’estate ci torno. Da architetto salentino ho sentito il bisogno di dare una mano alla mia patria, mi sono sentito in dovere di proporre un’idea che non andasse a stravolgere ciò che resta dei faraglioni, ma a riconongiungerli esaltandone la naturale bellezza. Il progetto, che ho inviato tramite email ufficiali alla Regione Puglia e al Comune di Melendugno, si intitola ‘Madre Natura’. Va oltre l’architettura. Parla di casa, memoria e natura. Vedere uno dei monumenti naturali più importanti della mia terra, il Salento, crollare sotto la forza della pioggia è stato difficile da accettare. La natura aveva scolpito un’architettura unica e poi ha scelto di riappropriarsene. Questo intervento non cerca di ricostruire un simbolo. Sceglie invece di supportare la rigenerazione. Così ho ideato una leggera struttura reticolare di cavi che serve a rinforzare la roccia rimanente, mettendola in sicurezza e creando al contempo un percorso tubolare, attorcigliato, su cui installare vegetazione in grado di rimodellare lo spazio. Nel tempo, le stagioni ridisegneranno il progetto. I colori cambieranno. Le piante selvatiche prenderanno il sopravvento”.
L’architettura pensata dal salentino Gawlak non è costruzione, è cura: “So di diversi progetti presentati da miei colleghi che puntano a ricostruire l’arco di Sant’Andrea – spiega il 31enne – c’è chi pensa di poterlo rifare in pietra o addirittura in vetro. Mi sembrano idee un po’ scellerate che vanno a mortificare il panorama. Il sistema a rete che ho studiato potrebbe essere realizzato sia in metallo che in plastica, in ogni caso si tratterebbe di materiali trattati per resistere all’erosione e all’azione degli agenti atmosferici. Il torchon reticolare che collegherebbe i faraglioni rimasti sarebbe costruito in modo tale da durare nel tempo e potrebbe diventare un giardino unico al mondo, grazie alla vegetazione che verrebbe piantata, ovviamente autoctona. D’altronde, Sant’Andrea è un luogo ricchissimo di flora, una delle poche zone del Salento, assieme alla Baia dei Turchi, ad esser ricca di verde. Poi l’ondulatura strutturale servirebbe per dare resistenza alle oscillazioni e ai movimenti che ovviamente le rocce continueranno ad avere; è un progetto che potrebbe servire a evitare l’erosione costiera, i successivi crolli e salvaguardare ciò che resta. Ovviamente siamo solo dinanzi a un’idea – conclude l’architetto – il tutto per essere realizzato andrebbe sviluppato attraverso precisi studi sulla scogliera, per capire i punti di ancoraggio e accertarsi delle reali condizioni della roccia. Per il momento sono felice che le immagini del concept sui social stiano riscuotendo un grande successo… aspetto solo un feedback da parte delle Istituzioni pugliesi”.




