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Elles Bailey – Can’t Take My Story Away: La blues-singer ha spiccato il volo :: Le Recensioni di OndaRock

Per tre volte premiata come artista dell’anno agli Uk Blues Award, inserita nella Uk Blues Hall Of Fame, giunta al dodicesimo posto della classifica di vendite nel 2025 con il primo album per la Cooking Vinyl (settimo della carriera includendo anche due live), Elles Bailey è una cantatrice britannica poco nota al di fuori dei confini patrii, ma il nuovo album “Can’t Take My Story Away” ha tutte le carte in regola per poter finalmente ampliare il seguito della musicista di Bristol.

L’artista mette a frutto quanto sperimentato con il precedente disco “Beneath The Neon Glow”. Forte di una vocalità graffiante e appassionata, Elles Bailey approccia con vigore la malleabilità del countrysoul per una musicalità meno accademica e più avvincente. Con una voce che alcuni critici hanno paragonato a Janis Joplin ed Etta James, il cui timbro roco si racconta sia stato determinato da una forte polmonite giovanile, Elles Bailey affida a una scrittura più diretta e versatile l’album più personale e autobiografico della propria carriera.
Che Walter Trout e Van Morrison abbiano chiesto alla cantautrice inglese di aprire alcune date dei loro tour non è un caso, per apprezzarne le qualità basta soffermarsi sui due brani che hanno preceduto la pubblicazione dell’album: la fluida scrittura in chiave funkyblues di “Growing Roots” e l’abile amalgama di blues e leggerezza pop-rock di “Better Days”.

L’energico rock-blues di “Take A Step Back”, con una ricca sezione fiati e un’eccellente performance vocale, il potente groove soul di “Angel” e la passionale title track tengono oltremodo alta la tensione, sottolineando una maturità espressiva che Bailey ha raggiunto scrollandosi di dosso i cliché del passato.
Anche le ballate evitano schemi collaudati, prima con una melodia dai continui cambi armonici che intercettano una chitarra acustica, un’elegante sezione d’archi, una sezione ritmica discreta e perfetta, una linea di basso acustico che profuma di jazz e un refrain che lascia il segno (“Blessed”), poi con il malsano blues di “Costant Need To Keep Going”, che si snoda su un groove cupo e ipnotico che evoca sia i Massive Attack che il Ry Cooder di “Paris Texas”.

Di egual tenore anche le due pagine conclusive dell’album “Tightrope” e “Starling” due ballate country-soul dalle molteplici variazioni armoniche e tonali che incorniciano un lavoro solido ma anche coraggioso, un disco rock-blues che anche i non fan del genere non avranno difficoltà ad apprezzare.

01/03/2026




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