>ANSA-FOCUS/ Sanchez scuote l’Ue, il gelo del centrodestra europeo – Altre news
(di Michele Esposito)
Gli effetti potrebbero vedersi
già nei prossimi giorni, se gli Usa davvero decideranno di
alzare i dazi globali al 15%, come anticipato dalla Casa Bianca.
A quel punto la Spagna potrebbe essere davvero nel mirino di
Washington e, in qualche modo, costringere tutta l’Ue a
stringersi attorno a Madrid. Sulla politica commerciale,
infatti, la competenza resta esclusivamente in capo alla
Commissione. Ma dal punto di vista politico la sfida di Pedro
Sanchez a Donald Trump scuote e divide l’Europa, facendo
piombare il maggior partito del continente, i Popolari, in un
gelo intriso di imbarazzo.
In tanti, a Bruxelles, sussurrano un concetto: Sanchez ha
detto in chiaro quello che in diversi, in Europa, pensano. E
cioè che quello degli Usa è stato un azzardo, e soprattutto è
stato un azzardo non concordato con i suoi alleati
transatlantici. Comunque vada a finire la guerra in Iran, i
rapporti tra l’Unione e l’America di Trump non sono destinati a
migliorare. Anzi, con l’avvicinarsi delle elezioni in Danimarca
– a fine marzo – e in Ungheria, il 12 aprile, nuove tensioni
potrebbero attraversare l’Atlantico. Mette Frederiksen con il
dossier Groenlandia, Sanchez con il no alla guerra in Iran, Keir
Starmer con la sua presa di distanza dall’attacco negli Usa,
sono diventati in una manciata di giorni i punti di riferimento
di chi politicamente combatte la dottrina Maga. In Europa come
in Italia, dove il M5S, il Pd e Avs in queste ore sostengono
come il primo ministro spagnolo dimostri che “c’è un’alternativa
al capo chino agli Usa”.
Nei fatti, la Spagna, con il ministro dell’Interno, Fernando
Grande-Marlaska Gomez, ha ribadito che la guerra di Trump “viola
il diritto internazionale”. Il presidente americano, poche ore
dopo, è tornato ad attaccare Madrid definendola “perdente” e
tornando a rimarcare che la Spagna non ha soddisfatto la quota
del 5% per la Nato. Per ora, lo scontro, è solo verbale. Ma le
possibili conseguenze rischiano di essere imprevedibili. E gli
effetti delle tensioni potrebbero spaccare ulteriormente la
maggioranza europeista. Con i Socialisti e i Liberali guidati
dai macroniani sempre più compatti nel rilanciare l’autonomia
dell’Ue dagli Stati Uniti. E il Ppe costretto a destreggiarsi
tra la ferrea alleanza con Washington e una presa di distanza da
Trump che, dal punto di vista elettorale, diventa via via più
necessaria.
Di certo, i tre vertici delle istituzioni europee hanno
manifestato la propria solidarietà a Sanchez dopo gli attacchi
di Trump. Lo ha fatto anche la presidente dell’Eurocamera
Roberta Metsola, confutando quanto affermato dal vicepresidente
degli Socialisti e Democratici all’Eurocamera, Alex Agius
Saliba. La Plenaria della prossima settimana, nonostante Ppe Ecr
e Patrioti abbiano impedito l’inserimento in agenda del dossier
ispano-americano, risentirà inevitabilmente di queste tensioni.
Ma anche dal punto di vista programmatico, la guerra in
Iran potrebbe creare qualche grattacapo a Ursula von der Leyen.
L’appena presentato Industrial Accelerato Act, con la clausola
del Buy European, continua a vedere contrarietà dei più stretti
alleati di Trump. Il presidente della Polonia, il sovranista
Karol Nawrocki, starebbe cercando di ostacolare in ogni modo la
preferenza europea contenuta nel programma Safe nell’iter di
approvazione in corso a Varsavia. Da qui alle elezioni
ungherese, le tensioni tra sovranisti e europeisti continueranno
a crescere. Con Trump come convitato di pietra.
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