India torna a comprare petrolio russo
NEW DELHI – Giovedì notte gli Stati Uniti hanno concesso all’India una finestra di un mese per ricominciare a comprare greggio russo e supplire alle mancate consegne di petrolio proveniente dal Medio Oriente dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Fatica sprecata. Le raffinerie indiane avevano già ricominciato ad approvvigionarsi da Mosca. Le scorte di greggio e prodotti raffinati di New Delhi non superano i 25 giorni, il che significa che non ci sarebbe o quasi il tempo di far arrivare in porto del greggio che non fosse già a bordo di una petroliera, pronto per essere consegnato al miglior offerente.
Da quando Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran, le raffinerie indiane hanno comprato più di 10 milioni di barili di greggio russo, e – a giudicare da quando le petroliere hanno iniziato a far rotta verso il Subcontinente – hanno iniziato a farlo anche prima di ricevere i via libera americano. Gli acquisti potrebbero proseguire anche nei prossimi giorni visto che i 10 milioni di barili diretti verso l’India sono solo una parte dei 15 milioni a bordo di petroliere sparpagliate tra il Mare Arabico e la Baia del Bengala a cui vanno aggiunti altri 7 milioni di barili fermi al largo di Singapore. Senza contare gli ingenti quantitativi in transito nel Mar Mediterraneo e nel Canale di Suez e diretti verso l’Asia.
A fare nuovamente incetta di greggio russo ci sono anche i colossi pubblici come Mangalore Refinery and Petrochemicals e Hindustan Petroleum. Quest’ultima stava prudentemente alla larga dal petrolio di Mosca dallo scorso dicembre. «I raffinatori potrebbero rapidamente aumentare di nuovo gli acquisti, spingendo nel breve termine i volumi oltre i 2 milioni di barili al giorno», spiega Sumit Ritolia, un analista di Kpler. Un eventuale ritorno a quel livello riporterebbe di fatto le importazioni indiane al picco registrato a metà del 2024, equivalente a circa il doppio di un mese fa.
Il ritorno agli acquisti di petrolio russo è relativamente semplice per le raffinerie indiane perché gli impianti sono già ottimizzati per quel tipo di greggio, ma è meno conveniente di un tempo. «I forti sconti osservati in precedenza – spiega Ritolia – potrebbero ridursi significativamente». Un mese fa il greggio degli Urali veniva acquistato a sconto di 15-20 dollari al barile rispetto al Brent, mentre oggi costa dai 2 ai 4 dollari in più.
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