Ciclismo, storico poker di Pogacar alla Strade Bianche
L’anno scorso la sua vittoria era maturata tardi, con un attacco a meno di 20 chilometri dal traguardo, sul durissimo penultimo sterrato della Strade Bianche, quel Colle Pinzuto che da quest’anno porta il suo nome e si chiama ‘Settore Tadej Pogacar’. Quasi troppo tardi per uno come lo sloveno, abituato a divorare le corse, a farle a brandelli, a non lasciare neanche le briciole ai suoi avversari. Per questo, in un sabato di meteo clemente, ha rispolverato la sua perfidia antica, tornando letteralmente ai santi vecchi: come già aveva fatto nel 2022 e nel 2024, ha lanciato il guanto di sfida agli avversari sul settore di Monte Sante Marie, quando da Piazza del Campo mancavano ancora un’ottantina di chilometri. Arrivederci, e tanti saluti.
L’unico a rischiare di stargli dietro è stato Paul Seixas, il 19enne della Decathlon che in Francia già coccolano come nuovo ’Messià delle due ruote. Si è rifatto sotto a Pogacar, ha tenuto le sue ruote per qualche centinaio di metri. Come Icaro, però, si è avvicinato troppo al sole e si è scottato. Anche se, a differenza del mitologico figlio di Dedalo, non è colato a picco: con la spavalderia della sua adolescenza ha continuato a fare lui la ‘corsa degli umanì, quella per il secondo posto.
Sulla sua ruota si è piazzato il messicano Del Toro, luogotenente di Pogacar alla Uae, che non l’ha mai mollato. Ma sullo strappo finale di Santa Caterina, un drittone dalle pendenze terrificanti che taglia la Siena medievale, il giovane francese si è tolto lo sfizio di scrollarselo di dosso, chiudendo secondo a un minuto dallo sloveno – che nel mentre si era messo in modalità risparmio, in vista delle prossime fatiche primaverili – e negando la doppietta alla squadra emiratina. Fuori dai primi cinque sia Tom Pidcock, secondo lo scorso anno e stavolta settimo, sia Wout Van Aert, decimo. Migliore degli italiani Andrea Vendrame, sedicesimo.
Pogacar, con la generosità dei forti, ringrazia la sua squadra che «che ha svolto un lavoro incredibile, imponendo un gran ritmo. Sono felice di aver vinto, soprattutto per loro. Seixas ha cercato di seguirmi sul Monte Sante Marie, non è stato facile distanziarlo. Mi sono detto che sarei dovuto andare a tutta e così è stato. E’ il modo migliore di iniziare la stagione».
Fiato sospeso fino all’ultimo, invece, nella corsa femminile. Perdono contatto sia la vincitrice del 2025 Demi Vollering sia quella dello scorso Tour, Pauline Ferrand-Prevot: il loro gruppo inseguitore a un certo punto addirittura sbaglia strada e dice addio alle speranze di rimonta. Così, se la giocano davanti, e all’ultimo passaggio su Colle Pinzuto, Elisa Longo Borghini apre il gas. Le resta dietro solo la svizzera Elise Chabbey, che però le fa capire di non voler dare cambi: da dietro rientrano altre big.
A Santa Caterina è un tutte contro tutte come non si vedeva da anni. Ci prova Koch, poi Niewiadoma si rifà sotto assieme a Longo Borghini, che sferra l’ultimo attacco. L’italiana è in testa allo strappo, ma le avversarie sono con lei, le energie al lumicino e mancano ancora 400 metri. La polacca la sopravanza, poi da dietro arriva Chabbey e sorpassa tutte. All’ombra della Torre del Mangia la gloria è della svizzera, mentre la piemontese in maglia tricolore raccoglie un quarto posto che sa di beffa. «Ma è meglio provarci al 100% e perdere tutto che non provarci ed arrivare seconda».
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