Marche

«Buttato a terra e preso a calci per il cellulare»

ANCONA «Stavo tornando a casa dopo aver fatto la dialisi all’ospedale. Quando ero in piazza Cavour, mi si è avvicinato un gruppo di persone. Uno mi ha spinto a terra, un altro mi ha riempito di calci». Sono i frammenti della testimonianza resa davanti al collegio penale da un 40enne peruviano. Le botte subite gli avevano causato la frattura della gamba sinistra e un trauma cranico. Stando alla procura, quel gruppetto mirava al suo cellulare. Una rapina non riuscita, anche grazie all’arrivo dei passanti e delle forze dell’ordine.

Le accuse

In tre, tutti originari del Pakistan, erano stati immediatamente fermati. Solo uno, un 33enne difeso dall’avvocato Edoardo Masssari, è finito a processo con le accuse di tentata rapina e lesioni personali in concorso. Gli altri imputati sono stati dichiarati irreperibili nel corso dell’udienza preliminare: non si trovano più. E per giunta, stando a quanto emerso in aula, sarebbero stati loro ad avere un ruolo più attivo nel pestaggio del 40enne, che non si è costituto parte civile e che aveva avuto una prognosi iniziale di trenta giorni.

Il racconto

I fatti risalgono al 5 ottobre del 2022, attorno all’ora di pranzo. «Quel giorno – ha raccontato il peruviano – stavo tornando a casa dopo essere tornato dall’ospedale. Ho visto all’improvviso tre persone venire verso di me, non le conoscevo». Poi, l’aggressione: «Uno mi ha buttato a terra con una spinta. Un altro mi ha preso a calci la gamba» ha ricordato il 40enne. Il primo, quello della spinta, aveva una fasciatura al braccio. Il peruviano aveva cercato di difendersi come poteva, tanto che aveva resistito al tentativo di rapina. Qualcuno aveva provato a mettergli le mani nelle tasche, con l’intento di portare via cellulare e portafogli. I tre aggressori, anche a causa dell’avvicinamento dei passanti, si erano poi dileguati. Ma non abbastanza, dato che nel giro di pochi minuti erano stati braccati da una pattuglia dei carabinieri di via Piave e da una Volante, arrivata a supporto. «Ho visto delle persone barcollare e buttare a terra un uomo» la testimonianza di una bidella che passeggiava in piazza Cavour quel giorno.

E ancora: «Pensavo fossero amici, invece non era uno scherzo. Ho subito chiamato i carabinieri e il 118. Quando i militari sono arrivati, gli ho indicato l’aiuola dietro cui si erano nascosti gli aggressori». C’erano tutti e tre, compreso il pakistano con il braccio fasciato. Erano stati tutti identificati e portati in caserma. Il 21 maggio la sentenza. Il 33enne respinge le accuse: non avrebbe partecipato al massacro del peruviano.




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