La ricerca avanzata del Centro di Budrio spinge gli snowboarder
CORTINA D’AMPEZZO
Temperature troppo alte ieri per la neve delle Dolomiti. Ma mica possono sciogliere i sogni di gloria degli snowboarder azzurri. Jacopo Luchini e Riccardo Cardani hanno superato la qualificazione nello snowboard cross SB-UL (cioè per atleti con disabilità a uno o entrambi gli arti superiori che pregiudica l’equilibrio) e oggi si giocano le medaglie contando anche sulle nuove protesi realizzate dal Centro Inail di Budrio. Luchini, nato con un’aplasia alla mano sinistra, e Cardani, al quale è stata amputata la mano sinistra dopo un incidente, ci contano: mesi di fatica e il lavoro sartoriale dell’istituto bolognese capace di dotarli di un arto superiore che favorisce maggiore spinta dal cancelletto e dà più equilibrio all’atleta.
La struttura dell’Inail, inaugurata nel 1961, accoglie invalidi sul lavoro e invalidi civili per dar loro nuove prospettive di vita e ha un’area ricerca che segue anche 24 atleti azzurri, sia estivi che invernali: «Gli studi per lo sport di alto livello – spiega Andrea Cutti, responsabile della ricerca applicata – diventano pratica quotidiana per tutti i pazienti che arrivano in Emilia». Il lavoro per le protesi degli snowboarder non ha lasciato nulla al caso anche perché il livello competitivo si è alzato tanto negli ultimi anni e i tecnici federali temono soprattutto i cinesi, atleti “tenuti nascosti” alle manifestazioni internazionali per poi monopolizzare i podi olimpici, attraverso i quali il regime di Xi Jinping fa propaganda.
«La complessità dei dispositivi di Luchini e Cardani – dice Cutti – deriva dal trovare la forma della parte terminale della protesi più adatta alle manopole dei cancelletti, che sono di varia natura, e dalla “tenuta” delle protesi sul braccio durante la spinta che va bilanciata con il comfort generale della protesi. Gli snowboarder hanno scelto soluzioni diverse, a dimostrazione di come ogni protesi nasce dall’ascolto degli atleti, veri driver dell’innovazione, usata poi su atleti amatoriali e pazienti». E, una volta trovata la protesi, si passa alla misurazione delle spinte, realizzata con la facoltà di Ingegneria dello sport dell’Università di Padova, guidata dal professor Nicola Petrone: le prestazioni sono monitorate con dinamometri posti sul cancelletto o sullo sci o sullo scarpone per determinare la spinta. Il progetto Olympia con l’ateneo ha portato anche a sviluppare un monosci per persone che iniziano a praticare sport invernali: è un guscio in fibra di carbonio, con struttura in titanio e alluminio e sistemi di sospensione in grado di ammortizzare a costi contenuti, per offrire un monosci entry level a 3mila euro, contro i 5-8mila dei monosci per sci alpino sitting (per persone con lesione spinale) di fascia medio alta. Tutto questo rientra nella missione del Centro di Budrio: fornire agli utenti la parte protesica per avvicinarsi allo sport come nuovo percorso di vita.
Gli azzurri d’élite sono ricerca avanzata che si fa quotidianità: a seconda dell’esercizio da compiere, servono piedi protesici diversi e i costi si alzano, ma ormai è stata sviluppata una lamina-accessorio in carbonio che si monta sopra il piede base per renderlo più o meno rigido. Questa soluzione, nata per gli sportivi, è stata proposta ai bambini che hanno rapidi tassi di crescita con conseguente necessità di cambiare protesi. Studio dopo studio, il progetto Olympia cresce grazie alle tecnologie digitali e in un network che lega Budrio a Usa, Germania, Regno Unito e Francia: «Per velocizzare le tecniche di laboratorio – spiega l’ingegnere – facciamo imparare all’Intelligenza artificiale come lavorano i tecnici, che così hanno più tempo per ascoltare il paziente e capire le sue esigenze: la macchina non sostituirà mai l’uomo, il meglio verrà dal dialogo». Come pure dalla stampa 3D per le protesi ma, ancora una volta, sottolinea Andrea Cutti «quel che conta – ed è il modello organizzativo del Centro – è un approccio integrato: dotare l’atleta di protesi e della consulenza, dal medico all’ortopedico, in tempo reale per evitare lesioni e garantire il massimo comfort». In fondo, quel che stanno facendo qui, a Cortina, i due tecnici Antonio Pujia e Massimo Rambaldi al seguito degli snowboarder azzurri. Nella speranza che il bottino di 33 medaglie vinte dagli azzurri seguiti dal Centro di Budrio nelle Paralimpiadi del passato possa oggi crescere ancora.
Source link




