Cultura

Jay Buchanan – Weapons Of Beauty

Il brano d’apertura “Caroline” e “Sway” valgono il prezzo del biglietto. Due ballate clamorose, da brividi a fior di pelle. “Sway”, soprattutto, canta in maniera divina, sublime, magistrale da Jay Buchanan. Due brani così belli nel disco d’esordio da solista sono qualcosa che non tutti possono permettersi. A completare un trittico straordinario ci pensa “Tumbleweeds”, pezzo alla Springsteen (quasi) meglio di Springsteen.

Credit: Matthew Wignall

Questo album, “Weapons Of Beauty”, è un viaggio dove si scandaglia il genere Americana in ogni centimetro. Folk, soul, gospel, country, southern gothic. Tra parole che hanno ancora un valore, una produzione impeccabile, un cantato impressionante, arrangiamenti raffinati, pause e silenzi preziosi. È stato composto in un bunker nel deserto del Mojave. Prodotto da Dave Cobb e suonato col supporto di una fantastica band di Nashville. Si respira la sabbia mossa dal vento, si sente la terra libera da qualsiasi contaminazione. Intendiamoci, il disco è assolutamente conservatore e, appunto, devoto all’Americana fino all’ultima stilla di sangue, ma è suonato, cantato e prodotto in maniera perfetta.

Jay Buchanan ci regala una voce in stato di grazia. Lontano dal rock monumentale dei Rival Sons, Buchanan rende la sua interpretazione l’elemento trainante del disco, tesse melodie sincere e radicate nella migliore tradizione made in USA. Per chi scrive, un poco di coraggio in più nel rielaborare una materia che Jay dimostra di conoscere a menadito non sarebbe guastato. Inoltre, la cover soul di “Dance Me To The End Of Love” non aggiunge né toglie nulla al livello dell’album. Questi però sono dettagli e l’ascolto di “Weapons Of Beauty” è consigliatissimo a chiunque, con la preghiera di soffermarsi sui brani “Caroline” e “Sway” come ci si sofferma davanti a due quadri del Louvre.


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