“Tecnologia e batterie, così cambia il trasporto pubblico”
Dopo oltre vent’anni Roma torna a rinnovare davvero la sua flotta su rotaie. Nel deposito di deposito Atac di via Prenestina è stato presentato il primo dei 121 nuovi tram Urbos, i convogli di ultima generazione realizzati dall’azienda spagnola CAF – Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles destinati a ridisegnare il trasporto pubblico della Capitale.
Con un video pubblicato sui social, il sindaco Roberto Gualtieri ha mostrato l’arrivo del nuovo mezzo come un vero “unboxing”: porte che si aprono, cabina di guida digitale e interni moderni.
Un segnale simbolico che segna l’inizio della progressiva sostituzione dei tram storici — come gli Stanga e i Socimi — entrati ormai nella memoria dei romani ma sempre più difficili da mantenere in servizio.
I nuovi tram della “cura del ferro”
Il primo Urbos rappresenta l’avvio di una maxi fornitura destinata a rafforzare la cosiddetta “cura del ferro”, il piano di potenziamento del trasporto su rotaia collegato anche agli investimenti del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e ai progetti legati al Giubileo 2025.
I nuovi mezzi sono lunghi 33,5 metri e possono trasportare fino a 215 passeggeri. Sono completamente a piano ribassato, pensati quindi per facilitare l’accesso a persone con disabilità, anziani e passeggini.
Una caratteristica importante è la bidirezionalità: il tram ha due cabine di guida, una per ogni estremità. Questo significa che potrà invertire la marcia senza le tradizionali anse di ritorno ai capolinea.
Tecnologia da cabina di pilotaggio
Durante la presentazione, il sindaco ha mostrato la cabina di guida, dotata di una plancia digitale con diversi sistemi avanzati.
Tra le principali dotazioni:
Sistema anticollisione con radar e telecamere per rilevare ostacoli lungo il percorso
Schermi di diagnostica e geolocalizzazione per monitorare in tempo reale il mezzo e la posizione sulla rete
Controlli digitali integrati per la gestione di sicurezza e prestazioni del tram
Tram senza fili nel centro storico
La vera innovazione riguarda però la possibilità di viaggiare senza linea elettrica aerea. I nuovi Urbos sono infatti dotati di batterie che permettono di percorrere alcuni tratti senza catenaria.
Una soluzione pensata soprattutto per attraversare aree monumentali della città senza installare nuovi cavi sopra le strade storiche.
«Con due pulsanti si può scegliere se utilizzare la rete aerea oppure la marcia autonoma a batterie», ha spiegato Gualtieri durante la presentazione.
La sfida dei tempi PNRR
L’arrivo del primo tram segna solo l’inizio di un calendario serrato. L’azienda spagnola dovrà ora consegnare i mezzi con una media di tre al mese.
L’obiettivo è chiaro: almeno dieci nuovi tram operativi entro il 30 giugno 2026, condizione necessaria per rispettare le scadenze dei finanziamenti PNRR.
Prima di entrare in servizio, però, il nuovo Urbos dovrà affrontare la fase di prove tecniche e pre-esercizio, oltre a ottenere il via libera dell’ANSFISA, l’agenzia nazionale che certifica la sicurezza delle infrastrutture e dei trasporti.
Solo allora i romani potranno salire a bordo dei nuovi tram destinati a cambiare il volto della mobilità su rotaia nella Capitale.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.





