Marche

«Indaga le contraddizioni della Storia»


URBINO Liliana Cavani, regista e documentarista, è tornata ad Urbino dopo decenni. Ieri ha ritirato il massimo riconoscimento di UniUrb, il Sigillo d’Ateneo. Questa la motivazione letta dal rettore Giorgio Calcagnini ad una platea numerosa: «Per aver esplorato con il rigore della studiosa le contraddizioni della Storia, sia nella dimensione intima dell’individuo, sia in quella corale della società». 

I successi

È stata la prima donna regista a ricevere il leone d’oro alla carriera a 80 anni dalla nascita del Festival “Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica” di Venezia. Qualcosa vorrà pur dire. Roberto Mario Danese, delegato del Rettore alle biblioteche e a Urbino University Press, dialogandoci ne ha disegnato e sottolineato «la modernità». Come ha ritrovato Urbino dopo tanto tempo? «Bellissima». È venuta qui per un’occasione importante, ricordare San Francesco. «La prima volta che mi sono avvicinata a questa figura è stata, come dire, una scoperta. Ero in libreria a Bologna, stavo andando a Roma, e ho trovato, in una bancarella, un libro sulla vita di questo santo, di un autore svizzero. Io vengo da una famiglia laica, quindi non avevo mai dato importanza a queste cose. Ho approfondito il personaggio via via. La ricerca medievistica su Francesco ha avuto degli sviluppi. Non era il santino che correva, che parlava con le rondini… C’era più complessità, è più modernità di quanto si credesse». Trasgressivo? «Più lo conosci Francesco, più capisci che è una persona straordinaria. Non è che poteva essere solo quello che parlava con gli uccelli. Quando enuncia la fraternità di tutte le creature è bellissimo. Ringrazia il Signore dell’acqua e tutto quello che c’è, e c’è tutta la bellezza della vita». È stata ospite dalle Clarisse di Santa Chiara come nel 2012. «Sono straordinarie e intelligenti». Di Francesco ha detto e Santa Chiara? «Ha fatto la rivoluzione. Le donne stavano a casa, aspettavano di essere maritate. Lei invece scappa da casa e rischia di brutto».

La storia

«La Storia va vista – prosegue – Noi andiamo a filmare le guerre, se poi le scuole non ne fanno uso, nessuno le vede». La sua critica agli insegnanti è dura, forse volutamente provocatoria: «Una gran parte ignora tante cose. E così siamo destinati a cadere sempre nelle stesse situazioni belliche». Non è uno sfogo personale: è la denuncia di un sistema che dispone di strumenti straordinari e li lascia inutilizzati.




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