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Xiaomi sfida Apple: nuovo chip ogni anno e AI anche nelle auto

Nel mondo degli smartphone si parla spesso di fotocamere e design, ma la vera partita si gioca sempre di più sotto la scocca, tra chip, sistemi operativi e intelligenza artificiale. Xiaomi sta preparando una mossa importante proprio su questi tre fronti, con un piano che punta a rendere l’ecosistema del marchio molto più coeso.

Dalle parole del presidente Lu Weibing emerge una strategia chiara: aggiornare ogni anno il proprio processore XRing, spingere sull’AI (chi l’avrebbe mai detto!) e portare un nuovo assistente intelligente anche fuori dalla Cina, con un occhio particolare alle auto elettriche del brand.

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Chip XRing: aggiornamento annuale in stile Apple

Xiaomi ha introdotto lo scorso anno il suo primo system-on-chip proprietario, chiamato XRing O1, realizzato con processo produttivo a 3 nanometri, una tecnologia oggi riservata ai prodotti di fascia più alta.

Lu Weibing ha spiegato che l’azienda punta a un ciclo di rilascio annuale per il chip XRing, una scelta che avvicina la strategia di Xiaomi a quella di Apple con la serie A e di Samsung con gli Exynos, invece di affidarsi solo a fornitori come Qualcomm o MediaTek.

Secondo Lu, il nuovo chip debutterà prima in Cina su uno smartphone in arrivo quest’anno, per poi arrivare anche sui modelli destinati ai mercati internazionali. In passato, un vicepresidente Xiaomi aveva frenato sulle tempistiche annuali, quindi questo cambio di passo indica un’accelerazione piuttosto netta.

Un SoC proprietario permette a Xiaomi di controllare meglio prestazioni, consumi e funzioni legate all’AI, integrandole in modo più stretto con il resto dell’ecosistema. Resta da capire quanto a lungo l’azienda riuscirà a mantenere il ritmo di un aggiornamento ogni 12 mesi, perché lo sviluppo di chip richiede investimenti e tempi molto impegnativi.

HyperOS, AI e chip: il trio nella stessa direzione

Oltre al chip, Xiaomi sta spingendo sul proprio sistema operativo basato su Android, HyperOS, già presente su diversi smartphone e su altri dispositivi del marchio.

Lu ha confermato che entro quest’anno Xiaomi combinerà per la prima volta in un unico dispositivo il chip XRing O1, HyperOS e un assistente AI sviluppato in casa.

Il lancio partirà dal mercato cinese, con l’obiettivo dichiarato di portare questa integrazione anche all’estero in un secondo momento.

Questa scelta va nella direzione di un ecosistema chiuso ma coerente, dove hardware, software e AI lavorano insieme. In teoria, questo approccio può offrire funzioni più fluide e personalizzate, ma aumenta anche la dipendenza dell’utente dall’ambiente Xiaomi, con tutti i pro e i contro che ne derivano.

Sul fronte degli investimenti, il CEO Lei Jun aveva già annunciato un piano da almeno 50 miliardi di yuan (circa 6,9 miliardi di dollari, poco più di 5,9 miliardi di euro) in 10 anni per lo sviluppo dei chip. Una cifra che conferma come l’azienda consideri il silicio proprietario un tassello strategico di lungo periodo.

Nuovo assistente AI per smartphone e auto fuori dalla Cina

In Cina, i dispositivi Xiaomi usano già Xiao AI, un assistente basato su modelli di intelligenza artificiale sviluppati internamente e pensato soprattutto per l’ecosistema locale.

Per i mercati internazionali, però, Xiaomi sta preparando un assistente AI dedicato, che non si limiterà agli smartphone ma arriverà anche sulle auto elettriche del marchio. Lu ha collegato esplicitamente il debutto di questo assistente al lancio delle EV Xiaomi in Europa, previsto dall’azienda per il 2027.

L’idea è portare un unico assistente che segua l’utente tra telefono e auto, creando continuità tra infotainment, navigazione, comandi vocali e gestione dei dispositivi connessi. È un approccio simile a quello che altri produttori stanno sperimentando, ma con il vantaggio di avere sotto controllo sia la parte mobile sia quella automotive.

Per l’estero, Xiaomi non intende però fare tutto da sola: Lu ha citato la volontà di collaborare con Google e di utilizzare i modelli Gemini come base per l’assistente internazionale, affiancandoli alle tecnologie interne. Una strategia che ricorda quella di Samsung, che integra più modelli di AI nei propri prodotti, sfruttando in modo consistente proprio Google Gemini.

Se Xiaomi riuscirà a bilanciare bene AI proprietaria e servizi Google, potremo vedere funzioni avanzate senza rinunciare all’integrazione con l’ecosistema Android tradizionale, ma molto dipenderà da come l’azienda gestirà privacy, localizzazione dei dati e adattamento alle normative europee.

Xiaomi vuole insomma smarcarsi dal semplice ruolo di produttore di smartphone e posizionarsi come fornitore di un ecosistema integrato di chip, software, AI e auto, e dobbiamo dire che per ora ci sta riuscendo bene. Per gli utenti, il vero valore si misurerà sul campo, quando questi tasselli inizieranno a lavorare insieme nella vita quotidiana, anche sul nostro mercato magari.


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